Il BLOG di Paolo Volpe

Costruire una nuova politica per Villafranca d’Asti

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perché “Villafranca Domani” ha votato contro il bilancio comunale

14 luglio 2018 · Nessun commento

UNIONE,  LAVORO, WELFARE, ECOLOGIA, EQUITA’ E TRASPARENZA

Ogni giorno, raccolgo tra le persone incertezza e paura su quello che sarà il futuro delle loro famiglie. Qualche volta mi sento chiedere “cosa possiamo fare?”.  Altre volte mi sento ripetere “tanto non cambia nulla”, “sono tutti uguali”. Domandarsi cosa si può fare è giusto. Credo che ognuno di noi possa, nella vita di ogni giorno, fare qualcosa di utile alla collettività. Piccoli gesti che possono rendere migliore il pezzo di mondo dove uno vive. Impegnarsi nel volontariato. Tener pulito un luogo pubblico. Aiutare una persona che ha bisogno. Gli esempi possibili sarebbero molti. La politica può migliorare la vita delle persone? Si. La politica vera. Quella fatta di impegno, studio, confronto di idee, rispetto reciproco, spirito di servizio, militanza. Quella che vuole gestire i cambiamenti, non subirli, perché vuole l’interesse pubblico, non quello di qualcuno. E cambiamenti sociali e strutturali, capaci di toccare la vita di tutti, ci sono anche nella dimensione locale. La politica vera affronta i problemi concreti. Piccoli e grandi, nei vari livelli di competenza e nei diversi ruoli. Perché c’è bisogno, nel piccolo Comune come al parlamento romano, di una maggioranza ma anche di un’opposizione che proponga e controlli, mentre si candida a diventare a suo volta maggioranza. “Villafranca Domani” ha fatto questo e continuerà a farlo. Noi abbiamo idee diverse dall’attuale governo comunale. Lo abbiamo dimostrato negli anni. Di seguito, troverete la mia dichiarazione di voto contro il bilancio consuntivo del Comune. L’ho fatta nel consiglio comunale del 24 maggio 2018. Se vorrete dedicarci qualche minuto, è una sintesi del nostro pensiero e di cosa noi avremmo fatto.

Sappiamo che il momento è difficile. C’è la crisi economica. Sappiamo che lo Stato ha tolto soldi ai Comuni e oggi è molto più difficile avere soldi da spendere di un tempo. Quindi? Cosa si può fare in un piccolo Comune come il nostro? Rimanere spettatori e sperare che qualcuno, non si sa chi, ci regali qualcosa? Oppure, provare scelte che guardino al futuro con logiche diverse? Noi cosa avremmo fatto al posto vostro in questi anni? 

Noi avremmo scelto più Unione. Perché? Essere più forti per scelte che mettano a sistema servizi pubblici in un quadro non solo di paese ma di zona. Esercitare un peso maggiore negli enti sovracomunali. Migliorare la produttività dei servizi resi, premiando i dipendenti che lo meritano. In questi anni, voi avete operato in direzione diversa. Consideriamo un errore la spaccatura della Valtriversa. “Cambi di passo” con la Colli del Monferrato, fino ad ora, non ne abbiamo visti. L’organizzazione dell’Unione stenta ancora assumere una funzionalità accettabile, ancora frenata da problemi tecnici e amministrativi che dovevano essere superati da tempo. Pensiamo, ad esempio, al collegamento informatico tra i due Comuni che ancora non funzionerebbe. All’assegnazione e al concreto esercizio delle responsabilità degli uffici. Alla conseguente gestione del personale, con la chiara definizione di nuovi compiti e obiettivi. Alla necessità di uniformare le regole. Quando abbiamo discusso il bilancio preventivo, abbiamo ricordato che, proprio in questa sala, sul finire del precedente mandato amministrativo, l’uscita dalla Valtriversa era da voi descritta come il passaggio necessario per saldare il rapporto con Baldichieri e incamminarsi in un nuovo percorso che ci avrebbe reso insieme più forti, senza più i problemi che voi ritenevate creati dagli altri Comuni. Se dopo cinque anni siamo a questo punto, di strada da percorrere ne rimane ancora moltissima. Un’Unione semplice somma di uffici dei due municipi non ci interessa. Fare sempre le stesse cose sotto un nome diverso non cambia nulla, anzi può essere un costo in più. E ci fa perdere tempo.

Noi avremmo voluto un sistema di welfare locale, con la possibilità a tutti i soggetti che operano nel sociale sul territorio di essere parte di un unico progetto, condividendo informazioni e risorse. Senza inutili concorrenze. Perché? Se ci sono meno risorse dallo Stato, usiamo quello che abbiamo per dare una possibilità ai più deboli e per sviluppare locali servizi alla persona. E’ questo il settore su cui puntare nel futuro per avere nuovi posti di lavoro. Voi avete preferito lasciare inalterato il sistema, magari favorendo le esigenze immediate di singole realtà. Registriamo con piacere che il consulente sul sociale dell’Unione, Vincenzo Soverino, persona sicuramente sensibile e molto motivata, abbia accennato ad una proposta simile alla nostra. Però, vediamo che il Comune non ha speso che in parte i soldi ricevuti per i migranti. Perché? Per il sesto anno consecutivo, non abbiamo speso lo stanziamento per il sostegno alle rette di anziani in casa di riposo. Se non abbiamo richieste, ma non è vero perché nel tempo ci sono state, proviamo a spenderli per i tanti bisogni degli anziani. Non è stato dato il sostegno agli affitti. Mancava il contributo regionale. Formalmente, è corretto. E provare ad autofinanziarlo, vista la modesta entità della spesa (5 mila euro)? Ci giunge voce di alcune centinaia di domande di prestazioni sociali presentate al locale sportello del Cogesa. Sarebbe interessante conoscere cosa chiedono. Per noi e per tutti i Comuni della zona. Come ci porremo se si arriverà alla fusione dei consorzi socio assistenziali? Oggi abbiamo  un consorzio che parla poco con il territorio. Domani, se non troveremo accordi con i Comuni del nord ovest della Provincia, diventeremo ancora più periferia di Asti.

Ci fa piacere vedere che proprio il Cogesa si sia convinto, anche se ancora in modo abbastanza generico e tardivo, sull’utilità per l’economia locale di un recupero dei fabbricati dismessi. Idea che noi sosteniamo da anni, visto che sul territorio abbiamo i locali di via Luotto e della proprietà ex Venturello della casa di riposo. Siamo convinti che il Comune debba fare la sua parte per dar loro nuova vita, favorendo un utilizzo a servizi che diano vitalità al centro del paese.

Noi avremmo fatto più ecologia. Il risparmio energetico doveva essere la principale opera pubblica da anni. Oggi, probabilmente, soldi che  spendiamo in bollette avremmo potuto usarli per altre necessità. In tal senso, è senz’altro positivo il potenziale risultato che si potrà ottenere con il prossimo intervento sulla scuola. Positivo che, dopo anni di sollecitazioni cadute nel vuoto, si sia deciso di investire sulla pubblica illuminazione. Avremmo potuto pensarci prima. Il rifiuto che non costa è quello che non si produce ma serve costruire una nuova cultura in tal senso con l’esempio delle buone pratiche possibili. Come ci aspettavamo, nulla è stato fatto con il simbolico stanziamento messo a bilancio. Mentre, come avevamo previsto, non è stato utilizzato lo stanziamento di 20100 euro per il recupero dei crediti dovuti a bollette dei rifiuti non pagate. Come nel 2016. A conferma della nostra convinzione che tale voce sia stata inserita solo per dilatare i costi e porre a carico di chi già paga la bolletta gli oneri di quelli che non pagano. In aggiunta, sono stati cancellati altri 20 mila euro di crediti relativi a bollette non incassate senza che sia stata fatta un’analisi di dettaglio per capire chi non paga, le motivazioni e le possibili soluzioni.

Non concordiamo con la cancellazione dei residui per la quota delle multe che avremmo dovuto dare alla Provincia ai sensi della convenzione approvata da questo consiglio con la delibera n. 21 del 29.4.2015, mai revocata. 68 mila euro relativi al 2015 e al 2016. Non eravamo già d’accordo con la cancellazione di tale voce per il 2017. Non abbiamo trovato alcun atto con la Provincia che giustifichi la vostra scelta. Non abbiamo capito come si sia sviluppato negli anni il rapporto con l’ente proprietario della ex statale 10 e, allo stato attuale, ci sembrava più opportuno mantenere un profilo di prudenza e non esporre il Comune a potenziali rischi di contenzioso. Forse, avete preferito puntare sulla speranza di una Provincia distrutta che prenderà atto di queste scelte senza far nulla? Può darsi che anche voi non ne siate convinti fino in fondo, se mantenete comunque 20 mila euro di avanzo vincolato.

Non comprendiamo per quale motivo vengano mantenuto a bilancio dal 2007 il residuo dei 77 mila euro pagati da SanPaolo Leasint per errore al nostro Comune. Troppi anni sono passati con una sostanziale inerzia del Comune. Se non sono soldi nostri, restituiamoli. Invocare la prescrizione, magari giuridicamente ammissibile, non è corretto e non è trasparente per una pubblica amministrazione.

Non comprendiamo per quale motivo venga mantenuto a bilancio, dal 1995, il residuo di 15 mila euro per la costruzione di un canile. Sarebbe preferibile valutare se fossero possibili impieghi conformi alla destinazione originaria. In caso negativo, per gli stessi precedenti motivi, restituiamoli alla Regione.

Non siamo d’accordo con i costi per indennità della Giunta, che gravano per quasi 40 mila euro.

Considerato l’avanzo ottenuto, ci siamo chiesti per quale motivo non valutare l’estinzione anticipata del debito relativo ai locali di via Luotto, da oltre un anno onere del tutto improduttivo, che avrebbe liberato risorse per 28 mila euro annui. Scelta che favorirebbe un recupero più ragionato del fabbricato.

Per i motivi che in sintesi esposti, esprimiamo il nostro voto contrario al bilancio consuntivo 2017.

 

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sta prendendo forma un’importante novità al Santanera

1 maggio 2018 · Nessun commento

LA RETE SOCIALE CHE DIVENTA ECONOMIA LOCALE

Più volte ho sentito la domanda: quale dovrebbe essere la caratteristica principale della Villafranca del futuro? Mi piacerebbe un territorio dove sia piacevole vivere per una ricchezza di servizi alla persona. Servizi che siano occasione di lavoro e quindi di vitalità economica. Servizi che siano anche una rete di protezione sociale, organizzata a sistema locale. Un modo di creare comunità che potrebbe diventare più solido e ampio collaborando con il volontariato attivo. Servizi che siano un valore aggiunto non solo per Villafranca ma anche per tutti i Comuni vicini, che hanno bisogno del nostro paese per dare vantaggi alla loro popolazione come noi abbiamo bisogno di loro per essere più forti e credibili. Un territorio spaccato è un danno per tutti.

Utopia? No. Credo sia un progetto realizzabile. Non per il regalo di qualcuno. Serve l’impegno collettivo. Sto parlando di qualcosa che c’è già? No. Ci sono alcuni pezzi che però non sono a sistema. Ognuno fa per conto suo e non parla con gli altri. Chi deve organizzare il sistema? Chi deve dare l’esempio? Chi rappresenta il territorio: i Comuni e le Unioni.

Come farlo nel concreto? Rispondo con un’altra domanda. Credete che la Villafranca di oggi sia quella di venti o trent’anni fa? Personalmente, non penso sia così. Credo sia molto cambiata e siano cambiati i bisogni. Come in ogni famiglia, per scegliere cosa serve bisogna essere preparati e informati. Più volte, “Villafranca Domani” ha chiesto al Comune un’indagine organizzata per conoscere i problemi dei cittadini, come li vivono e cosa si aspettano. Richiesta sempre caduta nel vuoto. Forse, è più comodo non sapere.

Possono giocare un ruolo importante gli enti che da sempre si occupano del sociale di territorio: la casa di riposo e la scuola materna. Due situazioni dove il governo comunale è responsabile delle scelte perché nomina la maggior parte degli amministratori.

Per il Santanera, sta prendendo forma un’importante novità. Non voluta dal governo comunale ma maturata nel consiglio di amministrazione, che finalmente ha saputo emanciparsi e guardare più avanti dello stesso Comune. Con troppi anni di ritardo, la casa di riposo sta valutando il recupero dei fabbricati vicini alla sua sede, in via Roma. La proprietà ex Venturello. Un impegno delicato, sia dal punto di vista progettuale, sia per i soldi necessari. Il costo ipotizzato va dai 3 ai 4 milioni di euro. Il finanziamento dovrebbe arrivare da un mutuo bancario. Sarebbe il più grande investimento pubblico nella storia del paese. Potrebbe essere anche più grande della “casa della salute”. Ma, come per la “casa della salute”, la vera sfida non sarà il solo intervento edilizio. Sarà la scelta dei servizi che verranno fatti all’interno del nuovo edificio. Per noi, il Santanera deve diventare un centro di eccellenza che sappia puntare su servizi che ora non ci sono. Le possibilità sono tante. Alcuni esempi. Assistenza e ospitalità a persone disabili. Servizi a domicilio, sia per la cura della persona, sia per attività domestiche, in particolare per chi vive da solo. Attività di medicina ambulatoriale e infermieristica aperte a tutti, in forma integrata con la “casa della salute”. Accompagnamenti a visite. Centro diurno con attività di animazione di qualità. Ci auguriamo che l’ente abbia il coraggio di affrontare questa sfida fino in fondo. Come? Scegliendo un modello di gestione che sappia mantenersi in equilibrio economico. Facendo un’analisi dei bisogni da soddisfare e la conseguente sperimentazione. Costruendo una collaborazione con l’Asl di Asti ancora più profonda. Cercando rapporti da sviluppare con altre Asl. Nella convinzione che un ente pubblico può avere competenze, capacità e professionalità per lavorare bene e salvaguardare la sua autonomia, in difesa di chi è più debole e non con la logica del profitto a tutti i costi. L’esatto contrario di quello che le amministrazioni comunali Padovani e Cavalla hanno sempre desiderato: affidare la gestione a privati. Da una casa di riposo autonoma e pubblica potrebbero arrivare una ventina di nuovi posti di lavoro stabili per personale qualificato. Fondamentali, in un momento di crisi economica come l’attuale. Sarebbero una bella occasione per festeggiare un primo maggio futuro. Lavoro che diventerebbe una positiva ricaduta sulle attività commerciali e artigianali. Come la “casa della salute” non è di Villafranca ma di tutti i paesi della zona, anche il Santanera è un servizio almeno per tutta la Valtriversa, con la potenziale possibilità di arrivare alla zona di Villanova e San Damiano.

Sul fronte asilo, che il Comune sostiene con un’apposita convenzione fin dagli anni novanta, la commissione congiunta che dovrebbe valutare gli sviluppi di una situazione economicamente precaria (il bilancio 2016 evidenziava una perdita di 23 mila euro nonostante il contributo comunale) viene tenuta ai margini e non viene convocata da tempo. Quando si è riunita, è sempre stato dopo nostre sollecitazioni. Perché? A Baldichieri c’è una scuola materna pubblica. Ci si è mai posti l’obiettivo di concordare una collaborazione tra i due enti, magari estendendola anche alla scuola di Monale, per dare insieme una risposta alle difficoltà delle famiglie ed evitare inutili e dannose concorrenze?

Vogliamo smetterla con il campanilismo e guardare a servizi di zona? Scelte da fare con chi ci sta sul serio e vuole cambiare.

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il rifiuto che non costa è quello che non viene prodotto

10 aprile 2018 · Nessun commento

RIFIUTI:

PREMIARE CHI NON NE FA

Da anni, noi di “Villafranca Domani” chiediamo che il Comune premi chi è capace di mettere in atto buone pratiche che servono per non produrre rifiuti. Perché? Il rifiuto che non costa è quello che non viene prodotto. Non fare rifiuti fa bene all’ambiente dove tutti viviamo. Mostrare concretamente con l’esempio che non produrre rifiuti si può: questo dovrebbe essere, secondo noi, il nuovo impegno del Comune su questo problema. La nostra proposta è stata sempre bocciata dall’amministrazione. Per loro, sarebbe stata uno spreco. Come per il risparmio energetico. Solo lo scorso anno è stata accettata a parole con uno stanziamento simbolico a bilancio di mille euro. Mai utilizzato. Ma su questo non avevamo dubbi. Per fare qualcosa bisogna avere idee e questa amministrazione Cavalla non ha ne ha mai avute in proposito. L’ecologia non è mai stata il suo forte. Anche nel bilancio 2018, stesso copione. L’amministrazione ha messo ancora mille euro per incentivi a disposizione ma nessuna proposta su come utilizzarli. Noi abbiamo chiesto un confronto diretto sul tema, anche coinvolgendo la Legambiente locale, che dovrebbe essere per il Comune un prezioso interlocutore per ecologia ed ambiente.

Proprio Legambiente, di sua iniziativa ed a sue spese, ha avviato un programma per incontri formativi dedicati ai ragazzi delle scuole su come non produrre rifiuti. Lo spiega l’amico Giovanni Damasio:

Il progetto, organizzato da Legambiente con le scuole di Villafranca e Baldichieri, si chiama ” il Rifiuto questo sconosciuto” e persegue i seguenti scopi:

- favorire comportamenti virtuosi attraverso i piccoli gesti quotidiani. Il “gesto minimo”che fa la differenza;

- conoscere il ciclo dei rifiuti per sostenere la conoscenza e il pieno utilizzo della raccolta differenziata. Dare concretezza alle 3R: riduzione, riciclo, riuso. Anche con l’intervento di esperti della Cooperativa Erica;

- portare i ragazzi sul territorio al fine di adottare uno spazio di cui prendersi cura.

Chiederemo ai ragazzi di realizzare dei cartelloni da collocarsi nei punti più critici per quanto riguarda l’abbandono dei rifiuti.

Abbiamo chiesto al Comune di Villafranca di incontrare gli alunni per parlare di raccolta differenziata (la prima riunione è avvenuto l’8 marzo scorso) e di aprire l’Ecocentro.

Saranno interessate le 3 prime della scuola media di Villafranca, le 3 terze elementari di Villafranca e i 90 alunni delle elementari di Baldichieri.

 Gli incontri degli esperti della Coop Erica sono di due ore a cui seguirranno per le 3 medie di Villafranca la visita agli impianti di Gaia spa e per le tre elementari di Villafranca la visita all’Ecocentro.

Questo è il programma per quest’anno a cui dovranno seguire altri due anni di iniziative sempre nell’ambito del progetto “il rifiuto questo sconosciuto”.

Negli ultimi tempi, volontari hanno pulito spazi del paese da abbandoni di rifiuti. Sono esempi di impegno che meritano sostegno e apprezzamento. Sarebbe utile che i rifiuti raccolti venissero mostrati a tutti, usando i social ed i mezzi di informazione. Per far vedere dove porta l’inciviltà di certi comportamenti.

Alla nostra proposta di favorire le buone pratiche per non produrre rifiuti è stata fatta l’obiezione che Villafranca farebbe già bene la differenziata. Vero che i risultati villafranchesi sono buoni, anche grazie al fatto che si è partiti all’inizio degli anni ’90, quando la differenziata era una sconosciuta che nessuno faceva. L’allora amministrazione ci aveva creduto e si era impegnata, guardando molto avanti. L’amministrazione Padovani aveva continuato a crederci, puntando sul porta a porta diffuso.  I risultati di oggi non sono un dato di fatto, da prendersi ormai come scontato. La gente cambia. Non è sempre la stessa. E il tempo fa dimenticare. Insegnare a non produrre rifiuti significa andare oltre, lavorando a monte del problema.

 

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avremo le luci pubbliche a led?

8 aprile 2018 · Nessun commento

PROVIAMO A RISPARMIARE?

Da anni, “Villafranca Domani” chiede all’amministrazione comunale una precisa scelta politica per un piano organico mirato al risparmio energetico in tutti gli edifici comunali e per l’illuminazione pubblica. Progetto da realizzarsi  ovviamente a lotti. La nostra richiesta è stata sempre bocciata. Per l‘amministrazione, studiare un progetto e sperimentare soluzioni sarebbe stato uno spreco. E come si fa a decidere se non si conoscono situazioni e obiettivi? Nel bilancio 2018, è arrivata una novità: il proposito di sostituire le lampade della pubblica illuminazione con i led. Il costo previsto sarebbe di 120 mila euro, da finanziarsi con l’avanzo di amministrazione. Altri 70 mila euro di investimento sarebbero in agenda per il 2019. Con quali risorse? Si vedrà. Positivo che si sia fatta una scelta importante anche se manca sempre un quadro organico al quale fare riferimento. Chissà come mai ancora lo scorso anno non erano poi così sicuri che i led facessero risparmiare. Prima ci avevano risposto che avrebbero valutato di cedere la gestione della pubblica illuminazione ai privati. Hanno valutato tanto che poi non se ne è saputo più nulla. Un bel cambio di rotta che dimostra come “Villafranca Domani” avesse ragione a chiedere scelte di risparmio energetico.  Ancora nel bilancio preventivo 2018, la bolletta per l’illuminazione pubblica pesa per 90 mila euro. Un po’ meno rispetto al passato ma sempre tanto. Perché la scelta di provare a risparmiare non è stata fatta anni fa? Il Comune avrebbe potuto già goderne i vantaggi. E ammettere di aver sbagliato?

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la tragica scomparsa di Roberto Guazzo

8 aprile 2018 · Nessun commento

CONDOGLIANZE

A nome di “Villafranca Domani”, esprimo le condoglianze alla famiglia per la tragica scomparsa di Roberto Guazzo. In politica abbiamo sostenuto idee molto diverse ma davanti alla morte ci deve essere solo rispetto.

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l’esito dell’incontro del 27 gennaio

4 marzo 2018 · Nessun commento

VERA UNIONE O SOMMA DI UFFICI?

L’unione “Colli del Monferrato” funziona o no? Sono tre anni che “Villafranca Domani” chiede alle amministrazioni comunali di Villafranca e Baldichieri di entrare nel dettaglio su questo tema, assai delicato per il futuro del nostro territorio. Per tre anni abbiamo ricevuto risposte rassicuranti e ottimistiche. Ci siamo quasi, ci hanno sempre detto. Peccato che quel “quasi” è rimasto tale e gli anni sono passati. Lo scorso 27 gennaio c’è stato il confronto sul tema che noi avevamo chiesto, a novembre 2017, per capire, con la presenza dei dipendenti. Noi come la pensiamo? Ripetiamolo. Noi rivogliamo la Valtriversa unita. Riteniamo la rottura un enorme sbaglio politico perché piccoli e separati siamo deboli. Comunque, oggi facciamo funzionare la “Colli del Monferrato”, a condizione che sia realmente capace di fare di più e meglio dei singoli Comuni.

La riunione è stata utile? Si. Nulla di risolutivo ma è stato un passo in avanti. I dipendenti si sono mostrati più attenti delle amministrazioni comunali. Da loro è arrivato il suggerimento di pensare ad un piano regolatore unico per Villafranca e Baldichieri. Da loro l’invito ad armonizzare i regolamenti, compreso il suggerimento a metter mano alle regole della tassa rifiuti, che sarebbero profondamente diverse tra i due paesi. Indicazioni che guardano positivamente avanti e presupposti necessari per dare a tutti i cittadini dell’Unione gli stessi diritti e gli stessi doveri. Noi avevamo chiesto alla giunta dell’Unione una relazione scritta che fotografasse a che punto siamo. Abbiamo avuto un lungo documento scritto con un linguaggio che non aiuta la comprensione. Molte parole per dire quello che si poteva sintetizzare in poche righe. Aggiunge qualche informazione nuova ma non molto. In sostanza, in questi tre anni si sono fatti investimenti in informatica e in servizi amministrativi. Tutte operazioni necessarie per costruire l’organizzazione. Non c’è dubbio. Ma dopo tre anni e qualcosa siamo ancora li. A quando le scelte per disegnare il futuro dei nostri territori? Nel documento c’è poco. Un accenno ad una consulenza, già data con una delibera di giunta del novembre scorso, “al fine di elaborare strategie ed azioni volte a assicurare maggiori servizi alle fasce deboli della popolazione dei Comuni aderenti”. Intendimento meritevole, senz’altro, ma molto generico negli obiettivi. C’è la partecipazione ad un progetto regionale per le politiche attive del lavoro che ha dato esito positivo, consentendo di assumere alcuni dipendenti a tempo determinato. C’è l’affermazione di credere nei valori dell’Unione: cosa buona ma se i tempi sono questi, molto lunghi, tutto rischia di rimanere un fatto solo legato alla burocrazia dell’ente. Senza dare ai cittadini alcuna percezione che ci sia un reale vantaggio a mettere insieme i Comuni. Le amministrazioni comunali rispondono che l’Unione non è elettiva e quindi che la gente non se ne interesserà. In parte, può essere vero. Ma è abbastanza contraddittorio sostenere di condividere la fusione dei Comuni e dire che si farà quando ci sarà la consapevolezza, quindi una maturità culturale, nella popolazione ma non fare nulla per produrla. Chi dovrebbe produrre la maturità culturale? Il destino? E la tanto promessa “autostrada informatica”, il collegamento per la trasmissione dei dati tra i tra i due Comuni? La solita musica: sarebbe pronta ma manca ancora qualcosa. Quando verrà accesa? La promessa: due settimane. Ormai è passato un mese ma non ci risulta che ancora funzioni. Quando verranno nominati i responsabili degli uffici? Con il bilancio preventivo, ha risposto la segretaria, alla quale i due sindaci hanno delegato il compito di fare da portavoce. Dove lavoreranno i dipendenti? Francamente, le idee non sembrano ancora chiare. Qualche timido accenno a “compresenze” nel municipio di Villafranca ma senza calcare la mano. I cantonieri? Ognuno si occuperà del suo territorio, ha precisato Cavalla. Forno vorrebbe una squadra che lavori insieme per obiettivi di maggior rilievo. Noi diciamo che bisogna lavorare in squadre omogenee, a favore di tutto il territorio dell’Unione, dai tempi della Valtriversa. Ci fa piacere che Forno dica di voler andare nella stessa direzione. Come valutare se l’attività dell’Unione porterà ad effettivo miglioramento dei servizi resi alla popolazione? Noi abbiamo chiesto che siano i dipendenti a fare i confronti perché, ora, sono gli unici che possono dare un giudizio competente grazie alla loro esperienza. La giunta dell’Unione si è posta il problema di capire se il suo ente sarà più efficiente dei due Comuni separati? Credo proprio di no. Speriamo non lo consideri una perdita di tempo. In una qualsiasi azienda, quando si investe? A buon senso, quando si elaborano nuovi obiettivi e ci si da una strategia per raggiungerli.

La relazione sull’Unione

 

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Unione “Colli del Monferrato”: la verifica chiesta da “Villafranca Domani” dovrebbe tenersi il 27 gennaio

14 gennaio 2018 · Nessun commento

CREDIAMO AD UNA VERA UNIONE

Torno sull’argomento Unione per dirvi che l’incontro con le amministrazioni comunali da noi chiesto per una verifica della situazione dovrebbe svolgersi il 27 gennaio. A fine novembre avevamo chiesto di fare il punto sulla situazione della “Colli del Monferrato”. Una runione che coinvolgesse i consigli comunali di Villafranca e Baldichieri, con tutti i dipendenti. La data era stata accordata per il 13 gennaio. Poi, Gianluca Forno, attuale presidente dell’Unione e sindaco di Baldichieri, ne ha chiesto il rinvio, motivandolo con problemi personali.

Abbiamo chiesto la riunione per capire quanto è stato fatto, al di là delle tante rassicurazioni formali ricevute in questi tre anni. Dove ci veniva sempre detto di stare tranquilli, che tanto tutto era ormai ad un passo dall’essere pronto. Così non era e si è visto. Vogliamo capire quanto resta da fare. Gli atti e le decisioni da prendere. Quali difficoltà vanno ancora superate. Abbiamo chiesto che lo stato di fatto e le cose rimaste vengano dettagliate in un’apposita relazione da distribuire a tutti i consiglieri. Voi direte: vale la pena preoccuparsi tanto di questa Unione? Noi crediamo sia fondamentale che il territorio si unisca e lavori insieme in modo funzionale e stabile. E’ l’unica strada che consideriamo percorribile per affrontare le troppe debolezze che condannano i piccoli Comuni a fare e contare sempre di meno. Debolezze ampliate dall’ente Provincia distrutto da una pessiama riforma. Meno soldi. Meno capacità di agire. Nessun peso nelle situazioni che governano problemi provinciali fondamentali come, ad esempio, i rifiuti, la sanità, il sociale. E nell’astigiano siamo tutti piccoli Comuni. Se i paesi contano meno, non fanno gli interessi della popolazione. Che fine faranno i pochi servizi sul territorio? Con la scusa di “risparmiare” e “ottimizzare”, i verbi preferiti da chi vuole “tagliare”, finiremo per vedere qualche servizio solo ad Asti e basta. Noi siamo per la Valtriversa unita, non per questa piccola Unione che consideriamo un errore. Ora però c’è. Facciamola funzionare. Ma tutto ha un senso se l’Unione farà meglio e di più dei Comuni separati, superando le reciproche diffidenze ed il campanilismo.

I CITTADINI NON VENGONO INFORMATI

Tre anni sono passati e la nostra gente ancora sa poco o nulla dell’Unione. Come capitava per la Valtriversa. Chi ha governato in questi anni Villafranca non ha mai voluto l’Unione come svolta per il futuro. Non l’ha mai considerata un obiettivo culturale. Se non si trasmette alla gente la necessità di costruire una nuova casa comune, con l’impegno di tutti in tutti i momenti utili della vita sociale, l’Unione rimarrà solo burocrazia e sarà sempre una scelta debole, incapace di produrre una vera integrazione tra i vari paesi. Far finta di cambiare affinché tutto rimanga come prima. E le persone non si sentiranno mai cittadine del nuovo ente. Ovviamente, devono crederci tutti i Comuni coinvolti. Ma se Villafranca vuole candidarsi ad essere il centro del progetto, la forza trainante, deve crederci più degli altri ed essere consapevole delle proprie responsabilità.

QUINDI?

Sono stati definiti gli obiettivi politici e i tempi per realizzarli? Sono stati fissati risultati da raggiungere? Livelli qualitativi da ottenere? Quando ci saranno i momenti di verifica? Sono stati fissati tempi e modi per misurare i risultati ottenuti? Nessuno lo sa. Serve un progetto dove le amministrazioni dicano chiaramente cosa vogliono fare con l’Unione.

Altre soluzioni? Fino ad ora non ne ho sentite. Tranne tirare a campare, accontentandosi di fare piccolo cabotaggio e un po’ di apparenza.

 

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auguri a tutti i lettori di questo spazio

1 gennaio 2018 · Nessun commento

NOI CI SIAMO

Il 2017 ha visto la “casa della salute” entrare in funzione. Questo risultato è stato possibile grazie alle tante persone che hanno firmato la petizione che chiedeva il servizio. Grazie a loro, il grande investimento pubblico di regione Pieve, cantiere chiuso e abbandonato per dieci anni, torna all’attenzione del dibattito pubblico e viene completato. Anche le amministrazioni comunali della zona, che avevano tenuto preferito il silenzio evitando accuratamente per anni di coinvolgere la gente, sono costrette ad occuparsene. Se c’è stato un cambiamento, il merito è della gente che ci ha creduto. Questo, ritengo sia l’augurio migliore per tutte le persone che hanno a cuore il futuro della nostra zona, Villafranca compresa. Anche a livello locale, serve un leale confronto di idee che sappia far tesoro delle differenze, senza timori. E sappia cercare la sintesi migliore. Gli organi di informazione possono fare molto in tal senso, se hanno la capacità di approfondire i problemi, indicare i bisogni, denunciare le inadempienze e chiedere conto delle responsabilità. Senza il timore di infastidire qualcuno. E senza limitarsi a registrare la presunta comoda verità di chi governa in quel momento. Ognuno di noi può fare la sua parte, impegnandosi nelle tante occasioni che la vita civile offre. Così la politica vera, quella che parte dal basso, può crescere e produrre i suoi positivi effetti. Con il coraggio di uscire dagli schemi. Di fare quello che non si è mai fatto. Con un ruolo attivo di giovani capaci di prendere in mano il destino del territorio, non usati per portare voti alle elezioni.

Vorrei che la politica locale venisse considerata una forma alta di volontariato, come mi disse tempo fa un giovane amico. Avere a cuore le istituzioni, che sono patrimonio di tutti, e la legalità che esse devono rappresentare, vuol dire avere a cuore la comunità tutta. Non serve una politica ridotta a curiosità di cui ci si ricorda in campagna elettorale per votare l’amico e non il programma concreto e migliore. O, peggio, un modo per farsi promettere vantaggi personali.

Da parte mia e degli amici di “Villafranca Domani”, auguro a voi e a chi amate un 2018 che vi dia le soddisfazioni che desiderate e meritate. Noi continueremo ad esserci.

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Unione “Colli del Monferrato”: a che punto siamo? Abbiamo chiesto un incontro aperto a tutto il consiglio ed ai dipendenti

2 dicembre 2017 · Nessun commento

NON DISTURBARE

Dopo tre anni, cosa ha prodotto l’Unione “Colli del Monferrato” tra i Comuni di Villafranca e Baldichieri per la popolazione dei due paesi? Nulla. Non è nemmeno riuscita a darsi una struttura, cioè la necessità basilare per produrre qualsiasi scelta operativa. Abbiamo ancora un ente che esiste solo sulla carta. Come ricorderete, la nuova Unione è nata  a fine 2014 dopo la tormentata scissione della Valtriversa. Dopo un anno avevamo chiesto conto. Dopo due, ancora. Risposte? Promesse evasive ma sempre ottimistiche. Tutto sembrava ad un passo dall’essere realizzato, pronto a partire in poco tempo. E dopo tre anni siamo ancora al nastro di partenza. Ci diranno che c’è un velocissimo collegamento informatico tra i due Comuni. Siamo contenti anche se ancora nessuno lo ha visto all’opera. Speriamo presto e speriamo che gli uffici comunali possano andare velocissimi sulle autostrade del web. Auguriamoci solo che qualcuno dica loro dove andare. Quando? Non si sa. Ci diranno che hanno acquistato una spazzatrice stradale. Peccato sia una macchina molto vecchia, comprata senza alcuna garanzia di funzionamento e per la quale sono già state previste spese di manutenzione straordinaria. Senza che abbia fatto un’ora di lavoro. Dai giornali apprendiamo che acquisteranno un pulmino per trasporto anziani. Una novità mai dichiarata nei momenti ufficiali. La classica propaganda da effetto annuncio? Non lo sappiamo. Ne prendiamo atto e aspettiamo di capire con quali soldi e per farne cosa. Non sono nemmeno stati in grado di organizzare gli incontri formativi per gli amministratori che avevamo chiesto… nel 2015. Non si sa mai che i membri del consiglio volessero sapere qualcosa. E che sarà mai? Che fretta c’è? Così finisce il mandato amministrativo e  di informarsi non c’è più bisogno. Ci diranno che siamo  brutti e cattivi a fare domande. Ma si sa. Hanno un concetto strano della politica. Vorrebbero i consiglieri silenziosi e distratti, al bisogno portatori di voti, che evitino di disturbare le giunte locali, tutte impegnate a lavorare a tempo pieno per la nobile causa.

Noi, che continuiamo a credere nella politica seria, quella semplice che si preoccupa di dare un futuro al territorio in cui viviamo, abbiamo fatto lo stesso le domande. Ecco il testo della richiesta di incontro, mandata giovedì scorso all’Unione. La lettera è stata firmata dal sottoscritto, da Alfredo Castaldo, da Giovanni Damasio e da Lorenzo Salvatore.

Siamo ormai a tre anni dalla nascita dell’Unione “Colli del Monferrato”. Pur mantenendo la nostra contrarietà alla scelta di dividere il territorio della Valtriversa, abbiamo sempre sostenuto l’idea che, se nuova Unione doveva essere, la stessa diventasse modello di efficienza e di capacità gestionale in grado di dare soluzioni nuove ai problemi del suo territorio. In tal senso, speravamo che l’Unione diventasse anche l’istituzione locale punto di riferimento della nostra gente. È evidente che così non è stato. Almeno fino ad ora. Solo un ente in grado di funzionare può esprimere scelte e politiche. Pertanto, ritenendo sempre che gli amministratori debbano essere i primi attori convinti del processo di cambiamento, serve capire a che punto siamo. Considerato che manca poco più di un anno al termine del mandato amministrativo, chiediamo un incontro con la presenza dei membri del Consiglio dell’Unione, della segretaria e dei dipendenti con funzioni apicali nei servizi di Villafranca e Baldichieri. Scopo della riunione dovrà essere confrontarsi sugli obiettivi per la messa in funzione effettiva dell’Unione, su quanto è stato fatto, su quanto resta da fare e le difficoltà incontrate, ascoltando direttamente le indicazioni ed i suggerimenti dei dipendenti. In particolare, Vorremmo conoscere:

- L’organigramma completo dell’Unione, con indicati i responsabili e le relative competenze;

- tempi e modalità di concreta attivazione del collegamento informatico tra i due Comuni;

- tempi e modi con cui le varie funzioni verranno svolte realmente dall’Unione stessa;

- Gli atti che ancora mancano o devono essere assunti ufficialmente per attivare le varie funzioni dell’Unione;

- orari e modalità di accesso per il pubblico agli uffici dell’Unione.

Chiediamo che l’incontro sia organizzato con un logico anticipo per un sabato mattina, in modo da favorire la massima presenza possibile. Dei cinque punti sopra indicati, chiediamo venga consegnata a tutti i consiglieri una memoria riepilogativa scritta.

Inoltre, rileviamo che non è mai stata data attuazione al ciclo di incontri formativi da noi richiesto ancora nell’agosto 2015 a favore degli amministratori. Tali incontri dovevano servire a una conoscenza reciproca della situazione di Villafranca e Baldichieri per mettere i membri del Consiglio nella migliore condizione di scegliere con una visione complessiva di territorio.

 

 

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per abbassare il costo dei rifiuti, proviamo a non produrli. “Villafranca Domani” lo sostiene da anni

18 ottobre 2017 · Nessun commento

VOGLIAMO IL “RIFIUTO ZERO”

Come fare per ridurre il costo dei rifiuti? Non produrli. E’ il “rifiuto zero” la nuova frontiera. Andare oltre la raccolta differenziata. Produrre meno rifiuti. O meglio: non produrli. Si può? Si. Non è facile. Bisogna lasciare abitudini consolidate. Dimenticare la comodità dell’usa e getta. Insegnare i comportamenti virtuosi, come utilizzare prodotti alla spina e scegliere quelli con meno imballaggi nello scaffale del supermercato. Sostenere i mercati del riuso per dare una seconda vita ad oggetti che verrebbero buttati. Anche abbandonare i rifiuti sul territorio è un costo. Ambientale perché è un comportamento sbagliato che arrecherà danni per tanto tempo. Lo sapevate che una bottiglia di plastica abbandonata impiega mille anni prima di deteriorarsi? Un costo economico perché per pulire si spendono soldi. Si è parlato di questo sabato 14 ottobre, nell’interessante incontro pubblico promosso dalla Vicaria della Valtriversa a Monale, in collaborazione con il locale circolo di Legambiente. Un vivace dibattito che ha visto come relatore principale Alessandro Cane, rappresentante della cooperativa Erica di Alba, da sempre attiva nella formazione e nei progetti in campo ambientale. Cane è stato presidente della cooperativa fino all’aprile scorso.

Non produrre rifiuti è quanto noi di “Villafranca Domani” sosteniamo da anni. Ovviamente, non ci siamo mai illusi che tutto questo sia facile e ottenibile in poco tempo. Il problema rifiuti è complesso. Ha molti aspetti che devono essere considerati insieme. In primo luogo, serve una politica locale che guardi al futuro, capace di premiare e incentivare le buone pratiche utili per non produrre rifiuti. Pratiche che fanno bene all’ambiente e tagliano i costi. Serve mostrare nel concreto che non produrre rifiuti è possibile perché l’unico rifiuto che non costa è quello che non viene prodotto. Peccato che tutto questo a Villafranca non venga fatto.  Anche la “casetta dell’acqua”, unica vero esempio in tal senso, almeno fino ad ora, viene considerata dall’amministrazione un fastidio e un costo.  Non uno strumento positivo che ha evitato di buttare migliaia di bottiglie di plastica nei rifiuti. Si è visto chiaramente in consiglio comunale. Non solo a Villafranca non si fanno iniziative per non produrre rifiuti. Non vengono nemmeno fatte iniziative di promozione della raccolta differenziata. Sono necessarie? Si. La popolazione cambia. Gente nuova arriva. Altri emigrano. Negli anni sono aumentati gli stranieri. Favorire la formazione di una cultura ambientale è un lavoro continuo. Va fatto coinvolgendo le famiglie e, in particolare, i giovani. Non bastano qualche lontana pubblicità, qualche sporadico manifesto che pochi leggono o qualche burocratica lettera. Qualcuno obietterà: a Villafranca la raccolta differenziata è già su percentuali alte. Ver0. I dati ci dicono che il paese è sull’80 per cento. Un ottimo risultato reso possibile dall’impegno di tutti i villafranchesi che conferiscono correttamente. Un ottimo risultato che ha le sue radici in una cultura costruita a partire dal 1991, quando di differenziata nessuno si preoccupava. L’amministrazione comunale oggi si vanta con ragione dei valori raggiunti. Peccato che allora, quando era opposizione, tuonava contro gli investimenti necessari per impiantare il sistema. Già in quegli anni c’erano stati positivi esempi di raccolta porta a porta. Sperimentazioni che favorirono la decisione del 2008 di renderlo il sistema principale di raccolta, con i risultati che conosciamo. Ora l’errore sarebbe credere che quanto fatto sia sufficiente e che non serva altro, tanto la gente lo sa. Mai dare qualcosa per scontato e vivere di rendita. Si corre il rischio di regredire, come ha ben spiegato lo stesso Alessandro Cane nell’incontro di Monale. Quindi? Ora ci sono le basi per un altro considerevole salto in avanti e puntare al “rifiuto zero”. Può sembrare utopia. Ma è dalle utopie che nascono i cambiamenti significativi. Non era utopia la differenziata nel ’91? Sono scelte che i Comuni possono fare perché sono nelle lore competenze. Come è nelle loro competenze applicare una tassa rifiuti che sia facilmente comprensibile alla gente normale. Concordare sistemi di raccolta e di tassazione uguali almeno in tutta la Valtriversa geografica. Fare controlli efficaci e duraturi nel tempo per sanzionare evasione e abbandono. Nel ’91, con la raccolta differenziata dei rifiuti, riuscimmo a far lavorare insieme più Comuni della zona. Fu la prima vera “Comunità”, fatta da amministratori che ci credevano, senza obblighi o secondi fini.  Si può cambiare? Si. I Comuni devono solo volerlo.

 

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