Il BLOG di Paolo Volpe

Costruire una nuova politica per Villafranca d’Asti

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la risposta di Cavalla sul caso della famiglia Idda

24 agosto 2010 · Nessun commento

CHIEDERE CONTO

Pubblichiamo la risposta del sindaco Cavalla sul caso della famiglia Idda. Leggetela ma non troverete nella sostanza nulla di nuovo. Il problema viene sminuito a semplice incomprensione di parole “superabili da entrambe le parti”. Comune e Cogesa starebbero facendo tutto con l’interessamento necessario. Siamo contenti che sulla situazione si sia mossa un po’ di attenzione. Crediamo che questo sia derivato, in primo luogo, dall’articolo apparso sul quotidiano “La Stampa” e dalle sollecitazioni di “Villafranca Domani” che ci hanno attirato anche le rampogne del direttore del Cogesa.  A questi signori da molto fastidio che qualcuno chieda loro conto di quello che fanno.

Peccato che dal Comune non arrivino risposte concrete e verificabili.  Solo affermazioni generiche. Non ci aspettavamo nulla di più, per carità. Eravamo convinti che Cavalla  non avrebbe mai preso una posizione pubblica, e quindi con valore politico,  di critica verso il Cogesa di Camisola e Botto. I fatti ci hanno dato ragione.

Visto che Villafranca versa al consorzio 42 mila euro all’anno, vogliamo sapere se, quando e in che modo il Cogesa si sarebbe mosso concretamente per sollecitare la Regione a dare i fondi per la sla e per quale motivo la Regione di Cota non sta pagando. Vogliamo sapere e, quando e in che modo si sarebbe mosso concretamente il Comune. Seguire “attivamente l’evolversi della situazione” è una di quelle affermazioni che non dicono nulla e, di solito, nascondono il fatto che, fino ad ora, si sia rimasti nella sostanza fermi.

Intanto, perché il caso non è ancora stato portato all’attenzione del tavolo del sociale dopo tutto questo tempo, magari per mettere in funzione una rete di solidarietà a livello locale?

la risposta di Cavalla sul caso della famiglia Idda

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affrontare il problema degli affitti Atc non pagati

18 agosto 2010 · Nessun commento

CASE POPOLARI

Il Comune ha destinato altri 6 mila euro per pagare le morosità “non colpevoli” riferite agli inquilini delle case popolari. Sono soldi che andranno a coprire il debito relativo ad affitti non pagati da parte di persone giudicate dalla giunta comunale  in reale stato di bisogno e per la quota non coperta dal relativo contributo regionale. Detta così, non ci sarebbe nulla da aggiungere ma noi di “Villafranca Domani” al momento del voto sulla proposta di destinare i soldi in più ci siamo astenuti. Spieghiamone i motivi.

I  nomi che beneficiano degli aiuti sono sempre gli stessi ogni anno e le cifre a carico del Comune sono importanti per un paese come il nostro (nel 2009, oltre 13 mila euro: cifra che potrebbe aumentare in futuro se il contributo deciso dalla nuova giunta regionale si ridurrà ancora). Tutto questo a quali conclusioni fa giungere? C’è un problema che l’amministrazione comunale deve affrontare. Perché? Bisogna capire chi ha bisogno di aiuto diretto perché anziano o malato e se ci sono situazioni che si possono recuperare e riportare sotto controllo. Noi abbiamo sempre sostenuto che l’aiuto deve dare opportunità per risolvere le situazioni di bisogno, non deve diventare abitudine assistenzialista. Se non puoi pagare l’affitto perché non hai lavoro ma vieni a tagliare l’erba nelle aree verdi del Comune, per noi va bene. E’ un modo per dare dignità alla persona e l’aiuto non diventa carità o, peggio, comoda merce di scambio per qualcosa che magari non si può dire.

Come affrontare nel concreto il problema? Portare gli interessati, uno alla volta, davanti al “tavolo del sociale”, allargato al Co.ge.sa e all’Atc, l’istituto che gestisce le case, per capire la natura delle difficoltà in modo trasparente e fare fronte unico per risolverle, con precise responsabilità per tutti e tempi certi. Fino ad oggi, non si è mai capito realmente se e quali rapporti l’amministrazione comunale ha preso con gli interessati. Le risposte sono sempre rimaste nel vago.

C’è sempre stata difficoltà a parlare dell’argomento. Con l’amministrazione Padovani, le case popolari sono sempre state in un angolo, dal quale quando uscivano diventavano un fastidio. Non sono mai state considerate un’opportunità da amministrare bene per risolvere problemi abitativi di persone non in grado di rivolgersi al mercato degli affitti, caro anche a Villafranca per i livelli troppo bassi di tante pensioni o stipendi. Magari, servivano in campagna elettorale per far passare tra la gente l’idea che, per colpa di Giovanni Saracco che le aveva fortemente volute, le ville vicine si svalutavano. Oggi, Cavalla dice che non vuole fare tribunali e fa la solita ennesima difesa d’ufficio dell’assessore Ronco, come è avvenuto ancora nel consiglio comunale del 28 luglio scorso. Nessuno vuol mettere in dubbio a priori il lavoro che l’assessore può aver fatto, ma siamo convinti che un tavolo del sociale che funzioni servirebbe anche per dare allo stesso forza e chiarezza, oltre a risolvere un capitolo troppo grigio della vita comunale.

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Cavalla nega il ripristino dei parcheggi per disabili in via Roma. Silenzio su piazza Santanera.

16 agosto 2010 · Nessun commento

MANCANZA DI SENSIBILITA’

Cavalla ci ha negato il ripristino dei parcheggi per disabili in via Roma, davanti alla casa di riposo. Su piazza Santanera non ha detto nulla: si vede che per lui ed il suo gruppo lo spazio a parcheggio per disabili va bene lontano da negozi e banca.

Il motivo del no in via Roma è di una fantasia degna della migliore commedia all’italiana: in quel tratto la strada è stretta. Forse, Cavalla non si è mai accorto in che condizioni si trova via Roma. La via è tutta con dimensioni ridotte ma per abitudine e quieto vivere si consente la sosta stabile lungo tutta la strada, creando sovente difficoltà al transito degli stessi veicoli a causa di auto parcheggiate di traverso o fuori dagli spazi. Non parliamo poi della possibilità di camminare, con le auto che spesso occupano i marciapiedi. Per risolvere questa situazione, cosa fa l’amministrazione comunale? Toglie i parcheggi per disabili davanti alla casa di riposo e li sostituisce con parcheggi normali. Complimenti. Se la strada è stretta per le auto dei disabili, si allarga per le auto delle persone normali: miracoli alla villafranchese.

Cavalla ci dice anche che via Roma è in salita. Lo ringraziamo per l’informazione. Forse, da noi non riuscivamo a capirlo. Questo, comunque, non cambia i termini del problema. In via Roma ci sono ancora negozi e servizi (municipio, medici, farmacia, casa di riposo, studi professionali). Secondo noi, un’amministrazione comunale attenta sceglie di facilitare l’accesso a chi è più debole quando ha bisogno, non la sosta selvaggia di chi, persona senza difficoltà fisiche, vuole solo la soluzione più comoda per sé, senza tener conto dell’interesse generale.  Proprio perchè la via è in salita, mettere gli spazi più lontano dai servizi, come è stato fatto, peggiora la situazione per chi ha difficoltà. Non mi sembra ci voglia molto a capirlo.

Il parcheggio per disabili deve essere uno spazio disponibile, certamente per quelli che sono “muniti di apposita autorizzazione” ma anche per le persone con problemi di movimento. Penso agli anziani, in particolare. Cavalla, da solerte tutore dell’ordine pubblico, mi risponderà che quelli non hanno l’autorizzazione. E vivaddio, siamo in un paese, non in una grande città. Credo che possiamo avere un po’ di buon senso nella gestione delle cose. Se lasciamo che l’anziano non ufficialmente disabile sosti nello spazio giallo, che deve rimanere libero dall’utilizzo normale in quanto riservato, per andare a prendersi la medicina in farmacia, non credo che crolli il mondo. Anzi, sarebbe solo una prova di civiltà.

Vanno bene altri spazi per disabili in piazza Marconi e in piazza Goria (come gruppo consigliare di opposizione durante il mandato Padovani, dove Cavalla era vicesindaco, facevamo sollecitazioni in tal senso già anni fa). Ribadiamo la richiesta di ripristinare quelli davanti alla casa di riposo e in piazza Santanera, oltre a metterne almeno un paio di nuovi nei pressi della farmacia e degli studi medici. Ci auguriamo solo che non ci sia molto da studiarci sopra ed i tempi delle decisioni non siano lunghissimi.

“Villafranca Domani” chiede il ripristino dei parcheggi per disabili

la risposta di Cavalla

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la risposta del Cogesa sul caso della famiglia Idda

14 agosto 2010 · Nessun commento

AIUTARE DAVVERO

Il direttore del Cogesa, il consorzio per i servizi socio assistenziali che raggruppa i Comuni del nord astigiano, mi scrive in replica all’articolo sulla situazione della famiglia Idda. Ospito volentieri la sua risposta. Cliccate qui sotto per leggerla:

la lettera del direttore del Cogesa

Ora, però, non posso fare a meno di constatare che il direttore cerchi di dare alle mie parole un senso tutto a suo uso e consumo.

In sintesi, i fatti. La famiglia Idda ha un suo membro, il padre Pietro, affetto da tanti anni dalla sla, una grave malattia che lo ha reso totalmente invalido. Come documentato da un articolo apparso sul quotidiano “La Stampa”, la famiglia chiede un sostegno che le dia un po’ di respiro, dopo anni di vita condizionata in modo così pesante. Nell’articolo c’è un passaggio che attribuisce al direttore Botto la sollecitazione rivolta alla famiglia di risparmiare sulla pensione per permettersi una badante. Io ho dichiarato di provare vergogna di fronte al servizio pubblico che umilia chi ha bisogno e non da soluzioni.

Botto, che non nega l’episodio, vorrebbe farmi apparire come quello che critica e denigra il Cogesa con accuse senza fondamento. Premesso che ho sempre pensato e detto che all’interno del consorzio lavorino persone che fanno tantissimo con pochi mezzi, credo che al direttore bruci che qualcuno chieda conto dell’operato della dirigenza del suo ente, politica e tecnica. Il tono della lettera, che passa da un patetico paternalismo buonista allo scandalizzato per poi chiudere con una nemmeno troppo velata intimidazione, la dice lunga. Caro direttore, io sono un consigliere comunale e ho il diritto di chiedere conto sull’operato del Cogesa e dei suoi rappresentanti, come ha il diritto di farlo anche qualunque libero cittadino. Chi è nel servizio pubblico deve rispondere e spiegare.

Il Cogesa è un ente strumentale dei Comuni e come tale non deve assumere una vita autonoma. Deve dialogare con gli stessi in modo molto stretto e continuativo per affrontare nel concreto i tanti problemi che ci sono nei nostri paesi. Oggi il dialogo è solo formale. Fare sociale ha tanti aspetti. Citiamone solo alcuni: i molti anziani che vivono soli, le crescenti difficoltà delle case di riposo, le tante famiglie in condizioni di povertà anche a causa di una crisi economica che ha colpito duramente l’astigiano, l’integrazione di chi è straniero, il disagio giovanile, l’invalidità in tutte le sue forme. Mi sembra già di sentire la risposta: “non ci sono soldi”, facile scusa per crearsi un alibi e cavarsi d’impiccio. La lettera di Botto usa questa giustificazione. Se non ci sono soldi, il Cogesa operi per creare una rete di solidarietà attorno a chi è debole. Facendo lavorare insieme enti, Comuni, comunità collinari, Asl, Provincia, Regione, volontariato, medici di famiglia (realtà che quasi mai si parlano) si possono creare potenzialità notevoli. Basti solo pensare, ad esempio, all’utilità di dare ad un soggetto debole l’informazione giusta comprensibile e gli strumenti per accedere ad un determinato servizio, ad una facilitazione o ad un contributo, anche se non sono di competenza stretta del Cogesa ma di altri enti. Chi rappresenta il servizio pubblico deve dare soluzioni perché i suoi datori di lavoro sono i cittadini.

Poi, spieghi a tutti noi, direttore, come si fa a pagare una badante con l’assegno di accompagnamento. Lei forse non sa quello che costa una badante in regola, meglio due visto che parliamo di un invalido totale da assistere 24 ore su 24. Perché il Cogesa non sollecita i Comuni a far sentire la loro voce in Regione per chiedere lo sblocco dei fondi per la cura della sla, stanziati dalla giunta Bresso e ancora bloccati? Meglio costringere i malati ad incatenarsi davanti alla sede della Regione, come è successo a giugno?

“Villafranca Domani” chiede sostegno per la famiglia Idda

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i tanti dubbi sulla variazione della concessione con la Somet

13 agosto 2010 · Nessun commento

GAS SENZA TRASPARENZA

Nell’ultimo consiglio comunale (28 luglio 2010), l’amministrazione ha presentato un argomento che ci ha lasciato molti dubbi addosso, nonostante il lungo dibattito durante la seduta: la variazione della concessione che lega il Comune alla Somet per la distribuzione del metano. Un atto lunghissimo, burocratico e tutto il contrario di un documento che doveva favorire la chiarezza. L’argomento era all’ultimo punto del consiglio comunale, quasi nella convinzione che dovesse essere approvato alla svelta, senza nessuna obiezione. Come è stato spiegato? Accettiamo la proroga della concessione dal 31.12.2010 alla fine del 2012 e portiamo a casa 7 mila euro all’anno a partire da quest’anno. Così è tutto semplice. Noi di “Villafranca Domani” abbiamo provato a farci qualche domanda di semplice buon senso. Non avendo avuto risposte adeguate e non essendo dei tecnici, al momento del voto abbiamo deciso di astenerci. Andiamo con ordine e chiariamo il nostro pensiero.

Chi ha proposto l’atto? Secondo l’amministrazione, l’idea viene dal Comune. Secondo noi, l’idea è della Somet, ovviamente interessata ad un prolungamento del proprio contratto. La variazione ha contenuti troppo complessi ed è stata preparata senza coinvolgere l’ufficio tecnico comunale, cioè il primo e principale consulente che dovrebbe assistere l’amministrazione di fronte ad atti a così alto contenuto specialistico. Pensate solo che nel documento c’è un allegato che disciplina la valutazione degli impianti al termine della concessione per definire il riscatto da corrispondere alla Somet. Durante il dibattito, ho domandato all’amministrazione cosa prevedeva al riguardo il contratto in vigore. Momenti di smarrimento totale. Non sapevano cosa rispondere. Ci siamo chiesti se avevano mai letto il contratto stipulato nel 1984. Hanno dovuto interrompere il consiglio, una quindicina di minuti, per andarlo a cercare e leggerlo sul momento. Se fosse stato vero che la proposta di variazione era comunale, fare un confronto tra i due contratti era il minimo del lavoro da svolgere. Lo sarebbe stato comunque anche davanti ad una proposta arrivata dalla concessionaria. Credo che nulla di tutto questo sia stato fatto. In apparenza, la variazione votata dal governo comunale norma in modo più dettagliato la valutazione degli impianti. Perché? Quali sono gli effetti pratici della variazione? Perché non è stato richiesto il parere preventivo dell’ufficio tecnico comunale? Diciamola tutta. Perché si è aspettato per portare la proposta in approvazione proprio il periodo in cui il responsabile dell’ufficio tecnico era in ferie? Ci è stato detto che i 7 mila euro offerti al Comune fino al 2012 sarebbero un buon risultato. Credo che un servizio come la vendita del gas metano valga milioni e dia alla concessionaria utili di gran lunga più elevati di quella cifra. Perché non pretendere di più o magari interventi diretti per il risparmio energetico e le energie rinnovabili a favore del paese? Visto che, come si legge nell’atto, la proroga di due anni sarebbe un diritto maturato dalla concessionaria, che senso ha che questa paghi qualcosa che le spetterebbe? Possiamo pensare che l’impegno a versare i 7 mila euro annui serviva ad evitare discussioni e chiarimenti? E’ stato valutato se poteva convenire andare ad una nuova gara per l’affidamento del servizio? Come influirà la variazione sulla futura gara (è auspicabile che si arriverà un giorno a farla)? Considerato che la bozza dell’atto è stata consegnata a noi gruppo di opposizione il sabato con il consiglio previsto per il mercoledì successivo, un tempo troppo modesto per consentire degli approfondimenti a persone che non sono degli specialisti in materia, e visti tutti i dubbi non risolti, abbiamo chiesto un rinvio ad una successiva seduta del consiglio, per avere la possibilità di riesaminare l’atto in una apposita commissione, dove sarebbe stato possibile chiedere spiegazioni a tutti i tecnici ritenuti utili. La nostra proposta è stata rifiutata dicendo che non c’era più tempo. Perché? Tardare di un paio di mesi cosa avrebbe cambiato? Nell’atto, poi, c’è un passaggio che fa preoccupare: la variazione consente

“le condizioni minime necessarie a garantire alla concessionaria un almeno parziale riequilibrio del rapporto quale alterato per effetto anche delle sopravvenute modifiche legislative sopra evidenziate”.

Cioè, in parole più semplici: lo Stato è intervenuto nel tempo per ridurre il potere dei concessionari e cercare di favorire la concorrenza in settori ingessati da contratti lunghissimi. Quindi, l’amministrazione Cavalla si prende il mal di pancia di riequilibrare la situazione a favore della Somet: questa sarebbe la tutela dell’interesse pubblico?

In sintesi, una situazione gestita molto male e senza trasparenza, i cui reali risultati futuri sono ancora tutti da chiarire.

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chiediamo spazi a parcheggio per disabili e anziani

8 agosto 2010 · 1 Commento

SPAZI PER LE PERSONE

Vi ricordate il mistero dei parcheggi per disabili? Erano in via Roma, davanti alla casa di riposo, e adesso non ci sono più perché sono finiti più in basso, vicino al Valentino. Qualche giorno fa hanno rimosso anche la palina con il cartello.  Un altro parcheggio era in piazza Santanera, vicino alla banca ed ai negozi: ora è sul lato opposto della piazza. Perché sia stata fatta una scelta così penalizzante verso coloro che hanno difficoltà a muoversi è ancora tutto da capire. Penso, in particolare, agli anziani. Con tutti i lavori che ci sono da fare, ci si è preoccupati qualcosa di cui nessuno sentiva il bisogno. In questi due mesi, mi sono arrivate diverse segnalazioni di disagio. Si tratta di anziani che lamentano di essere costretti a fare più strada per raggiungere le attività commerciali, il medico, i servizi, la casa di riposo. Magari non sono proprio disabili, ma questo non vuol dire nulla. Avere uno spazio a parcheggio, utilizzabile con buon senso da chi è comunque più debole e in situazione di bisogno, è necessario perché contribuisce ad aiutare queste persone. Oltre che davanti al Santanera, serve uno spazio per disabili anche vicino all’ambulatorio dei medici di famiglia ed alla farmacia.

Gli spazi non devono essere al servizio delle auto, ma funzionali alle persone. Tutti ne guadagnerebbero. Via Roma è un palese esempio di sosta selvaggia da tanto tempo con tutti i danni conseguenti. Transitarvi a piedi è difficile per tutti, figuriamoci per chi ha qualche anno in più e deve metterci più attenzione. Le mamme con le carrozzine devono starsene in mezzo alla strada, visto che auto occupano stabilmente i marciapiedi. Andare nei negozi della via a comprare è scomodo perché trovare un posto dove mettere mezz’ora la macchina e caricare borse e pacchi è come vincere alla lotteria. Non sarebbe meglio il disco orario?  Nella parte alta di via Roma, dal municipio verso la chiesa, camminare è una sfida perché, oltre alla carreggiata occupata dalle soste, c’è anche la complicazione del doppio senso di marcia delle auto.  Vi ricordate che in quel tratto c’era il divieto di sosta introdotto negli anni novanta? Poi, l’amministrazione precedente, di cui Cavalla era comunque vice sindaco, lo ha fatto sparire. Per fare un favore a chi? Forse, qualche multa data a personaggi eccellenti? Anche la piazzetta interna del municipio è diventata un parcheggio per auto: un posto comodo per parlare, che poteva essere reso ancora più piacevole con poco sforzo, è stato rovinato.

Come gruppo consigliare di opposizione, ho richiesto formalmente all’amministrazione comunale il ripristino degli spazi per disabili. Sarebbe comunque utile rivedere viabilità e soste in tutto il concentrico. I problemi ci sono e sono tanti.

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“La Stampa” pubblica il caso della famiglia Idda

31 luglio 2010 · 2 Commenti

SOSTENERE CHI HA BISOGNO

Una ventina di giorni fa è apparso sul quotidiano “La Stampa” un articolo sulla difficile lotta che la famiglia Idda di Scarassera sta affrontando contro la sclerosi laterale amiotrofica, conosciuta come sla, che da 30 anni ha colpito Pietro, oggi settasettenne. Credo che a queste persone debba andare tutto il nostro rispetto per l’impegno in una prova così difficile che cambia per sempre la vita di una famiglia. Perché persone così arrivano a chiedere l’intervento dei giornali? Hanno bisogno di aiuto. Le istituzioni non lo fanno perché a chi ha in casa un invalido al 100 per cento poco viene riconosciuto. Gli enti locali non lo fanno perché hanno delegato le loro competenze al Cogesa, il consorzio per i servizi socio assistenziali che unisce i Comuni del nord astigiano. Da anni sono critico sulle reali capacità del Cogesa di affrontare il disagio sociale che nel tempo si è trasformato in tante realtà diverse e sempre più complesse. Sembra che i sindaci si occupino dell’ente solo quando bisogna nominare il presidente. Di come vengono spesi i soldi che i Comuni versano, di quali risultati si ottengono e se sono adeguati all’impegno economico, se c’erano alternative, di quali siano i bisogni reali e di progettare quanto rimane da fare credo importi a pochi. A questo proposito, nell’articolo sulla famiglia Idda c’è un passaggio che colpisce: direttore del Cogesa e assistente sociale avrebbero suggerito alla signora Fiorina di risparmiare sulla pensione per permettersi una badante. Se così è stato, c’è solo da provare vergogna. Chi rappresenta il servizio pubblico, in qualsiasi ruolo politico o operativo,  deve cercare soluzioni, non umiliare chi è nel bisogno. Da quanto abbiamo saputo, il Cogesa avrebbe poi smentito ma la famiglia ha ribadito la propria affermazione. C’è da riflettere. Se si arriva a questo, il peso della fatica e dell’esasperazione deve essere tanto. Chiedo al sindaco di Villafranca di chiarire come si sono svolti i fatti e di dare un sostegno diretto alla famiglia Idda facendo lavorare il “tavolo del sociale” del nostro Comune.

“La Stampa” pubblica il caso della famiglia Idda

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Cantarana si aggiudica il contributo della Fondazione Crt per la protezione civile

18 luglio 2010 · Nessun commento

BASTEREBBE VOLERLO

Il Comune di Cantarana è nell’elenco delle amministrazioni che riceveranno il contributo dalla Fondazione Crt per il potenziamento delle dotazioni e dell’organizzazione della protezione civile locale. La Fondazione aveva messo a disposizione di piccoli Comuni e comunità collinari un milione di euro con un bando per il quale la possibilità di fare domanda è scaduta nello scorso aprile. Ovvia condizione essenziale per accedere al contributo: avere un gruppo di protezione civile attivo. Cantarana è l’unica ad avercelo e bene ha fatto  a concorrere. Un’occasione persa per Villafranca e per la Valtriversa: due entità che non hanno mai ritenuto importante investire in questa direzione. “Villafranca Domani” aveva sostenuto la necessità di gestire la protezione civile a livello di Valtriversa ancora lo scorso anno.  Ve la ricordate la nostra mozione bocciata dalla maggioranza in consiglio comunale a Villafranca? La Valtriversa per muoversi vuole la creazione del Com: un problema che non c’è perché nulla vieterebbe di dar vita comunque ad una struttura della Comunità, magari con il gruppo dei volontari cantaranesi come uno dei pilastri dell’organizzazione. Basterebbe volerlo.

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la risposta del sindaco alla nostra interrogazione sulla raccolta dei rifiuti. Rimangono le incertezze.

11 luglio 2010 · Nessun commento

A RILENTO L’APPALTO ASP

Pochi giorni fa, il 3 luglio, ho pubblicato alcune valutazioni sui problemi della raccolta rifiuti. Il 5 ho presentato un’interrogazione al sindaco sull’argomento, come gruppo “Villafranca Domani”, ricalcando i temi che avevo sollevato nell’articolo. Con un’insolita tempestività, mi è arrivata la risposta, nell’insieme abbastanza generica e senza riferimenti a scelte per produrre meno rifiuti.

Leggi l’interrogazione di “Villafranca Domani”.

Clicca qui per leggere la risposta del sindaco

L’avvio del servizio secondo il nuovo appalto sarebbe stato posticipato ad ottobre. Dal 1° luglio, comunque, la competenza sarebbe già dell’Asp che utilizzerebbe “temporaneamente”  la ditta che ha svolto il servizio per oltre un decennio, la Stirano, come subappaltatore. Qui mi sorge una prima riflessione. Il Comune di Villafranca è socio di Stirano, una società mista pubblico privato a maggioranza pubblica fin dalla seconda parte degli anni ‘90. Villafranca vi aveva aderito per gestire i rifiuti in modo diverso da come si era fatto fino ad allora: uscire dall’appalto al privato, dove il piccolo Comune contava poco perché aveva scarsi sistemi di controllo, e portare  la raccolta in ambito nella sostanza pubblico per avere la flessibilità di gestione che serviva ad adeguarsi alle esigenze del territorio. Credo che l’esperienza Stirano sia stato un modello positivo, estendibile ad altri settori delle attività comunali. Un modo di riequilibrare il rapporto tra i piccoli comuni e il privato, troppo spesso sbilanciato a favore di quest’ultimo, a causa delle scarse  strutture dei Comuni, della frequente mancanza nelle stesse di figure professionali adeguate e dell’impreparazione di troppi amministratori.  Sia Padovani, sia Cavalla hanno nel tempo espresso giudizi buoni su questa scelta, pur raccontando sempre poco su come si sviluppava la società e sulle politiche che avrebbero dovuto unire i Comuni proprietari. Con l’appalto vinto dall’Asp, soggetto che ha sempre sperato di diventare il monopolista della gestione rifiiuti nell’astigiano, Stirano va fuori gioco in un pezzo importante della provincia. Quale futuro si prospetta per questa società di cui Villafranca è socio? Deve dirlo la politica, ma fino ad ora ho sentito solo di vaghe ipotesi di collaborazione proprio con la stessa Asp. Ci saranno o non ci saranno? Il sindaco di Villafranca dovrebbe saperlo e se non lo sa mi preoccupo.

La risposta di Cavalla conferma che si starebbe verificando la “possibilità di estendere la raccolta porta a porta a tutto il territorio della Valtriversa”. Bene ma mi chiedo: non era meglio pensare ad un appalto già con queste modalità? Questa gara ha avuto anni di preparazione. In tutto quel tempo, allora, non si è stati in grado di trovare un accordo definitivo. Il Cbra di Padovani aveva coinvolto i Comuni in modo adeguato? Visto quanto sta succedendo, sembra di no. Nel passato mandato amministrativo, avevo chiesto più volte che si organizzassero incontri per discutere con gli amministratori ma nessuna risposta è mai arrivata. Forse gli incontri sono stati fatti a porte chiuse e solo con qualcuno. Con il porta a porta su tutto, i costi quali saranno? Forse, il sistema contenuto nell’appalto manca di quella flessibilità a cui facevo riferimento prima. Poi, credo anche che pensare ad un sistema unico su sei comunità collinari sia stato un salto eccessivo per una realtà divisa e complessa come l’astigiano. Ci saranno i refenti sul territorio per tenere i rapporti operativi con i singoli Comuni? Sono indispensabili, altrimenti gli amministratori dovranno fare richieste e segnalazioni a realtà distanti dal territorio, con tutte le difficoltà facili da immaginare.

Con il nuovo sistema, Villafranca raccoglierà l’indifferenziato nelle grandi utenze una sola volta alla settimana. Nelle situazioni dove ci sono tante persone che consumano e vivono, penso in particolare a scuole, casa di riposo e condomini, credo che una scelta del genere provocherà diversi disagi. Sono stati valutati caso per caso, informando gli interessati? E’ vero che sono previsti appositi cassonetti dove mettere i sacchetti ma l’esperienza insegna che i contenitori per i rifiuti nelle aree private non sono facili da collocare perché spesso non ci sono gli spazi che servono e  perché sono mal sopportati o anche non voluti.

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la risposta della Valtriversa alla nostra proposta sulla protezione civile

10 luglio 2010 · 1 Commento

CONOSCENZA E PREVENZIONE

Lo scorso 24 giugno, ho pubblicato il pezzo circa la proposta di “Villafranca Domani” sulla formazione dei volontari di protezione civile fatta alla Comunità Valtriversa. Di seguito, troverete la risposta del presidente Roberto Campia. La nostra idea di fare incontri di aggiornamento e preparazione per  gli amministratori comunali, i volontari “nonni vigile”, i volontari di  Croce Rossa e il gruppo di protezione civile di Cantarana è stata ritenuta valida ma è stata subordinata alla nascita del Com (centro operativo misto) della Valtriversa. Oggi, il territorio della Comunità è inserito nel Com di Villanova. Cosa vuol dire? Le funzioni di coordinamento dei Comuni circa la protezione civile ed i rapporti conseguenti con le strutture che a livelli più alti si occupano di questo tema competono a Villanova. Già nel precedente mandato amministrativo, la Valtriversa voleva diventare autonoma ma il cambiamento, che doveva essere deciso dalla Provincia,  non è stato ottenuto. Mi auguro che l’obiettivo possa essere raggiunto in un prossimo futuro ma, francamente, credo che un sistema di protezione civile della Valtriversa, concreto e non solo sulla carta, debba essere organizzato comunque, senza aspettare le scelte della Provincia di Asti.  Sarebbe anche un modo per far crescere e consolidare la cultura della prevenzione: un problema spesso sottovalutato o male affrontato perché ritenuto un inutile peso. Non vedo quali impedimenti pratici ci possano essere a mettere in collaborazione strutture e volontari esistenti nei nostri paesi, a migliorarne la formazione ed a crescerne la dotazione in attrezzature di base con un piano di investimenti pluriennale e compatibile con la situazione attuale.

Apprezzo la disponibilità e l’attenzione di Campia verso la nostra proposta. Spero che la stessa non rimanga nel cassetto. In caso di emergenza, piccola o grande, serve gente che sappia quando muoversi, cosa fare e su cosa contare. E le emergenze, quando capitano, non hanno i tempi della politica.

la risposta del presidente Campia

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