NON DECIDONO
Il problema dei parcheggi al Borgovecchio è antico. Lo sanno i tanti che ogni mattina vanno a prendere il treno. Gli spazi, negli anni, sono stati aumentati. Scrivevo di questo argomento già nel dicembre 2007 per evidenziare il ritardo con cui si era deciso di affrontare la mancanza di posti sui quali lasciare l’auto. L’attuale crisi economica sembra aver convinto più persone a prendere il treno, con conseguente aumento delle difficoltà. L’ampliamento del parcheggio a servizio della stazione ferroviaria è stato in parte realizzato, con soluzioni solo parziali che non risolvono fino in fondo la situazione, ma l’opera non è ancora finita e quando verrà completata non si sa.
C’è il problema parcheggi anche lungo la ex statale 10: gli spazi sono pochi, le soste disordinate tante, con evidenti rischi per la circolazione e per i pedoni. Il rifacimento del passaggio pedonale, recentemente approvato dal consiglio comunale, anche con il voto di “Villafranca Domani”, metterà ordine nei parcheggi disordinati ma rischia di creare difficoltà importanti alle attività commerciali. Circa tre mesi fa, sempre come gruppo “Villafranca Domani”, venivamo a sapere che il Comune stava studiando un nuovo parcheggio in quel terreno a destra, arrivando da Asti, dopo l’incrocio con S. Grato. Il sindaco ci dichiarava che erano in corso contatti con Carlo Cavalla, che tutti conosciamo come commerciante e presidente dell’Opera Pia S. Elena, per l’acquisto dell’area che oggi è di sua proprietà. Considerate le premesse, ovviamente ci siamo detti favorevoli. Le settimane sono passate e dell’idea del nuovo parcheggio non si parlava più. Per cercare di capire che fine avesse fatto, il 6 aprile abbiamo presentato un’interrogazione. La risposta, complice un ritardo postale, ci è arrivata sabato scorso e ci lasciato a dir poco perplessi. L’amministrazione comunale, che da sempre fatica a scegliere, ci ribadisce l’intenzione di fare il parcheggio e che i contatti con il privato sarebbero in corso. Cioè, in sostanza dice nulla: nessuna chiarezza sullo stato dell’arte, nessuna certezza sugli impegni. Nessuna certezza sui problemi che impedirebbero l’accordo. Essendo consiglieri comunali, abbiamo il diritto di saperlo. Quando non avevamo ancora visto la prima risposta, abbiamo mandato un sollecito ribadendo la richiesta di chiarezza su tempi e risorse per affrontare il problema ma anche cosa l’amministrazione comunale avrebbe fatto in caso di mancato accordo con il privato. Due giorni fa ci è arrivata una replica: come la prima volta, non dice nulla e questo lascia pensare che il Comune non sappia cosa fare. A prova di tutto questo nella lettera di Cavalla c’è scritto che “non è ancora stata affrontata o analizzata l’ipotesi di una conclusione negativa della trattativa”. E’ almeno da febbraio che se ne parla e lor signori non hanno ancora analizzato l’eventualità negativa? Non crediamo sia un bell’esempio di tempestività. Da parte nostra, continueremo a sollecitare. Siamo convinti che un punto di incontro con il privato proprietario sia possibile, in quanto lo riteniamo sensibile all’interesse pubblico dell’opera. Da quanto ci è stato accennato, il terreno potrebbe consentire la creazione di 40-50 posti auto: un numero sufficiente al bisogno. Crediamo serva una scelta capace di dare una soluzione completa per i bisogni di tutti i residenti al Borgovecchio, magari da realizzare in più lotti che abbiano una logica e partendo dalle necessità più urgenti, in modo da non creare danni al lavoro dei commercianti della zona.
L’interrogazione di “Villafranca Domani” del 6.4.2012 sull’eventuale nuovo parcheggio al Borgovecchio
la risposta del sindaco all’interrogazione del 6.4.2012
il nostro sollecito del 30.4.2012
l’ulteriore replica di Cavalla
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INFORMARSI IN LIBERTA’
Vi segnalo che Villafranca Domani” ha un suo spazio anche su facebook: il gruppo “Villafranca Domani news”. Chi lo desidera, può fare segnalazioni e lasciare commenti anche utilizzando quella strada. Il relativo indirizzo di posta elettronica è villafrancadomaninews@groups.facebook.com. Credo che internet debba essere un’opportunità per informarsi in modo libero e uno strumento per attuare la democrazia partecipativa, partendo dal basso, proprio per la possibilità di diffondere la propria opinione.
Tag: politica
VALORI
Mercoledì scorso era il 25 aprile: 67 anni fa finiva la guerra per liberare l’Italia dal fascismo e dal nazismo. Come consuetudine, Villafranca ha visto la sua manifestazione per poi ritrovarsi, con una ventina di Comuni del nord Astigiano, alla celebrazione congiunta che quest’anno è stata organizzata da San Paolo Solbrito. Bene che ci siano momenti di celebrazione e ricordo ma dobbiamo ormai porci il problema della partecipazione della gente: nel complesso il numero dei presenti è modesto. Quasi del tutto inesistenti i giovani. L’evento viene vissuto dalle amministrazioni comunali come un rito, senza curarsi troppo dei contenuti. Sono celebrazioni stanche, organizzate in modo distratto e superficiale. Perché? La celebrazione non basta più. I riti vengono considerati come cose distanti e inutili dalla maggioranza delle persone, che spesso nemmeno conoscono i motivi e gli ideali legati alla data ma la considerano semplicemente un giorno di vacanza per andare in gita al mare. Cambiare si può. Bisogna spiegare la storia. Tutta. Quanto è successo, in modo completo e oggettivo, sia quanto c’è stato di buono (tanto), sia la parte cattiva (fatti negativi che ci sono capitati e che succedono in tutte le guerre ma, nel complesso, non riducono l’importanza del movimento partigiano). Spiegare la storia locale, quella astigiana e quella nazionale. Bisogna parlare di quanto hanno fatto le persone. Cosa hanno fatto i partigiani, chi erano ed i fatti che li hanno visti protagonisti. Dire perché giovani di vent’anni si sono fatti ammazzare. Documentare le vicende dei reduci e come vivevano i civili ed i torti che subivano. Il peso del movimento sindacale. Le torture. Il ruolo delle donne. I costi umani e materiali di una guerra voluta dal nazismo e dal fascismo: ideologie che volevano uccidere ogni libertà. Fare quello che, spesso, nemmeno la scuola fa perché il tempo dedicato alla storia è poco per parlare di quella recente, dove non si arriva quasi mai. Anche gli studiosi locali, che ci sono in alcuni nostri paesi, sovente parlano di medioevo ma evitano gli anni del fascismo e della guerra civile, magari considerati “politici” e quindi troppo compromettenti. Gli esempi in contro tendenza sono ancora pochi. Bisogna valorizzare ed utilizzare l’ottimo lavoro dell’Istituto per la storia della resistenza. C’è il buon lavoro di Mario Benotto con i suoi film documentario (”La guerra in Valtriversa” e la storia del partigiano Faustino Novara). Le ricerche di Dionigi Accossato a Valfenera. Come gruppo “Villafranca Domani” abbiamo organizzato a febbraio un’iniziativa per spiegare, proprio ai giovani, il significato della giornata della memoria, dei campi di concentramento e delle leggi razziali votate all’unanimità dal parlamento italiano fascista.
Ci sono molte possibilità di lavorare. Fra pochi giorni c’è l’1maggio, la festa dei lavoratori, e un mese dopo il 2 giugno, la festa della repubblica. Tutte date che sono unite da ideali che costruiscono la democrazia. Ricorrenze di cui i giovani hanno perso il significato a causa dell’indifferenza degli adulti, che si è accentuata negli ultimi vent’anni.

un momento della manifestazione di San Paolo Solbrito, davanti al municipio
Tag: politica · storia
CONTROLLARE, CHE FASTIDIO
Capisco che parlare di revisore dei conti sia una cosa che possa lasciare indifferenti tanti. Molti di voi penseranno: “problemi tecnici. Non ci interessa”. Sbagliato. Quando si criticano in tutte le salse i danni ed i costi della politica, un efficiente sistema di controllo dei conti pubblici in qualsiasi ente è fondamentale per cambiare le cose. Questo vale anche per un Comune di modeste dimensioni come il nostro. Un compito tutt’altro che semplice, se fatto bene e con attenzione. Al revisore poi spettano anche funzioni di collaborazione nei confronti della giunta e del consiglio comunale. Una recente norma statale impone di scegliere il revisore con un sorteggio tra i nominativi iscritti in una apposito elenco per dare un po’ di trasparenza al precedente sistema dove la scelta veniva fatta dalla totale discrezione della maggioranza. Il controllato che si nomina il controllore è un grave conflitto di interessi che, spesso, porta gli enti locali a nominare qualcuno purché costi poco e non abbia voglia di creare problemi. Sistema al quale tanti professionisti si adeguano. Capita sovente di trovare relazioni di revisori quasi del tutto uguali anno per anno: cambiano solo le cifre. Cosí si fa prima, si usano testi pressoché identici, magari non ci si muove dall’ufficio e si incassano 2-3 mila euro a piccolo Comune per anno con poca fatica. Accumulando un po’ di incarichi, uno stipendio esce senza tante difficoltà. Altro che andare in ufficio o in fabbrica tutti i giorni a timbrare il cartellino.
Cosa è successo a Villafranca? La maggioranza ha portato l’argomento nel consiglio comunale del 26 marzo. Il mandato del revisore in carica è scaduto lo scorso anno. Pertanto, visto che dobbiamo fare il bilancio, nominiamo quello nuovo con le vecchie regole in quanto le nuove non si possono ancora applicare perché l’elenco dei professionisti nel quale sorteggiare non è ancora operativo. Prima, però, togliamo il vincolo in base al quale il nuovo revisore non dovrebbe avere più di otto incarichi. Questo, in sintesi, è quanto ci hanno detto. “Villafranca Domani” ha votato no alla rimozione del vincolo (che comunque è passata con i voti della sola maggioranza) perché il professionista che ha troppi incarichi non può esercitarli mettendoci la dovuta attenzione, considerata la complessità dell’argomento. Ovviamente, tutto lasciava pensare che togliere il limite degli incarichi fosse funzionale a far passare la nomina decisa dall’amministrazione, altrimenti non avrebbe avuto senso. Dopo aver elencato tutti i nominativi che si erano proposti, tra metà febbraio e marzo, l’amministrazione ha proposto Lidia Pizzotti, di Asti, che aveva fatto domanda, per ultima, tre giorni prima del consiglio mandando poche righe a mano su una copertina di un fax. Il curriculum lo aveva mandato nel 2007… Ovviamente, la candidatura della Pizzotti conteneva un costo di 2400 euro più iva all’anno: 100 euro in meno dell’unica altra domanda con un prezzo e 100 euro in meno del precedente revisore. “Villafranca Domani” ha votato scheda bianca sulla nomina perché, senza voler esprimere alcun giudizio professionale sulla Pizzotti, abbiamo ritenuto che tutta la procedura si sia svolta senza la necessaria trasparenza e senza una crescita di qualità per il Comune. Questo non fa bene nemmeno al professionista incaricato. Qual’è stato il metro di giudizio per scegliere? L’amministrazione ci ha risposto in modo generico: le esperienze professionali. Detto così, senza alcun termine di paragone, vuol dire niente. Perché non è stato fatto un bando pubblico, dove chiedere a tutti i concorrenti una proposta economica e proposte sulla metodologia di lavoro? Con le vecchie norme, quelle applicate, la scelta era purtroppo del tutto discrezionale e l’amministrazione villafranchese, che ha paura della discrezionalità quando deve fare scelte innovative o favorire la concorrenza, la usa se rappresenta la via più comoda. Azzardo la mia risposta: la giunta ha considerato il problema come un fatto formale, senza sostanza. Chiedere ad un esterno valutazioni serie e informate sui costi delle opere pubbliche, sulle politiche tributarie del Comune o sul modo di gestire i servizi? Per carità, niente grane.
Tag: politica
AIUTI PER L’ASILO
Nel consiglio comunale del 26 marzo 2012, l’amministrazione comunale ha proposto l’acquisto del Valentino, il giardino pubblico: area già di uso pubblico ma di proprietà dell’Opera Pia S. Elena. “Villafranca Domani” ha votato a favore dell’operazione. Perché? Si tratta di un’area ad uso pubblico da sempre: i vantaggi pratici ad averla in proprietà sono modesti. Il vero scopo dell’operazione è un ulteriore contributo all’Opera Pia S. Elena per 15400 euro. Già durante la discussione sul bilancio preventivo 2011 del Comune ci eravamo espressi a favore di un maggior sostegno all’Opera Pia: sollecitazione sulla quale l’amministrazione comunale aveva tergiversato, preferendo rimandare tutto a successivi e imprecisati contatti con gli altri Comuni della zona. Ci hanno poi dato ragione all’inizio dello scorso marzo, un anno dopo, quando il municipio ha promesso al S. Elena un contributo aggiuntivo rispetto alla vigente convenzione di altri 10 mila euro. Tutti questi soldi vanno a coprire un pesante disavanzo di bilancio. Nel 2010 era di 40 mila euro. Nel 2011 non si sa, anche se i valori “provvisori” che ci hanno fornito erano un po’ contraddittori perché attestavano addirittura un utile di 46 mila euro. Tornate a leggere quello che scrivevo quando il sindaco rispose alla nostra interrogazione, nel gennaio di quest’anno. “Villafranca Domani” ha richiesto nuovamente il bilancio definitivo del 2011 ma, fino ad ora, nessuna risposta e siamo a metà aprile. Sarebbe stato utile e logico decidere con un quadro completo dei conti. Nulla di certo neanche su un eventuale sostegno di altri paesi, In consiglio, la giunta ha promesso un approfondimento delle cifre entro questo mese. Vedremo, il termine si sta avvicinando. Come ha ammesso lo stesso sindaco, i contributi servono anche per affrontare la pesante situazione debitoria dovuta all’ampliamento del fabbricato dell’ente e alla creazione del micro nido.
SOSTEGNO ALLE FAMIGLIE
Sgombriamo subito il campo da qualsiasi equivoco: investire in una scuola di qualità, garantendo il libero accesso a tutti, italiani e stranieri, è fondamentale per ogni comunità che vuole guardare al futuro. Il S. Elena rappresenta l’unica forma di scuola per l’infanzia del nostro paese, anche se privata. La pesante crisi economica di questo periodo tocca anche tante famiglie villafranchesi e questo rende difficile pagare le rette per mandare i figli all’asilo. Ci giungono notizie di famiglie che portano i bambini a Baldichieri e Monale dove ci sono gli asili pubblici che costano meno. Il Comune deve preoccuparsi della gente in difficoltà. Come? Ogni ente che riceve contributi deve concordare con il Comune le tariffe che applica. Oggi non si può più lasciare campo libero. Poi, bisogna attuare un sostegno diretto alle famiglie che veramente hanno bisogno, facendo tutte le necessarie verifiche per evitare ogni abuso. Oggi il sostegno massimo per chi porta il figlio all’asilo è la modesta cifra di 20 euro al mese. Poi ci sono i pasti: il contributo è di 30 centesimi per ogni volta che il figlio mangia in mensa. Meno del 10 per cento del costo complessivo. Requisito per avere il contributo: un reddito fino a 50 mila euro. Ciò vuol dire il classico sistema per non negarlo a nessuno ma dando poco. Cred0 ci sia una bella differenza tra chi porta a casa 7-800 euro di stipendio al mese e chi ne prende 2000. O mi sbaglio? L’amministrazione comunale ha commesso un errore gravissimo perdendo i contributi regionali per le famiglie che utilizzano gli asili nido privati. La possibilità di avere sostegni dalla Regione deve essere costantemente tenuta sotto controllo. Non bisogna tralasciare alcuna occasione. Il problema va affrontato anche con l’aumento dell’offerta a prezzi diffferenziati. In questo senso, una notizia positiva arriva dalla Comunità Valtriversa che ha accettato la nostra proposta di partecipare al bando regionale per la creazione di micro nidi famigliari e di centri di custodia oraria, i cosiddetti baby parking. Soluzioni che, se si realizzeranno, potranno offrire un servizio con costi più contenuti, dando lavoro a qualche giovane mamma. Secondo noi, tutto il sistema scolastico andrebbe gestito dalla Valtriversa, con servizi organizzati a livello di territorio ed i costi sostenuti da tutti i Comuni insieme.
Ovviamente, sostegno alle famiglie significa anche pensare agli anziani: settore trascurato dal Comune. La difficile situazione economica colpisce anche loro. Non mi dilungo su questo tema perché i problemi sono diversi e andrei fuori tema. Credo sia giusto ribadire che la crisi attuale porta tante famiglie ad avere sempre meno e pochi individui ad avere sempre di più. Giovani e anziani sono le fasce più deboli che devono essere aiutate da chi amministra il municipio.
Tag: Valtriversa · politica · sociale
PRENDERSI LE RESPONSABILITA’
Oggi non è facile avere un figlio. I costi economici sono elevati e gli aiuti pochi. Poche anche le strutture in grado di sostenere chi ha figli piccoli, come gli asili nido. Spesso sono privati ed i costi possono risultare proibitivi a tanti. La Regione Piemonte da contributi per il pagamento degli asili nido privati. I destinatari dei soldi sono i Comuni che li devono poi distribuire alle famiglie interessate. La delibera della giunta regionale è del luglio 2011. La graduatoria dei Comuni ammessi a contributo è stata resa nota a metà dello scorso marzo. Villafranca non c’è. Ci sono paesi vicini a noi come Tigliole, Castelnuovo Don Bosco e Costigliole. Perché? Lo abbiamo chiesto all’amministrazione comunale. La risposta del sindaco è stata che i “responsabili del servizio” non avrebbero rilevato il bando e quindi non avrebbero fatto la domanda. In sostanza, invece che prendersi la responsabilità ed ammettere di aver sbagliato, i nostri amministratori hanno dato la colpa ai dipendenti. Verificare le possibilità di avere finanziamenti regionali o statali, dalle fondazioni bancarie o dall’Europa è un lavoro fondamentale: oggi più che mai visto che ci sentiamo sempre ripetere che mancano i soldi. Nei nostri piccoli Comuni, dove le strutture sono modeste, è un lavoro degli amministratori perché richiede costanza, tempo e molta attenzione. Tre assessori e il capogruppo di maggioranza si sono fatti fare l’ufficio in municipio, con tanto di scrivanie e computer: una comodità che mai gli amministratori passati hanno avuto. Vi ricordate quando hanno rifiutato all’opposizione una stanza per fare la propria sede di attività? Non aver partecipato a quel bando regionale ha significato per il Comune una perdita quantificabile in circa 15 mila euro. Soldi che potevano arrivare alle famiglie che portano i loro bambini all’Opera Pia S. Elena.
l’interrogazione di Villafranca Domani sui contributi regionali per gli asili nido
la risposta del sindaco Cavalla
Tag: politica · sociale
TRASPARENZA
Abbiamo spesso parlato su questo spazio della difficile situazione della casa di riposo Santanera. Come ricorderete, dopo il tentativo dell’amministrazione comunale e del presidente Binello di affidare la gestione dell’istituto a soggetti non raccomandabili, pessima idea che dimostrava un totale disprezzo delle norme statutarie e di ogni elementare regola di trasparenza e correttezza, il consiglio di amministrazione annullava tutto per vizi insanabili. Questo risultato è stato ottenuto grazie alla ferma opposizione di “Villafranca Domani” e al lavoro di Alfredo Castaldo, membro del consiglio di amministrazione da noi designato. Dopo alcune settimane, sempre il consiglio di amministrazione ha approvato un nuovo capitolato d’appalto, preparato con la consulenza di Fausto Fracchia, professore universitario ed ex dirigente della Provincia di Asti, che ha recepito molte delle indicazioni che il nostro gruppo aveva dato fin dal principio di questa vicenda. Ora, sono in corso le procedure di una gara europea. Domani, 19 marzo, scadranno i termini entro i quali le aziende interessate potranno chiedere di essere invitate a partecipare. I concorrenti ammessi dovranno poi presentare le loro offerte, che saranno valutate da una commissione tecnica. Una bella differenza con la “strana” e “nebbiosa” gara che qualcuno avrebbe voluto. Se chi oggi governa ci avesse ascoltato fin da subito, avremmo risparmiato un bel po’ di tempo. Il risultato del nuovo appalto, però, non sarà la soluzione a tutti i problemi che causano il disavanzo di bilancio della casa di riposo. Bisogna affrontare il nodo di cosa fare della proprietà ex Venturello per la quale il Santanera continua a pagare un mutuo senza avere alcun vantaggio. Serve ampliare i servizi dell’istituto verso gli anziani che sono a casa per diversificare e migliorare le entrate. Bisogna arrivare al consorziamento con altre case di riposo della zona, per risparmiare sulle spese ed avere più capacità di gestione. Serve una casa di riposo soggetto attivo e centrale delle politiche a favore dell’anziano che sappia lavorare in rete con il Comune e la Valtriversa.
Tutta la documentazione dell’appalto in corso è pubblicata sul sito del Santanera www.fondazionesantanera.it
Tag: politica
DECIDERE
Nell’ultimo articolo pubblicato su questo spazio, lo scorso 1 marzo, parlavo di Valtriversa e dei forti dubbi sulla posizione di Ferrere. Pochi giorni dopo, dai giornali arriva la notizia che Ferrere se ne va dalla Valtriversa. Nessuna sorpresa. Era evidente da anni che l’attuale amministrazione di quel paese si trovava male in Valtriversa, nonostante le apparenze del vogliamoci tutti bene. Non mi metto qui, ora, a dare la mia opinione sulle cause di quanto accaduto perché porterei il discorso fuori strada. Metto solo in evidenza il singolare tempismo tra la scelta di Ferrere e quella di Valfenera, Dusino San Michele, Cellarengo e Isolabella di disintegrare la Comunità del Pianalto. Anche le motivazioni sono sostanzialmente le stesse: piccolo è bello. Sarà una coincidenza ma è stesso discorso che fa anche l’amministrazione di Villafranca, la quale non nasconde il suo fastidio per una Valtriversa più forte. Cosa sta succedendo a questo pezzo di nord ovest astigiano? Qualcuno si sta muovendo per sfasciare le Comunità? Perché? Forse, qualcuno si illude che nel piccolo conterà di più e potrà far valere qualche repressa ambizione. Di sicuro, rompere il Pianalto e la Valtriversa servirà a diminuire ancora il già scarsissimo peso politico di questo pezzo di provincia a livello astigiano e regionale.
Se vogliamo pesare qualcosa, i servizi a favore della popolazione vanno organizzati a livello di zona, uscendo dagli schemi abituali e coinvolgendo gli enti che lavorano sul territorio (in primo luogo: asili, case di riposo, scuole, patronati) e il volontariato. C’è bisogno di politiche comuni da parte dei vari paesi. Piani regolatori capaci di gestire un territorio più vasto, tariffe uguali, tasse uguali, regolamenti con la stessa logica. Servizi capaci di lavorare fuori dai confini del singolo Comune. Le strutture dei municipi devono diventare un’unica entità preparata e organizzata per fare di più e meglio su un territorio più grande. Serve la voglia di far sentire la stessa voce ad Asti e Torino. Risorse e doveri insieme. Decidere ognuno per conto proprio sarà più semplice, per certi amministratori e certi dipendenti pubblici, ma riporta indietro l’orologio della storia. Da anni sapevamo che non ci sarebbero stati più soldi per campare di rendita nella comoda e beata tranquillità dove si spendeva con i trasferimenti statali o regionali, senza guardare alla qualità, ai tempi che cambiavano e al reale bisogno di quanto si stava facendo. Quel momento è arrivato: per gestirlo la classe politica locale deve avere una visione di zona, non più di singolo paese.
Ovviamente, bisogna recuperare il tempo perso e tutto va costruito un pezzo alla volta, aprendo il dibattito a quanti hanno qualcosa da dire e non limitandolo ai soli sindaci. Pensare di non far nulla aspettando che qualcuno, dall’alto, dica qualcosa significherebbe perdere altro tempo prezioso. Bisogna decidere, non rimanere bloccati. Va usata l’autonomia statutaria che gli enti locali hanno per creare forme di rappresentanza di tutti i Comuni interessati e dare voce sia alle maggioranze, sia alle opposizioni. Serve lavorare per far incontrare esigenze diverse, usando anche una logica compensazione tra paese e paese. Bisogna sperimentare l’integrazione delle strutture: mettendo in conto un necessario periodo di assestamento e le inevitabili correzioni. E’ urgente coinvolgere i dipendenti dei municipi, anche per prepararli in modo vero e adeguato. Bisogna dire alla gente dei nostri Comuni quanto si sta facendo e dar conto dei risultati.
Da “la Stampa” del 3.3.2012: Ferrere esce dalla Valtriversa
“la Stampa” dell’8.3.2012: la lettera dei dipendenti del Pianalto
Tag: Valtriversa · politica
SCEGLIERE IL FUTURO
Quale sarà il futuro della Valtriversa? Ancora nessuno lo sa. La situazione è delicata. Da un lato ci sono le pressioni dell’amministrazione villafranchese, che non mostra fiducia nella Comunità e sembra propensa a romperla per ridurla, al massimo, ad una collaborazione con Cantarana, Maretto e Roatto. Dall’altro, ci sono le posizioni di altri Comuni che si sono espressi a favore di una Valtriversa piú forte. Mi riferisco, in particolare alla coraggiosa e chiara posizione di Cantarana e Roatto, emersa durante una recente riunione informale. Ma c’è anche il positivo programma del presidente Campia, sindaco di Castellero, che è stato approvato dal consiglio della Comunità. Positivo pure l’avvio di un dialogo con il personale dei Comuni dal quale, mi auguro, dovrebbero uscire proposte operative. Pure Monale sarebbe per la difesa della Valtriversa. Non è chiara la volontà di Ferrere.
I pesanti tagli operati dalla Regione ai propri finanziamenti aumentano le incognite. Stando ai primi dati che circolano, nei conti di quest’anno della Valtriversa potrebbero mancare oltre 200 mila euro ma non risulta ancora preparata alcuna bozza di bilancio preventivo 2012.
Quello che succede in alcune altre Comunità non incoraggia. E’ notizia dei giorni scorsi la miope decisione del Pianalto (la zona che interessa il Villanovese) di sciogliersi per volontà di Valfenera e Dusino S. Michele.
Gli anni persi in un eccesso di cautele e nella mancanza di coraggio verso un rafforzamento delle Comunità stanno presentando il conto. Con pochi soldi, le risorse future incerte, il forte aumento dei bisogni e doveri, se vogliono guardare avanti e non morire i Comuni possono solo stare insieme e dare poteri e forza alle Unioni. Se non lo faranno, preferendo guardare indietro e privilegiare un pericoloso campanilismo o la comoda scorciatoia di rimandare i problemi, si condanneranno a non contare più nulla. In una prima fase, se è utile, si può decidere che alcuni servizi vengano organizzati a livello di zone più ridotte ma sempre tutto nell’ambito della Valtriversa, che non deve essere spaccata. Se l’amministrazione di Villafranca non cambierà posizione, mostrerà sempre di più i propri limiti: quelli di non avere una visione per il futuro del paese.
Tag: Valtriversa · politica
CULTURA E SOLIDARIETA’
Come gruppo “Villafranca Domani”, abbiamo saputo della pro loco in crisi dai giornali che già allora, era ottobre dell’anno passato, parlavano si dimissioni del direttivo. Abbiamo sempre pensato che tutte le associazioni di volontariato siano un patrimonio importante per il paese. Da loro dipende una parte considerevole della qualità della vita di una comunità. Se le associazioni funzionano, ci sono momenti di incontro e iniziative capaci di creare integrazione, di promuovere il paese, di ridurre le difficoltà sociali. Cosa essenziale, anche a livello locale, in un momento di difficoltà generali come oggi.
L’assemblea pro loco dell’8 febbraio scorso ha reso evidente la presenza di un malessere. Secondo il direttivo della pro loco, i problemi nascerebbero dal fatto di essere in pochi ad organizzare le numerose attività, dal peso degli adempimenti amministrativi legati alle iniziative, da problemi di mancata collaborazione e mancata risposta da parte del paese durante le ultime feste di settembre. Comprendo lo sconforto di chi lavora. Fare volontariato, a qualsiasi livello, è sempre più difficile. Obblighi, essere all’altezza delle aspettative, difficoltà a trovare chi dedica impegno per creare le iniziative, soldi da investire: tutti ostacoli che chi impegna il suo tempo solo perché crede in un’idea e si spende per realizzarla, senza alcun guadagno personale, sa bene. Fa riflettere il fatto che il segnale d’allarme arrivi da una pro loco che ha avuto buoni risultati. Questa crisi riguarda tutti. Non si possono dare per scontate cose a cui siamo abituati. Mi riferisco alle varie manifestazioni: si fanno solo se c’è gente trascura i fatti propri per dedicarsi all’interesse generale.
UN PO’ DI STORIA
Una pro loco che si dimette in blocco è un fatto traumatico che richiederebbe la massima attenzione da parte del Comune. Noi di “Villafranca Domani” siamo l’opposizione. Altri hanno avuto il compito di governare. Pertanto, abbiamo subito chiesto all’amministrazione Cavalla, con un’apposita interrogazione presentata il 26 ottobre 2011, come intendeva affrontare la questione. In risposta, ci hanno detto che nessuno era a conoscenza di dimissioni. Misteri alla villafranchese. Durante un successivo incontro informale e poi durante un consiglio comunale, abbiamo ancora chiesto di dedicare proprio una seduta di consiglio al mondo del volontariato, per dare a tutti, e in modo trasparente, la possibilità di esprimere idee, esigenze e difficoltà. L’amministrazione ci ha spiegato di considerare il consiglio aperto come una cosa sostanzialmente inutile. Perché? La crisi del volontariato è dovuta alla mancanza di persone e quindi parlarne non serve. E capire il motivo di questa disaffezione? Vedere se ci sono rimedi? No. Troppo difficile. E’ uno di quei mestieri che non contribuisce a dare l’immagine del paese dove tutto va bene che Cavalla e i suoi cari si sforzano di accreditare. L’amministrazione comunale è arrivata all’assemblea dell’8 febbraio del tutto impreparata e senza alcuna idea per tentare una soluzione. Ha perso quattro mesi tentando di minimizzare, si è fatta rimproverare il ritardo ed ha sperato fino all’ultimo che tutto rientrasse. E pensare che al suo interno c’è anche uno storico presidente di pro loco.
COSA SI POTEVA FARE?
I problemi evidenziati dal direttivo della pro loco sono senz’altro veri. Chi meglio delle persone che hanno lavorato in prima fila può dirlo? Nessuno. Ma da soli non bastano a spiegare tutto. Ci sono cause più profonde e più generali. C’è l’indifferenza verso l’utilità del sociale. Da anni a livello nazionale ci sentiamo ripetere che il sociale è un peso inutile. A livello locale, l’amministrazione comunale lo ha messo in secondo piano per privilegiare i vantaggi di immagine immediati legati a qualche manifestazione ed a qualche benevolo articolo sui giornali. Nessuna attenzione ad un progetto complessivo, che guardasse ai contenuti, al rinnovamento fatto per tempo, ad un disegno di insieme di un paese che non è piú quello di trent’anni fa.
Serve un recupero culturale a livello locale che non si improvvisa in pochi giorni o in qualche settimana. Va pensato con degli obiettivi e va sperimentato, passo per passo, sul campo. Bisogna scegliere se si vuole un paese attento alla popolazione che è cambiata, dove, ad esempio, gli stranieri sono diventati molti e con loro bisogna parlare, o se si vuole far finta di niente. Serve puntare di più sulla cultura e non solo sulle feste, che sono piacevoli e vanno bene ma magari hanno formule un po’ logorate dagli anni. Serve ritrovare il confronto delle idee, per aprire al nuovo, stimolando la sperimentazione, senza chiudere a chi può pensarla diversamente. Bisogna dare risposta ad una debolezza economica che ha reso la vita difficile a tante famiglie, mettendo a sistema, ad esempio, la rete di solidarietà che il volontariato può offrire. Perché non pensare ad una nuova “banca del tempo” dove le persone si possono scambiare aiuti reciproci? Se fatto con convinzione, sarebbe un modo per far crescere i legami tra le persone e la solidarietà reciproca. Serve costruire iniziative per i giovani, lasciando spazio alla loro fantasia. Sarebbe utile dialogare con tutte le pro loco della Valtriversa: se ci sono difficoltà comuni, possono esserci anche soluzioni da condividere insieme.
Mi auguro che i tardivi colloqui iniziati dal Comune, dopo l’assemblea dell’8 febbraio, per trovare un nuovo direttivo alla pro loco diano presto un risultato positivo. Le persone che eventualmente accetteranno quel compito avranno il diritto di scrivere un capitolo nuovo della storia di questa associazione. Ma se il rilancio del volontariato sociale non verrà affrontato in modo complessivo, se non si comincerà ad incidere sulle cause profonde del malessere, dubito che qualsiasi soluzione venga trovata possa avere un futuro di largo respiro.
In sintesi, alcune proposte operative.
- individuare, meglio se a livello di Comunità Valtriversa, un soggetto professionale al quale delegare il compito di aiutare le associazioni di volontariato nello svolgimento di tutte le pratiche amministrative. Una sorta di consulente per un problema giudicato da tanti un ostacolo rilevante;
- un concorso di idee nelle locali scuole per chiedere ai ragazzi cosa farebbero per migliorare il loro paese: potrebbero arrivare spunti interessanti che il mondo degli adulti nemmeno immagina;
- dare al “tavolo del sociale” il compito di elaborare e sperimentare iniziative che favoriscano la conoscenza e la collaborazione tra Comune, scuole, associazioni ed enti espressione del volontariato. Sarebbe il primo passo per una rete di interventi che abbia come scopo primario facilitare il confronto delle idee, integrare e sostenere i più deboli;
- promuovere in Valtriversa la regia delle manifestazioni, coinvolgendo referenti precisi di ogni singola associazione: non vuol dire fare il semplice calendario ma preoccuparsi dei contenuti, evitare la confusione organizzativa e la dispersione di risorse, favorendo la collaborazione tra i vari gruppi ed i vari Comuni , sia come personale, sia come strutture e attrezzature. Un primo gradino in tal senso potrebbe comunque essere fatto a Villafranca, mettendo attorno ad un tavolo organizzato dal Comune i referenti delle varie associazioni per coinvolgerli nella preparazione di iniziative condivise.
la nuova interrogazione di “Villafranca Domani”
la mozione presentata da “Villafranca Domani”
Tag: associazioni · politica · sociale