Il BLOG di Paolo Volpe

Costruire una nuova politica per Villafranca d’Asti

Il BLOG di Paolo Volpe header image 1

per abbassare il costo dei rifiuti, proviamo a non produrli. “Villafranca Domani” lo sostiene da anni

18 ottobre 2017 · Nessun commento

VOGLIAMO IL “RIFIUTO ZERO”

Come fare per ridurre il costo dei rifiuti? Non produrli. E’ il “rifiuto zero” la nuova frontiera. Andare oltre la raccolta differenziata. Produrre meno rifiuti. O meglio: non produrli. Si può? Si. Non è facile. Bisogna lasciare abitudini consolidate. Dimenticare la comodità dell’usa e getta. Insegnare i comportamenti virtuosi, come utilizzare prodotti alla spina e scegliere quelli con meno imballaggi nello scaffale del supermercato. Sostenere i mercati del riuso per dare una seconda vita ad oggetti che verrebbero buttati. Anche abbandonare i rifiuti sul territorio è un costo. Ambientale perché è un comportamento sbagliato che arrecherà danni per tanto tempo. Lo sapevate che una bottiglia di plastica abbandonata impiega mille anni prima di deteriorarsi? Un costo economico perché per pulire si spendono soldi. Si è parlato di questo sabato 14 ottobre, nell’interessante incontro pubblico promosso dalla Vicaria della Valtriversa a Monale, in collaborazione con il locale circolo di Legambiente. Un vivace dibattito che ha visto come relatore principale Alessandro Cane, rappresentante della cooperativa Erica di Alba, da sempre attiva nella formazione e nei progetti in campo ambientale. Cane è stato presidente della cooperativa fino all’aprile scorso.

Non produrre rifiuti è quanto noi di “Villafranca Domani” sosteniamo da anni. Ovviamente, non ci siamo mai illusi che tutto questo sia facile e ottenibile in poco tempo. Il problema rifiuti è complesso. Ha molti aspetti che devono essere considerati insieme. In primo luogo, serve una politica locale che guardi al futuro, capace di premiare e incentivare le buone pratiche utili per non produrre rifiuti. Pratiche che fanno bene all’ambiente e tagliano i costi. Serve mostrare nel concreto che non produrre rifiuti è possibile perché l’unico rifiuto che non costa è quello che non viene prodotto. Peccato che tutto questo a Villafranca non venga fatto.  Anche la “casetta dell’acqua”, unica vero esempio in tal senso, almeno fino ad ora, viene considerata dall’amministrazione un fastidio e un costo.  Non uno strumento positivo che ha evitato di buttare migliaia di bottiglie di plastica nei rifiuti. Si è visto chiaramente in consiglio comunale. Non solo a Villafranca non si fanno iniziative per non produrre rifiuti. Non vengono nemmeno fatte iniziative di promozione della raccolta differenziata. Sono necessarie? Si. La popolazione cambia. Gente nuova arriva. Altri emigrano. Negli anni sono aumentati gli stranieri. Favorire la formazione di una cultura ambientale è un lavoro continuo. Va fatto coinvolgendo le famiglie e, in particolare, i giovani. Non bastano qualche lontana pubblicità, qualche sporadico manifesto che pochi leggono o qualche burocratica lettera. Qualcuno obietterà: a Villafranca la raccolta differenziata è già su percentuali alte. Ver0. I dati ci dicono che il paese è sull’80 per cento. Un ottimo risultato reso possibile dall’impegno di tutti i villafranchesi che conferiscono correttamente. Un ottimo risultato che ha le sue radici in una cultura costruita a partire dal 1991, quando di differenziata nessuno si preoccupava. L’amministrazione comunale oggi si vanta con ragione dei valori raggiunti. Peccato che allora, quando era opposizione, tuonava contro gli investimenti necessari per impiantare il sistema. Già in quegli anni c’erano stati positivi esempi di raccolta porta a porta. Sperimentazioni che favorirono la decisione del 2008 di renderlo il sistema principale di raccolta, con i risultati che conosciamo. Ora l’errore sarebbe credere che quanto fatto sia sufficiente e che non serva altro, tanto la gente lo sa. Mai dare qualcosa per scontato e vivere di rendita. Si corre il rischio di regredire, come ha ben spiegato lo stesso Alessandro Cane nell’incontro di Monale. Quindi? Ora ci sono le basi per un altro considerevole salto in avanti e puntare al “rifiuto zero”. Può sembrare utopia. Ma è dalle utopie che nascono i cambiamenti significativi. Non era utopia la differenziata nel ’91? Sono scelte che i Comuni possono fare perché sono nelle lore competenze. Come è nelle loro competenze applicare una tassa rifiuti che sia facilmente comprensibile alla gente normale. Concordare sistemi di raccolta e di tassazione uguali almeno in tutta la Valtriversa geografica. Fare controlli efficaci e duraturi nel tempo per sanzionare evasione e abbandono. Nel ’91, con la raccolta differenziata dei rifiuti, riuscimmo a far lavorare insieme più Comuni della zona. Fu la prima vera “Comunità”, fatta da amministratori che ci credevano, senza obblighi o secondi fini.  Si può cambiare? Si. I Comuni devono solo volerlo.

 

→ Nessun CommentoTag: ambiente · appuntamenti · economia · politica · Unione "Colli del Monferrato" · Valtriversa

attivato il primo lotto del sistema di videosorveglianza

2 ottobre 2017 · Nessun commento

TELECAMERE

Villafranca ha un sistema di telecamere di sorveglianza. Bene. Era ora. Sono solo sei, posizionate con i fondi stanziati nel 2016. Nulla ancora per il secondo lotto con i fondi del 2017. Ma si sa che i tempi di decisione dell’amministrazione comunale sono sempre molto lunghi. Il nostro gruppo, “Villafranca Domani”, chiede che il sistema villafranchese diventi parte di uno più ampio capace di coprire tutti i paesi della ex Valtriversa, con i vigili a fare da coordinatori. Vorrebbe dire più sicurezza per tutta la zona. Noi continuiamo a pensare alla Valtriversa che dovrebbe essere unita e capace di fare scelte condivise. I vigili vanno usati per la loro professionalità. Servono persone che diano valore aggiunto al presidio del territorio. Non persone disperse con i loro servizi venduti ad una ventina di Comuni diversi e molto lontani tra loro. O ridotti a fare gli impiegati.

Abbiamo anche chiesto che i vigili siano messi fin da subito nella condizione di accedere alle registrazioni direttamente via internet dal loro ufficio. Perché? Quando ci venne annunciata la posa delle telecamere, questa possibilità non era prevista. Avrebbero dovuto recarsi in municipio, chiedere permesso e aspettare un incaricato che li accompagnasse. Abbiamo detto no, troppo complicato e inadeguato. Chi indaga ha bisogno di farlo in fretta quando serve. Dall’amministrazione ci hanno fatto problemi di privacy, poi di tecnologia. Poi che avrebbero valutato. Nel regolamento del servizio di videosorveglianza, approvato lo scorso giovedì dal consiglio comunale, l’accesso dei vigili è stato previsto. Non nella prima bozza presentata ma nella seconda, arrivata solo poche ore prima del consiglio, perché non si sarebbero accorti che il testo non era adeguato alla normativa. Meglio tardi che mai. Quando daranno ai vigili nel concreto l’accesso alle immagini dal loro ufficio? Tentennando un po’, ci hanno assicurato che hanno ordinato alla ditta installatrice di farlo. Ci auguriamo molto presto ma non ne siamo così sicuri.

→ Nessun CommentoTag: politica · sicurezza · Unione "Colli del Monferrato" · Valtriversa

l’amministrazione ammette problemi nel conferimento dei rifiuti indifferenziati al sistema di raccolta

25 agosto 2017 · Nessun commento

TENIAMO PULITA LA CASA DI TUTTI

A Villafranca, come si paga lo smaltimento dei rifiuti prodotti? La bolletta dei rifiuti che riceviamo ogni anno è calcolata, in parte, sul numero dei sacchi viola presi in municipio per il rifiuto che non può essere riciclato. Quello che non si può recuperare deve essere dato al servizio di raccolta in quei sacchi viola. Il sacco da 30 litri costa 95 centesimi. Quello da 70 sale a 2,20 euro. Quello da 100 arriva a 3,15 euro. Quindi, più ne andiamo a ritirare, più paghiamo perché vuol dire che produciamo più rifiuti. Principio sacrosanto. Peccato che ci siano 600 famiglie, sulle 1400 complessive tra residenti e non residenti,  che nel 2016 non hanno ritirato sacchetti viola. Numero fornito dal Comune stesso. Noi di “Villafranca Domani” abbiamo sollevato il problema in consiglio comunale. Abbiamo ritenuto il dato rilevante:  dovrebbe preoccupare ogni amministratore comunale. Perché? Meno sacchetti si prendono, meno si potrebbe pagare. In parte questo specifico aspetto del probema viene superato con un consumo minimo stimato di sacchi messo comunque in bolletta, anche se gli stessi non sono stati ritirati. Dai 20 sacchi da 20 litri per famiglie di una persona, fino ai 50 per famiglie di 6 o più persone. Quello che ci preoccupa di più è lo smaltimento. I rifiuti che fine fanno? Vengono abbandonati? La nostra denuncia è stata banalizzata e minimizzata dall’amministrazione comunale. Solo nel consiglio del 27 luglio, il consigliere Accasto ha dato i risultati di una verifica personale che avrebbe fatto, visitando 150 delle 600 famiglie che non hanno preso sacchi viola nel 2016. Ben 85 avrebbero dichiarato di “non averne bisogno”. Cioè oltre il 60 per cento del campione non userebbe i sacchi viola. Altre 46 se li farebbero prendere “da altri”.  La rimanente parte si sarebbe rifiutata di dare risposte. I dati cosa dimostrano? I nostri dubbi erano giustificati. Anche l’amministrazione comunale ha dovuto ammetterlo. Speriamo che una parte delle famiglie interpellate faccia talmente bene la raccolta differenziata da non aver bisogno di sacchi. Però, una parte può smaltire in modo sbagliato.  Ci sarà sicuramente chi non sa come comportarsi. O chi non ha una cultura ecologica. Ci sarà chi non ha voglia di impegnarsi e preferisce la via più comoda. Ci sarà, ovviamente, chi vuole fare il furbo e  non pagare. O pagare meno. Questo ci spiega perché nei giorni di raccolta si vedono “borse della spesa”, sacchi neri e sacchi viola “taroccati”, quelli che sembrano comunali ma in realtà arrivano dal supermercato. Non saranno tantissimi casi, per fortuna, ma ci sono. Ci sono anche gli abbandoni, come dimostrato dai rifiuti raccolti dalla locale sezione di Legambiente, ad ogni edizione di “puliamo il mondo”, e le segnalazioni di cittadini anche su facebook. Anche farsi prendere i sacchi “da altri” può causare problemi. Premesso che la giustificazione non sembra molto credibile, almeno non in quella dimensione, a chi vengono addebitati in bolletta? Forse, a persone diverse dagli effettivi utilizzatori.

LE PROPOSTE DI “VILLAFRANCA DOMANI”

Cosa fare? Da troppi anni manca una diffusa ed efficace campagna di informazione su come smaltire i rifiuti. L’amministrazione comunale fa vaghe promesse. Poi nulla viene tradotto in pratica. Molte famiglie villafranchesi sono cambiate negli anni. Gente se ne è andata. Altra è arrivata. C’è una significativa presenza di stranieri con tutti i problemi di comprensione e consapevolezza. Non bastano il volantino dato distrattamente o qualche burocratica lettera. Le campagne di informazione vanno fatte periodicamente. Risultati importanti si possono ottenere con apposite lezioni nelle scuole.

E poi? Dimostare nel concreto che si possono non produrre rifiuti. La nuova sfida che il Comune dovrebbe affrontare. Servono iniziative in tal senso. Ad esempio, incentivare distributori di prodotti alla spina nei negozi. Il Comune potrebbe premiare chi mettesse in atto buone pratiche in tal senso.

Continuare il dialogo con le famiglie porta a porta, per capire cosa serve, gli errori fatti e come porvi rimedio. L’indagine di Accasto è una buona cosa ma non basta. Bisognerebbe continuarla per renderla più significativa. La gestione di un sistema di raccolta rifiuti che, per forza di cose, è complesso si fa per strada. Non dietro una scrivania. Perché non mettere in mostra in modo ben visibile, per qualche tempo, quanto raccoglie Legambiente con “puliamo il mondo”? Gestire i rifiuti è prima di tutto un fatto di educazione e di cultura. Far vedere l’immondizia tolta dai fossi potrebbe aiutare a capire.

In sintesi, serve un impegno programmato e continuativo nel tempo. Non basta il singolo momento. Differenziata di qualità e insegnare a non fare rifiuti. Poi, dopo la spiegazione,  sanzioni pesanti per chi continua a tenere comportamenti sbagliati. Da anni a Villafranca i controlli sono praticamente inesistenti. Si continua a dare il messaggio che tutto è tollerato. Fai quello che vuoi, tanto non succede nulla. Nelle bollette comunali ci dovrebbe essere il calcolo dettagliato di quanto dovrebbe pagare la singola famiglia: per trasparenza, per far comprendere quali sono i costi e perché si paga. Educazione e cultura sono un investimento per il futuro. Come sempre, la differenza è scegliere di farlo.

FACCIAMO PARLARE LE IMMAGINI 

puliamo il mondo 2015 1

17.10.2015. “Puliamo il mondo” a Villafranca, organizzato dal locale circolo di Legambiente. La foto evidenzia il notevole quantitativo di rifiuti  abbandonati lungo le strade che ogni volta viene raccolto

17.10.2015. Legambiente organizza "Puliamo il mondo" a Villafranca. Dalla vegetazione esce anche un copertone

17.10.2015. Legambiente organizza “Puliamo il mondo” a Villafranca. Dalla vegetazione esce anche un copertone

 

20170324_182313 (FILEminimizer)

il contenitore per i medicinali scaduti in via Luotto, proprio davanti a dove c’era l’Asl fino a fine 2016, Come si può vedere, è rotto da anni e spesso i medicinali sono abbandonati anche all’esterno. Considerata la delicata tipologia di rifiuto, il contenitore andrebbe sostituito.

Regione Pieve. Sacchi neri abbandonati accanto alle campane per la raccolta del vetro

Regione Pieve. Altra scena che si vede spesso: sacchi neri abbandonati accanto alle campane per la raccolta del vetro. Fino ad ora, nessun controllo e nessuna sanzione. Con l’unico risultato di dare il messaggio che i più furbi la fanno sempre franca

 

ponte grosso

Località Ponte Grosso. Sotto le arcate del ponte, gli abbandoni di rifiuti sono frequenti. L’immagine è di inizio agosto 2017. Chi ha tagliato l’erba lungo la strada, ha ignorato la presenza di sacchi neri e li ha “triturati”, senza poi curarsi di pulire

 

→ Nessun CommentoTag: ambiente · associazioni · politica

tenere pulite e in ordine le aree pubbliche servirebbe a tutti

18 agosto 2017 · Nessun commento

MIGLIORARE L’IMMAGINE DEL PAESE

Qualcuno si è accorto della transenna che impedisce da tempo l’accesso allo scivolo del Valentino, attrezzo ormai vecchio e privo di adeguata manutenzione? Che la situazione dei giochi per bambini sia carente, lo evidenzio da anni in questo spazio (se qualcuno ha voglia di ricordare, ecco cosa scrivevo nel 2009 e nel 2011, nella generale indifferenza). Come “Villafranca Domani”, da anni sosteniamo che sia carente, salvo qualche sporadico intervento, la cura verso l’unica area a verde pubblico del concentrico, cioè sempre quella del Valentino. Sosteniamo che sia carente anche la sicurezza, in particolare sul lato verso la ferrovia. La rete esistente non costituisce di certo un ostacolo per chi volesse superarla. E se lo facesse un bambino? Magari quando passa un treno? Perché siamo in questa situazione? Mancano soldi, dirà qualcuno. I soldi sono pochi, è vero. Ma quelli che ci sono bisogna decidere come spenderli. È un fatto che sulle aree a verde pubblico l’attuale amministrazione comunale e quella precedente abbiano scelto di non investire. Magari perché hanno sempre creduto che bastino i giardini privati, come dichiararono anni fa. E chi non li ha? Si arrangi. Spazi pubblici per il gioco dei bambini e per socializzare servono. Sono un valore sociale. C’è poco personale per le manutenzioni, direbbe qualcun altro. Vero anche quello. Mi auguro che i cantonieri di Villafranca e Baldichieri comincino a lavorare insieme, in un’unica squadra. Se siamo Unione “Colli del Monferrato” con Baldichieri, cosa ancora tutta da dimostrare nella realtà, proviamo a darci una mano. Senza disperdere le risorse, magari aggiungendo anche i cantonieri temporanei che dovrebbero essere assunti a settembre. Lavorando in squadra potrebbero fare qualche opera di portata maggiore. E sostenere la cura dei beni pubblici, che sono di tutti e non “di nessuno”, con il lavoro dei privati che hanno debiti per tassa rifiuti nei confronti del Comune? Lavoro volontario in cambio dell’azzeramento dei debiti. Ci guadagnerebbero le persone oneste e ci guadagnerebbe il Comune. E utilizzare in qualche lavoro anche i migranti ospitati nel nostro paese? Tre mesi fa il Comune ha approvato una convenzione in tal senso proposta dal consorzio Codeal che ha l’incarico di gestirli. Da allora, non mi risulta che qualcosa si sia mosso. Perché? Qualcuno ha sollecitato Codeal a muoversi? E sperimentare qualche forma di collaborazione con il mondo del volontariato? Tenere in ordine e pulite le aree pubbliche migliora l’immagine del paese. Tutti dobbiamo sentircene responsabili perché il paese è casa nostra. Terremmo casa nostra sporca e malandata? Le possibili soluzioni ci sono. Bisogna provare ad usarle.

la transenna impedisce l'utilizzo dello scivolo ormai vecchio e bisognoso di manutenzione

la transenna impedisce l’utilizzo dello scivolo ormai vecchio e bisognoso di manutenzione

 

l'inutile wc del Valentino ormai abbandonato da tempo

l’inutile wc del Valentino ormai abbandonato da tempo. Incuria e vandalismi hanno fatto la loro parte.

seggiolino altalena

il seggiolino rotto dell’altalena al Valentino. Rotta anche la protezione centrale per i più piccoli. Da quanto tempo è in queste condizioni?

→ Nessun CommentoTag: ambiente · politica · sociale · Unione "Colli del Monferrato"

sta per partire un nuovo sistema di videosorveglianza. Le immagini saranno accessibili alle forze dell’ordine?

14 agosto 2017 · Nessun commento

TELECAMERE E VIGILI

I vigili e i carabinieri potranno vedere direttamente le immagini riprese dalle sette nuove telecamere che sono appena state installate e dovrebbero essere attivate a settembre? No. Nessuna possibilità di accesso da computer nei loro uffici. L’amministrazione comunale non lo avrebbe previsto. Vigili e carabinieri, se vorranno visionare i filmati dovranno recarsi in municipio dell’orario di apertura e chiedere il permesso di farlo. A chi? Come? Ancora non si sa. Lo abbiamo appreso nel consiglio comunale del 27 luglio scorso. Abbiamo replicato che si tratterebbe di un sistema poco efficace. Le immagini vanno viste quando serve. In fretta. E le forze di polizia locale devono poterlo fare senza complicazioni. Anche perché la vicina Cantarana già farebbe così per le sue telecamere. L’amministrazione ha tentato di replicare con timori sui costi e sulla possibilità di danneggiare la privacy delle persone. Abbiamo risposto che riteniamo sbagliato impedire ai vigili di agire in modo rapido. Poi, che telecamere stradali danneggino la privacy si sembra del tutto ridicolo. Finale? Ci “penseranno”. E pensarci prima?

→ Nessun CommentoTag: politica · sicurezza

il Comune risponde alla nostra interrogazione sulla tassa rifiuti senza dire nulla

30 luglio 2017 · Nessun commento

PAGA CITTADINO/2

E’ arrivata la risposta dell’amministrazione comunale allinterrogazione di “Villafranca Domani” sui crediti mai incassati della tassa rifiuti. Dice ovvietà mai messe in discussione da nessuno e, come già fatto in consiglio comunale, rimane evasiva sulle nostre domande.
Il Comune restituirà ai cittadini i maggiori costi previsti nella bolletta rifiuti rispetto a quelli reali? Sembra proprio di No. Perché? Leggiamo che gli uffici “sono a procedere ad effettuare il conguaglio positivo o negativo solo al momento in cui si abbia una situazione definitiva degli incassi dell’esercizio”. Quando? La risposta non lo dice. Chissa come mai. Secondo noi, il conguaglio andrebbe fatto quando si sia fatto tutto il possibile per recuperare l’evasione di chi non ha pagato, al massimo entro i termini legali della prescrizione del credito.  Dal 2014 in avanti, la relazione al bilancio consuntivo, approvata dall’amministrazione comunale, ha sempre fornito un dato chiaro: il Comune emette bollette per un importo superiore alle effettive spese. Leggono quello che loro stessi approvano? E’ ovvio che chi non paga diventa un costo in più per chi paga. Capita in qualsiasi azienda. Ma solo dopo che si è fatta ogni azione utile per far pagare tutti quanto devono. Un imprenditore non emette una fattura a carico di un cliente per poi dimenticarsi dello stesso se non paga. Attua tutte le forme di pressione che gli sono possibili. E’ sempre ovvio che il Comune deve continuare a raccogliere i rifiuti. L’imprenditore privato può smettere di servire il cliente debitore. Proprio per questo spetta al Comune il dovere morale di attuare azioni decise nei confronti dell’evasione, anche per evitare di perdere autorevolezza. Ne ha già così poca. Ogni posizione andrebbe esaminata con criteri e interventi precisi perché tutti siano trattati allo stesso modo. Azioni che potrebbero comprendere l’offerta di lavori sociali a pagamento del debito per chi è onesto ma ha difficoltà a pagare per provati problemi economici. Rimane un dubbio: non sarà mai che perseguire chi non paga le tasse non porti a quel consenso facile sempre desiderato in municipio? La tassa rifiuti riguarda tutti. Non è legata alla proprietà della casa. Pagare per smaltire i rifiuti prodotti è un fatto di educazione e senso civico. Quindi, la potenziale evasione può essere più diffusa e in tutti i livelli sociali.

COSA SI E’ FATTO?

Quali attività sono state fatte per contrastare l’evasione, chiedevamo nella nostra interrogazione? Ecco la risposta. L’ufficio finanziario avrebbe provveduto ad “esaminare tutte le posizioni” e ad “inviare un ulteriore sollecito” per chiedere di regolarizzarle con la “rottamazione” delle cartelle esattoriali possibile qualche mese fa. Contemporaneamente, “si è iniziato a valutare” (sottolineo: iniziato. Il nostro gruppo ha sollevato il problema nel 2012) quali fossero le posizioni per le quali un’azione di recupero del credito sarebbe conveniente. In sintesi, il Comune avrebbe detto agli interessati di usare una sorta di condono e avrebbe iniziato a riflettere sulle potenziali posizioni recuperabili. L’invito a farsi condonare sarà anche stato mandato. Non ci risultano approfondite attività di esame delle singole posizioni. Chi le avrebbe fatte? Con quali mezzi di indagine? Con quali modalità? Gli interessati sono stati convocati in municipio? Qual’è la soglia utile per considerare un credito non recuperabile? L’amministrazione non lo dice ora e non lo ha mai detto prima. Dopo più di cinque anni abbiamo ora “iniziato a valutare”? Consentiteci di essere molto perplessi. Ora scopriamo da quanto ci viene risposto che tutta questa presunta attività avrebbe richiesto un impegno di personale quantificato in 15 mila euro. Cioè la metà del costo di un dipendente. Vorrebbe dire che un dipendente avrebbe lavorato sei mesi per mandare via un po’ di lettere e fare un’attività di valutazione dalle caratteristiche quanto mai vaghe. Per questa presunta attività, nel bilancio 2017 è stata ancora prevista la spesa di 21600 euro sotto la voce “recupero crediti”. Stessa scelta del 2016. Verranno fatte altre indagini ed attività più incisive? Silenzio. O si useranno quei maggiori costi messi a carico dei cittadini onesti per dire che un impiegato lavorerà altri sei mesi per mandare un po’ di lettere? Il buon senso ci dice che la tesi sostenuta dal Comune non sta in piedi. E’ solo la via più semplice per far pagare chi già paga.
Come si intende distinguere tra effettiva evasione di cui vuol fare il furbo e bisogno economico? Nessuna risposta. Per l’amministrazione comunale, il mancato incasso deriverebbe da “aziende fallite o cessate con il titolare o soci irreperibili” e da “singoli cittadini privati anche stranieri che si sono trasferiti in altre località o anche all’estero”. E chi lo stabilito? Con quale tipo di indagine? Per sentito dire? Non si può perseguire chi non ha pagato e si è trasferito in un altro Comune? Dobbiamo rassegnarci all’idea che l’evasione ci sarà sempre e quindi tanto vale lasciar perdere? Perché questo sembra il messaggio dell’amministrazione, come confermato dai 221 mila euro di crediti per tassa rifiuti cancellati dal bilancio in sei anni. Tutte perdite. Derivano tutte da fallimenti o da emigrati fuggiaschi? Quali iniziative, veramente incisive, ha fatto l’amministrazione per non perdere quei crediti?  Sorge spontanea una conclusione: oggi, chi non paga non rischia nulla.

 la risposta del Comune

→ Nessun CommentoTag: ambiente · politica · sicurezza

le bollette dei rifiuti superano i costi. Perché?

24 giugno 2017 · Nessun commento

PAGA IL CITTADINO

Il Comune realizza un utile dalla tassa rifiuti. Non si può fare ma è così. E’ la stessa amministrazione comunale ad ammetterlo. Il totale complessivo delle bollette 2016 mandate ai cittadini è stato di 379 mila euro. Il totale delle spese sostenute per gestire la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti è stato di 324 mila euro. Le bollette hanno superato le spese di 55 mila euro, pari al 17 per cento in più, come dichiarato in modo evidente nella relazione al bilancio consuntivo. La medesima situazione del 2014, quando l’utile fu del 10 per cento, e del 2015, con un extra del 5 per cento. del. In consiglio comunale, abbiamo chiesto spiegazioni e se l’amministrazione aveva intenzione di restituire la differenza ai villafranchesi. La risposta è stata molto evasiva. Secondo lor signori, nel preventivo delle spese non sarebbero stati compresi tutti i costi effettivi. Motivazione non accettabile perché significherebbe che le cifre sulle quali vengono calcolate le tariffe sarebbero soggette a qualsiasi arbitraria interpretazione. La giustificazione dell’amministrazione non sta in piedi anche perché la differenza a favore del Comune è dovuta, per oltre 21 mila euro, a un accantonamento per “spese recupero crediti” mai effettivamente sostenute. Cioé il Comune ha alzato i costi presunti, e quindi aumentato le bollette, sostenendo che avrebbe usato quei soldi per perseguire chi non paga la tassa rifiuti. Nella realtà, nel 2016, non ha fatto nulla di concreto e questo accantonamento non lo ha speso. Nei conti 2017 ha riproposto un nuovo accantonamento per altri 20 mila euro. Fino ad oggi, non ci risultano attività contro chi non paga. E siamo già a fine giugno. Sono anni che denunciamo il problema dei crediti da tassa rifiuti mai incassata. Al 31.12.2016, risultavano crediti in essere per 251 mila euro, dopo averne cancellati in via definitiva 23 mila per prescrizione, che si vanno ad aggiungere ai 198 mila cancellati nei cinque anni precedenti. 221 mila euro di perdite in 6 anni. Ci siamo sentiti rispondere che c’è la crisi, che ci sono i “fallimenti” e che una certa quota di evasione sarebbe normale. Tutte giustificazioni generiche, semplicistiche e comunque sempre non accettabili. Perché rinunciare ad un credito senza nemmeno aver mai provato ad incassarlo? Non ci sono dati certi e ufficiali sui motivi dei mancati pagamenti. I tentativi di recupero attuati in passato si sono limitati ad alcune lettere di sollecito che hanno dato modesti risultati. Nessun tentativo di capire in modo oggettivo chi non paga perché è in una situazione di bisogno e chi non paga perché ne vuole approfittare a danno di tutti. Nessun tentativo di sperimentare forme alternative di pagamento, come il baratto amministrativo, cioè  paghi lavorando per il Comune. Fino ad ora, nessuno ci ha ancora spiegato come mai seicento persone tenute a pagare la tassa rifiuti non abbiano ritirato alcun sacco viola nel 2016. Ricordiamo che una quota della tariffa si calcola proprio in proporzione a quanti sacchi viola ritiri in municipio. Più ne prendi, più paghi. Meno ne prendi, meno paghi. L’amministrazione si era accorta di questa anomalia? Ha cercato di capirne i motivi? Spero siano tutte persone che fanno benissimo la raccolta differenziata. Ma se ci fossero rischi di abbandono dei rifiuti? Come dimostrano Legambiente quando fa “puliamo il mondo”, o foto apparse recentemente anche su facebook, l’abbandono esiste. O se ci fosse l’utilizzo di sacchi viola “da supermercato”? Quelli che sembrano i sacchi comunali. O l’amministrazione si è girata dall’altra parte, facendo finta di nulla? Si sa che è più conveniente non disturbare. E’ la scelta più comoda. Facilita il consenso. E il rispetto per chi paga regolarmente? E la tutela delle risorse comunali? Ovviamente, il cittadino onesto e scrupoloso è quello che paga sempre.  Servirebbero premiare la non produzione di rifiuti. Sperimentare forme diverse di raccolta. Ad esempio, ha senso fare il porta a porta nei nostri paesi con mezzi che pesano tonnellate? Si potrebbe far meglio? Con meno inquinamento e più risparmio? Bisognerebbe conoscere le esperienze innovative e provare. Uscire dalla logica perversa del “si è sempre fatto così”. Comunque, il fatto certo è che chi fa il furbo e non paga la bolletta gode dell’alta probabilità di cavarsela senza problemi. Perché? “Villafranca Domani” ha presentato un’interrogazione sul tema al Comune, fino ad ora rimasta senza risposta. Cliccate qui sotto per leggerla.

  l’interrogazione presentata da “Villafranca Domani”

→ Nessun CommentoTag: ambiente · economia · politica

“Villafranca Domani” presenta un’interrogazione per capire le intenzioni dell’amministrazione comunale sui locali di via Luotto

2 giugno 2017 · Nessun commento

INVESTIRE O VENDERE?

A febbraio, da questo spazio, proponevo di dare uno scopo pubblico ai locali comunali di via Luotto: la ex sede Asl, 118 e Cri. Locali oggi vuoti che rischiano di rimanere abbandonati. Con evidenti segni di degrado per una necessità di manutenzione che l’amministrazione comunale non si è mai preoccupata di fare negli anni.  Dal Comune non sono arrivate notizie. L’unica attività svolta: una lettera mandata agli “ordini professionali” astigiani per chiedere di divulgare ai loro associati la disponibilità di quegli spazi.

lettera Cavalla agli ordini professionali

Lettera utile ma con scarse probabilità di produrre risultati concreti. “Villafranca Domani” ritiene che quei locali, voluti e pensati per mantenere e potenziare a Villafranca i servizi sanitari (che altrimenti avremmo perso vent’anni fa) possano diventare un’occasione di rilancio per un centro del paese sempre più povero di attività. Vanno riprogettati e recuperati. Ma questo non si fa a caso. Serve un’idea di futuro dove il Comune deve fare la sua parte per darle un valore pubblico. Magari con qualche possibile collaborazione con la Casa di riposo Santanera che a pochi metri di distanza possiede un altro fabbricato abbandonato da oltre dieci anni. Idea che deve essere costruita coinvolgendo tutti i potenziali utilizzatori, valutando proposte e disponibilità. Sapendo che il momento economico è difficile e che si partirebbe con un notevole ritardo, con tutti i rischi del caso. Il Comune vorrà farlo o preferirà vendere? Il sospetto è che sceglierà la soluzione più semplice: quella che evita di pensare. Vendere. Oggi, probabilmente, svendere. Per capire quali sono le intenzioni dell’amministrazione comunale, ieri, ho presentato l’interrogazione che riporto di seguito.

Chiediamo di sapere se l’amministrazione comunale intenda darsi un atto di indirizzo con attività da compiere, momenti di confronto, obiettivi da conseguire e possibilità di trattativa con soggetti privati o pubblici, in modo da definire un progetto di recupero complessivo dei locali di via Luotto e via Roma, prima adibiti a sede Asl, 118 e Cri, oggi vuoti. In particolare, l’amministrazione comunale:

- ritiene utile un tale atto per dare orientamenti da seguire all’ufficio tecnico comunale?

- intende ricercare di possibilità di affitto, commerciali o abitativi, anche frazionando la superficie, attraverso agenzie immobiliari?

- sarebbe disponibile a concedere gli spazi, anche in via temporanea e in modo frazionato, ad associazioni di volontariato operanti in paese, con la stipula di apposite convenzioni che definiscano diritti e doveri?

- potrebbe ricollocare nella struttura attività, sia comunali, sia future dell’Unione “Colli del Monferrato”, sia dell’Unione Valtriversa o del Cogesa, considerata la sua migliore posizione a vantaggio del pubblico e la scarsità di spazi nel nostro municipio?

- ritiene di offrire gli spazi ad aziende o enti che offrono servizi pubblici, sia in attività sul territorio comunale, sia nei Comuni vicini (ad esempio, gas, acqua, patronati sindacali)?

- ritiene di sollecitare una ricollocazione nella struttura di studi professionali o servizi alla persona, sia operanti sul territorio comunale, sia in zona (ad esempio, medici, veterinari, commercialisti)?

Inoltre, chiediamo di conoscere:

- se e a quali specifici soggetti sono stati effettivamente proposti i locali, oltre alla Vostra comunicazione agli ordini professionali astigiani del 13 febbraio scorso. A quali condizioni sono state fatte le eventuali proposte?

- se allo stato attuale ci sono trattative in corso.

planimetria dei locali

 

→ Nessun CommentoTag: economia · politica · sociale · Unione "Colli del Monferrato" · Valtriversa

Opera Pia S. Elena: l’amministrazione comunale sceglie due nuovi amministratori ma non ha un progetto sociale. E non si confronta con l’opposizione

29 maggio 2017 · Nessun commento

UN’ALTRA OCCASIONE PERSA

Il 27 febbraio 2017, Anna Macchia, vice presidente dell’Opera Pia S. Elema, l’ente che si occupa della scuola materna, si dimette dal suo incarico. Tempo prima si è reso vacante un altro posto in consiglio di amministrazione per la decadenza di Luigi Bardoni. Non potendo lasciare oltre l’ente con il consiglio quasi dimezzato, il Comune è costretto a pubblicare un bando per la selezione delle candidature. E’ il 14 marzo. Perché il Comune?  Lo statuto dell’asilo prevede sia il Comune a nominare due dei cinque membri del consiglio. Altri due sono nominati dalla Parrocchia. Uno viene scelto in accordo tra le due istituzioni. Il Comune è responsabile della scelta degli amministratori anche per la casa di riposo, dove nomina l’intero consiglio. Torniamo all’asilo. Entro il 29 marzo, data di scadenza, appena quindici giorni, al bando comunale rispondono in tre: Maria Adelaide Franco, Maria Vigna e Daniele Barcaro. Con una velocità inusuale, 7 aprile, il sindaco risponde a Barcaro comunicandogli che la scelta è caduta sulle altre due candidate. Ha risposto a Barcaro in modo talmente veloce che agli atti, in quei giorni, le nomine fatte ancora non risultano. Il 13 aprile “Villafranca Domani” presenta un’interrogazione dove chiede ragione delle scelte e quali obiettivi sono stati dati alle persone nominate. Cliccate qui sotto per leggerla.

l’interrogazione di “Villafranca Domani” del 13.04.2017

Il 27 aprile Cavalla ci risponde. Senza dirci nulla. Parole molto generiche, come sua abitudine.

la risposta del sindaco Cavalla

UNA PREMESSA: SERVE UN PROGETTO SOCIALE

Secondo noi di “Villafranca Domani”, sia l’asilo, sia la casa di riposo sono enti in difficoltà. Vivono problemi diversi. Il Santanera per la possibile importante scelta di mettere mano alla proprietà ex Venturello con dieci anni di grave ritardo. Il S. Elena per deficit economico, possibile riduzione degli iscritti ed evidenti divergenze al suo interno. Entrambi con la difficoltà di costruire una nuova offerta di servizi più sostenibile e più adeguata ai tempi di un paese che cambia. Noi sosteniamo da anni la necessità di un nuovo progetto sociale. Villafranca non è più quella di una volta. Aumentano gli anziani. Diminuisce la natalità. C’è una forte componente di stranieri. Si sta perdendo la voglia di partecipare. Si sentono gli effetti della crisi economica generale. Non conosciamo più la storia dei nostri luoghi. Accettiamo tutto quello che capita senza chiederci il perché. Come se le cause non fossero anche nelle scelte fatte in passato e tutto provenisse da un altro pianeta. Conosciamo i nuovi bisogni delle persone? Quali obiettivi vogliamo darci? A quali decisioni diamo la precedenza? Come spenderemo i soldi disponibili? Sono domande a cui deve rispondere la politica locale.  Se esiste una rete di protezione sul territorio, tutta la comunità è più sicura. Quanto si è fatto fino ad ora mostra ormai i suoi limiti. Questo non vuol dire negare l’impegno di chi ha lavorato con dedizione in passato o sminuirlo. Non vuol dire dimenticare i positivi risultati ottenuti. Tutt’altro. Vuol dire riconoscere la necessità di aggiornare le risposte. Perché ci sono altre difficoltà. Anche gravi e in parte legate a cause a livello nazionale. Nessuno si illude di cambiare le sorti della nazione. Crediamo sia necessario fare quanto può essere nelle possibilità della comunità in cui viviamo. Restare a guardare è un errore. Meglio sperimentare e cercare soluzioni. Con trasparenza. Ovviamente, se si ritiene che il sociale sia una un compito della politica locale. Altrimenti, va bene così e tiriamo a campare, voltandoci dall’altra parte ogni volta che viene tolto un servizio e le persone sono sempre più sole. Quindi, per noi, Enti e volontariato devono lavorare insieme in modo coordinato e programmato, su obiettivi condivisi, decisi cercando di raccogliere al meglio tutte le idee. Non ognuno per conto proprio. Per riuscire, serve la regia del Comune. Il luogo dove si dovrebbero fare le scelte. Con un Comune determinato a fare poi un passo in più, verso una strategia di zona, insieme ad altri Comuni. Non chiuso nel singolo campanile. Chi viene nominato negli enti deve conoscere il progetto ed essere disposto a lavorare per realizzarlo. Per poi rendere conto del suo operato, come deciso dallo stesso consiglio comunale nel 2014 su nostra proposta.

La vicenda del S. Elena è stata l’ennesima prova di come l’amministrazione comunale non abbia la visione di un progetto sociale e non voglia il confronto di idee.

L’OPINIONE DI “VILLAFRANCA DOMANI”

All’inutile risposta di Cavalla, il sottoscritto, Alfredo Castaldo, Giovanni Damasio e Lorenzo Salvadore, i quattro consiglieri di “Villafranca Domani”, hanno replicato con la lettera che troverete di seguito.

La Vostra risposta alla nostra interrogazione sulle recenti nomine nel consiglio di amministrazione dell’Opera Pia S. Elena non ci fornisce nessun reale chiarimento. Nomine fatte cercando persone che abbiano esperienze “in ambito amministrativo e gestionale”? Questo è quanto Voi affermate. Cosa vuol dire? Non c’è alcuna visione di futuro in tutto questo. Chi gestisce una qualsiasi entità, sia essa una ditta privata, un’associazione, un ente, deve avere per prima cosa una visione strategica di come orienterà le scelte della struttura di cui ha la responsabilità. Non averla significa condannare la realtà che si amministra a perdere capacità di esprimere valore. A diventare sempre meno rilevante. Se poi le nomine sono fatte da un livello politico, è ovvio che gli indirizzi sui quali operare sono responsabilità della politica. In questo caso, dell’amministrazione comunale. Quindi, prendiamo atto che la Vostra scelta è quella di fare l’ordinaria amministrazione e poi si vedrà. Perché non si è voluto alcun dibattito aperto a tutti i contributi sul ruolo dell’Opera Pia S. Elena? E’ stato evitato con la banale scusa di una “mera disattenzione”. La stessa “disattenzione” già capitata in altre analoghe situazioni. E leggere gli atti che la Vostra stessa amministrazione approva? Voi avete a disposizione una struttura. I consiglieri di opposizione solo la loro buona volontà.

Cercare una sintesi in avanti tra tutti i contributi possibili avrebbe significato dare più forza all’Opera Pia S. Elena e sostenerne il ruolo in uno scenario complessivo che sta mutando profondamente. Il paese sta cambiando. Cambia la popolazione. Cambia il tessuto sociale. Probabilmente, cambiano le esigenze educative. C’è una forte diminuzione del tasso di natalità. La popolazione diminuisce. Aumentano i problemi economici delle famiglie. Ci giunge notizia che sarebbe possibile una consistente riduzione dei bambini iscritti al prossimo anno scolastico. Confermate? Sono stati fatti confronti con esperienze di altre scuole nei Comuni vicini? Sono state cercate collaborazioni? Esiste sul territorio dell’Unione “Colli del Monferrato” una scuola materna pubblica che può offrire alle famiglie un servizio gratuito. Scuola pubblica con la quale sarebbe utile concordare un “sistema integrato”, proprio nell’ambito dell’occasione politica offerta dall’Unione “Colli del Monferrato”. Vogliamo o non vogliamo diventare un unico territorio? Il consiglio di amministrazione ha avuto evidenti problemi, visti i posti che si erano resi vacanti. Chi ricopriva il ruolo di vice presidente si è dimesso. Differenti vedute che non hanno trovato una composizione? L’amministrazione comunale cosa ha fatto davanti alle divergenze? La commissione di verifica sulla convenzione con il Comune continua ad essere tenuta ai margini della situazione. Scelta che assume un ruolo rilevante perché la commissione viene gestita di fatto dalla Giunta: un ruolo che non le compete, non previsto dalla vigente convenzione. Gestite la commissione come un fatto solo formale. Senza alcuna intenzione di darle sostanza, come dimostra la Vostra scelta di rinviarne la convocazione “a data da destinarsi”. Il bilancio dell’ente è in grado di reggersi, visto che nel 2015 chiudeva in disavanzo? Nell’unica riunione di commissione fatta, avevamo appreso che anche il 2016 sarebbe stato in disavanzo. Il dato è confermato? Ritenete possibili forme di collaborazione tra il S. Elena e la Fondazione Santanera? Ogni realtà organizzata che vuole vivere e crescere in un contesto sempre più difficile deve impegnarsi per uscire dal proprio tradizionale ambito di attività e lavorare in rete. I soldi pubblici messi dal Comune dovrebbero servire sia ad aiutare realmente le famiglie più bisognose, sia a sostenere progetti educativi innovativi che diano la qualità necessaria per essere competitivi in un mondo che non è più quello a cui eravamo abituati.

La relazione prevista della delibera del Consiglio comunale n. 20 del 5.6.2014 vale per l’operato di “tutti” i nominati. Non solo per quelli nell’Opera pia S. Elena. Il fatto che anche questo impegno sia caduto nel dimenticatoio dimostra come il Consiglio comunale sia considerato un organo di ratifica di decisioni già prese, non il momento più alto e democratico di dare forma al futuro della nostra comunità.

Le nostre valutazioni sono di merito politico sul metodo che è stato usato per affrontare il problema. Non sulle singole persone. Metodo che non condividiamo perché le scelte erano già state da Voi decise prima di pubblicare il relativo bando. E’ evidente da come si sono svolti i fatti. A cosa serve pubblicare un avviso di ricerca di candidati nella sezione “bandi di gara e contratti” del sito internet comunale? Quanti pensate lo abbiano visto? In un clima di sfiducia generale come l’attuale, il problema oggi è far crescere la cultura di porsi al servizio degli altri e del proprio paese. Compito che spetta alla politica vera che vuole essere aperta e rispettosa delle diverse opinioni. Compito che richiede tempo, fatica e sperimentazione. Con questa vicenda, abbiamo perso un’altra occasione.

 

→ Nessun CommentoTag: cultura · politica · sicurezza · sociale · Unione "Colli del Monferrato"

quale modello di sicurezza per i nostri paesi?

21 maggio 2017 · Nessun commento

PIAZZA GORIA

Di seguito, troverete una lettera del sig. Luigi Chieco. La pubblico volentieri e mi scuso con l’interessato per il ritardo. Ovviamente, non entro nella dinamica del caso personale. Credo siano una sollecitazione positiva le conclusioni finali della lettera, proprio perché vengono da un cittadino. Il problema di gestiere traffico e sosta durante l’entrata e l’uscita della scuola  è reale e importante perché le situazioni di pericolo ci sono. Sono evidenti ed i consiglieri comunali di “Villafranca Domani” le hanno constatate di persona. Bisogna affrontare un tema scomodo perché tocca abitudini consolidate. Come? Bisogna lavorare sulla viabilità. Come si può utilizzare quella strada che da Garavello, incrocio con via S. Elena, sale alla scuola? Cosa serve per metterla in condizioni di funzionare? Altrimenti, perché è stata fatta? Perché non creare una zona per la sosta proprio in quella zona, poco dopo l’incrocio. Gli spazi ci sarebbero. Perché non creare spazi di sosta regolamentati in via S. Elena. In consiglio comunale, il nostro gruppo ha sostenuto che piazza Goria andrebbe chiusa al traffico nei momenti di grande presenza di persone, come l’entrata e l’uscita dalle scuole. Bisogna prima di tutto tutelare i ragazzi. Il sindaco Cavalla si è sempre dichiarato contrario alla chiusura della piazza. Il “percorso pedonale” che è stato segnato serve a nulla nelle attuali condizioni. I vigili? Sono troppo pochi: appena quattro. E dividono il loro servizio su troppi Comuni (una ventina). E’ vero che una parte importante del loro tempo è riservata a Villafranca e Baldichieri. Tuttavia, quando si devono gestire tutti i complessi passaggi amministrativi legati alle sanzioni autovelox e si devono comunque programmare le presenze negli altri Comuni, credo facciano già molto. Non bisogna dar loro la colpa. Chi ha voluto tutto questo? Le amministrazioni comunali della ex Valtriversa, compresa Villafranca. La politica locale ha deciso. Le cose non succedono “per caso”. I vigili sono stati trattati in questi anni come un “costo” da ridurre il più possibile. Ovvio, che nei propositi di certi amministratori la priorità del loro lavoro sia stata vista nel fare multe. L’amministrazione di Villafranca sperava di portarsi a casa un risultato importante al riguardo? Credo proprio di si. Non mi stupirei se questo fosse stato uno dei veri motivi che hanno portato alla secessione della Valtriversa. Non dover dividere con gli altri Comuni. Non basta il meritevole lavoro dei nonni civici. Anche loro rischiano di rimanere soli. Noi crediamo che il lavoro della polizia municipale debba essere presenza sul territorio. Attenzione a quanto succede a 360 gradi.  Insegnamento e prevenzione, in coordinamento con le altre forze di polizia e con il volontariato. Bisogna fare delle scelte perché le poche risorse che ci sono vanno indirizzate verso obiettivi precisi. Riguardatevi cosa scrivevo a luglio 2016 su questo tema: quale sicurezza vogliamo per i nostri paesi?

E’ un po’ di tempo che sento diversi cittadini lamentarsi a vario titolo dei modi diciamo “non concilianti” di alcuni appartenenti al Comando di Polizia Locale della Valtriversa. Purtroppo tocca ora anche a me unirmi al coro di queste proteste. Ecco la mia spiacevole esperienza.

Ieri, 19 aprile, in Sala Virano alle 17, ero convocato come tanti altri genitori per il saggio musicale di fine anno dei nostri figli che frequentano le scuole elementari di Villafranca. Ero in ritardo e così alle 17,06 ho parcheggiato in Via Roma di fronte al civico 33, ovvero nello spazio delimitato dalle strisce gialle destinato al “carico e lo scarico delle cose” posto proprio di fronte all’edicola. Alle 17,17 (quindi dopo solo undici minuti) già veniva redatto un verbale di accertamento di violazione appunto per “sosta su area destinata al carico e scarico di cose”. Infine alle 17,35, mentre “caricavo” mia figlia di sette anni in macchina, mi accorgevo stupefatto del preavviso di accertamento infilato nel tergicristallo della mia auto, con l’ingiunzione di pagamento per € 28,70.

Ora, in punta di diritto, non si può disconoscere che l’infrazione c’è stata: io non dovevo caricare o scaricare merci, dovevo “ritirare” mia figlia. Ed è questa la ragione per cui non farò ricorso e pagherò la multa. Diverso è il discorso nei termini dell’opportunità di certi atteggiamenti che sono, a mio parere, al limite della vessazione e dell’abuso. Cerco di spiegarmi e nel mentre di fare alcune osservazioni più generali.

Premesso che l’auto era perfettamente parcheggiata all’interno delle strisce gialle, e dunque non recava alcun intralcio alla circolazione sia veicolare che pedonale (tanto è vero che non c’è alcuna contestazione al riguardo) e che in quel punto non vi è alcun riferimento per esempio al fatto che la sosta sia consentita solo ad automezzi commerciali o alla necessità di esporre un disco orario, mi chiedo dunque come abbia fatto il vigile che ha elevato la multa ad essere sicuro, in mia assenza, che tanto per dire io non fossi in quel momento intento a raccogliere giornali e libri in edicola da “caricare” poi in macchina. Aggiungo che la legge non stabilisce un tempo massimo di sosta per questo tipo di parcheggio e del resto stiamo parlando di undici minuti di sosta nel momento in cui è stato redatto il verbale (e comunque ventinove minuti di sosta in tutto). Insomma potrei capire la severità applicata se il vigile avesse avuto modo di osservare, magari a più riprese, che la sostava durava dalla mattina o comunque da più di un’ora. Mi sia permesso anche di constatare che si trattava di un’ora pomeridiana (dunque non di consegna da parte di corrieri) in Via Roma a Villafranca non a Torino, dove le esigenze di rotazione del parcheggio sono, credo, ben maggiori. In breve mi chiedo: il tutore della legge di una così piccola comunità come Villafranca che cosa esattamente intendeva reprimere nel momento in cui ha deciso di elevarmi la multa in questione? Infine mi auguro che siano escluse tutte le esigenze di “budget” delle casse comunali.

Più in generale mi chiedo: un paese come Villafranca, penalizzato per i parcheggi dalla sua stessa orografia, non dovrebbe forse meritarsi un’amministrazione comunale che sappia essere propositiva al riguardo e che non si limiti ad introdurre nuovi divieti, sottraendo nel contempo i già scarsi parcheggi per far posto a fontane di dubbio gusto? Un’amministrazione comunale che, ad esempio, si proponga l’obiettivo di risolvere il pericoloso caos connesso con l’entrata e l’uscita delle scuole? A proposito dove sono i vigili in quelle circostanze? A me sembra che se non fosse per qualche volenteroso pensionato saremmo esposti a veri e propri rischi per l’incolumità in particolare dei bambini. Peraltro non credo che alla lunga questa possa essere una soluzione accettabile.

Bene su questi temi, mi piacerebbe sollevare un pubblico dibattito. Si vedrà.

→ Nessun CommentoTag: ambiente · associazioni · politica · sicurezza · Unione "Colli del Monferrato" · Valtriversa