Il BLOG di Paolo Volpe

Costruire una nuova politica per Villafranca d’Asti

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non diamo per scontato che l’acqua rimanga pubblica

29 luglio 2018 · Nessun commento

ACQUA BENE DI TUTTI

Quale futuro per l’acqua nel nostro territorio? Immagino che qualcuno si chiederà: che domanda è? Lo comprendo. L’acqua è una di quelle cose che tanti di noi danno per scontata. Il relativo benessere di cui godiamo ci ha abituato a questo. C’è. Perché preoccuparsene? L’acqua è un argomento di cui si è parlato un po’ nel 2011, all’epoca del referendum che bloccò la privatizzazione di questo importante bene pubblico. Poi? Tutto è tornato nel silenzio, tranne poche e rare situazioni. In generale, nessuno ne parla e la gente non sa o dimentica. A tutti i livelli. Anche quello locale. Però, l’acqua non è scontata. E’ il bene essenziale per la vita. Ne usiamo molta. Ne sprechiamo tanta. Quindi? Garantire l’acqua significa lavorare per il futuro di tutti.

I Comuni possono fare qualcosa? Si. Possono difendere nei fatti il principio dell’acqua bene pubblico. Come? Dalle scelte più semplici, come promuovere ed incentivare l’uso delle “casette dell’acqua”, che favoriscono il consumo di acqua buona a buon prezzo ed evitano l’enorme produzione di bottiglie di plastica dovuta ai supermercati. Alla scelta di obbligare i nuovi edifici o le importanti ristrutturazioni a dotarsi di sistemi per il risparmio dell’acqua e di cisterne per riciclare quella piovana. Fino a vigilare nelle opportune sedi che la gestione dell’acqua non venga svenduta ai privati. Perché non vendere ai privati? Perché il privato si muove solo con la logica di aumentare il più possibile il proprio guadagno. Privatizzare un bene o un servizio pubblico, magari con i favori di una politica compiacente, significa dare ai privati una pesante rendita di posizione. Per l’acqua, deve prevalere la logica sociale di garantirne l’accesso a tutti e la sua qualità. Evitando sprechi, dispersioni, inquinamenti.

Il nostro Comune cosa fa?

La “casetta” dell’acqua c’è dal maggio 2011. Servirebbe qualche attenzione in più per valorizzarla. Grazie all’attenzione dell’ufficio tecnico comunale, l’obbligo del riciclo dell’acqua piovana, scelta che “Villafranca Domani” chiedeva già nel 2011, è stato inserito nel regolamento edilizio votato dal consiglio il 26 giugno 2018.

Giovedì scorso il consiglio comunale ha approvato all’unanimità il nuovo atto costitutivo dell’Autorità d’ambito per l’acqua, l’ente che governa a livello territoriale la gestione dell’acqua per tutti noi. Ne fanno parte 104 Comuni astigiani, 43 della provincia di Alessandria e 7 della provincia di Torino.  Un bacino di 260 mila persone. Attuale presidente dell’Autorità è Vincenzo Gerbi, ex sindaco di Cantarana, docente universitario e da sempre sostenitore dellì’acqua pubblica. Nella discussione, ho ricordato la necessità che i Comuni prestino attenzione al tema. A partire da come si concretizzerà l’obbligo che i quattro acquedotti che lavorano nel territorio dell’Autorità hanno di fondersi in un unico soggetto entro il 2019. Un unico soggetto che deve rimanere pubblico. Il sindaco Cavalla ha risposto che all’Acquedotto della Piana, dove anche Villafranca è socio, tutti i Comuni sarebbero d’accordo sul fatto che la gestione rimanga pubblica. Ci fa piacere. Lo aveva già detto in risposta ad una nostra interrogazione del settembre 2016. Tuttavia, i timori rimangono. A che punto è il piano di fusione dei quattro acquedotti? Rispetterà la scadenza del 2019? Cosa farà Asti, la raltà più importante? Ricordiamoci che Asti ha già il privato in Asp. Cosa pensano all’Acquedotto del Monferrato e all’Acquedotto della Valtiglione? E fare iniziative che tengano informati e sensibili i cittadini sui vantaggi dell’acqua pubblica? Un piccolo precedente. “Villafranca Domani” chiese alla giunta comunale un confronto, aperto a tutti i consiglieri e alle associazioni ambientaliste del territorio, con la rappresentante del Comune nel consiglio di amministrazione dell’Acquedotto della Piana. Era proprio il settembre 2016. Il confronto non ci venne accordato. Non vorrei che rivedessimo con l’acqua la stessa manfrina appena subita con i rifiuti: un ripetersi di quanto accaduto con Gaia spa, la società che gestisce gli impianti di smaltimento, che è stata messa in mani private con la vendita del 45% a Iren. Trovarsi sul tavolo un progetto già preparato e sentirsi dire che bisogna approvarlo perché servono soldi e i Comuni non ne hanno. Come potrebbe ripetersi questo scenario? Chi vuole la privatizzazione sa che i piccoli Comuni, e gli astigiani lo sono quasi tutti, soli e divisi contano nulla. Non hanno peso specifico. Se a questo uniamo la paura di dover mettere soldi, scusa sempre utilizzata per bloccare qualsiasi innovazione o giustificare qualsiasi arrendevolezza, credo che le preoccupazioni siano concrete. Per ora, la presenza di Gerbi ai vertici dell’Autorità è una garanzia. Ma, lo ripeto, non commettiamo l’errore di dare tutto per scontato. Su questi argomenti si muovono dinamiche molto complesse, con attori che spesso non si curano di rendere conto delle loro scelte ai cittadini. Serve che i Comuni si uniscano per rafforzare decisioni condivise, con attenzione e competenza, che sappiano contare ai tavoli delle trattative. Mettere insieme gli acquedotti, come giustamente sostiene Gerbi, servirà per avere una struttura più forte, con una capacità progettuale migliore e di lungo respiro. L’unica strada per cercare finanziamenti, ad esempio europei. Chi si candiderà alle prossime elezioni comunali del 2019 dovrà dire cosa pensa su questo tema. Perché il problema sarà nell’agenda delle nuove amministrazioni.

17.10.2017 La Stampa intervista Gerbi

la Carta delle gestioni

 

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aperte le candidature per il rinnovo del consiglio di amministrazione dell’Opera Pia S. Elena

21 luglio 2018 · Nessun commento

ASILO

Fino al prossimo 11 agosto è possibile candidarsi a diventare consiglieri di amministrazione dell’Opera Pia S. Elena, l’ente che gestisce l’asilo. Chi fosse interessato, può presentare la propria domanda al Comune. Cliccate qui sotto per il testo del bando e per il modulo di richiesta. I membri del consiglio sono 5. Due di nomina comunale, due parrocchiale e uno deciso in accordo tra Comune e Parrocchia. L’avviso è stato pubblicato sul sito internet del Comune. Trattandosi in un incarico importante perché riguarda la dirigenza di uno dei due storici enti che si occupano di sociale nel nostro paese, ci sembra opportuno dare l’informazione anche in questo spazio. Le domande dovranno essere valutate da un’apposita commissione istituita dal consiglio comunale che formulerà il proprio parere al Sindaco.

il bando e il modulo per la domanda

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disagio sociale: i dati sugli accessi allo sportello Cogesa nella “casa della salute”

19 luglio 2018 · Nessun commento

LE DIFFICOLTA’ IN NUMERI

Il 2 aprile scorso, “Villafranca Domani” ha chiesto al Comune di conoscere quanti erano stati gli accessi allo sportello Cogesa nella “casa della salute”. La risposta ci è stata consegnata nel consiglio comunale del successivo 26 giugno. 387 cittadini hanno richiesto prestazioni al Consorzio per i servizi socio assistenziali da marzo a dicembre 2017. Di cui 60 stranieri. In 276 hanno richiesto prestazioni nel 2018, fino al 19 giugno. Di cui 24 stranieri. Il 70 per cento delle richieste riguarderebbe assistenza economica. Il restante 30 per cento, domande per l’Unità di valutazione geriatrica e l’Unità di valutazione della disabilità, forniture di ausili, assistenza domiciliare e informazioni sui servizi erogati dal consorzio.
Cosa ci dicono questi dati? Servirebbero un dettaglio maggiore e ulteriori informazioni. Comunque sono un primo passo. Ci confermano la debolezza sociale del territorio e un disagio economico diffuso. Le richieste sembrano in aumento. Il 30 per cento dei richiedenti sono anziani, anche non autosufficienti. Tra di loro non ci sono stranieri. Siamo una popolazione che invecchia. Le prestazioni per i minori hanno raggiunto il 34 per cento dei casi. Nel 2017, gli stranieri erano il 13 per cento. I dati 2018 riducono questa percentuale a poco più del 7. E’ vero che i cittadini che sono andati a chiedere aiuto non sono solo villafranchesi ma provengono anche dai paesi della zona. Questo non cambia il fatto che i valori rimangano significativi. Poi, non dimentichiamo che questo è il disagio che si manifesta. Quante sono le persone che avrebbero bisogno e che non sanno di poter chiedere o non si osano a farlo? Più volte, ad esempio, abbiamo visto nel tempo richieste di ricovero urgente alla casa di riposo Santanera per persone che non potevano più rimanere a casa. E l’anziano solo, a chi si rivolge? Quante informazioni sui possibili aiuti arrivano in modo mirato e tempestivo alle persone che hanno veramente bisogno? Quante informazioni sono facilmente comprensibili? Perché non provare a mettere le indicazioni su possibili sostegni sociali, a qualsiasi titolo, in un’unica “bacheca”, sia fisica, sia su internet? Sarebbe un modo, relativamente semplice, per dare alla gente un unico posto dove provare a cercare in caso di necessità. Oggi le informazioni sono spesso disperse in tanti posti e magari fornite “per sentito dire” in modo superficiale. Serve che gli operatori che operano in qualche modo nel sociale (casa di riposo, asilo, scuole, Cri, Cogesa, Asl e “casa della salute”, patronati, ufficio di collocamento, parrocchia, volontariato, dipendenti dei Comuni, polizia municipale, amministratori comunali e degli enti) lavorino in coordinamento, con una formazione di base continua e condividendo insieme la conoscenza del territorio. Chi può fare il coordinamento? Per essere efficaci e realistici, va fatto a livello di zona. Quindi, è un’occasione per le Unioni. Lavorare in rete sarebbe una rivoluzione a costo zero. Per farla, bisogna mettersi insieme, confrontarsi e abbandonare la comoda idea che ognuno si interessa solo il suo comodo orticello. O preferiamo restare a guardare con l’altra comoda scusa che “tanto non ci sono soldi”? O, peggio, continuiamo a cullarci nell’idea che tutto va bene? Si sa, guardare al futuro, cercando di prevenire i problemi, è faticoso. E poi, se il problema non ci tocca da vicino, perchè preoccuparsi? Vogliamo cambiare? Per condividere la conoscenza del territorio, bisogna prima di tutto conoscerlo. O continuiamo a ragionare per vecchie convinzioni e anche qui per sentito dire? Per questo, da anni, “Villafranca Domani” richiede un censimento organizzato dei bisogni sociali per capire come il paese si stia modificando. In modo da avere il punto zero sul quale iniziare a lavorare. L’ideale sarebbe farlo a livello di Unione “Colli del Monferrato” e “Valtriversa”, per avere una fotografia di tutta la nostra zona.
accessi 2017
accessi 2018

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perché “Villafranca Domani” ha votato contro il bilancio comunale

14 luglio 2018 · Nessun commento

UNIONE,  LAVORO, WELFARE, ECOLOGIA, EQUITA’ E TRASPARENZA

Ogni giorno, raccolgo tra le persone incertezza e paura su quello che sarà il futuro delle loro famiglie. Qualche volta mi sento chiedere “cosa possiamo fare?”.  Altre volte mi sento ripetere “tanto non cambia nulla”, “sono tutti uguali”. Domandarsi cosa si può fare è giusto. Credo che ognuno di noi possa, nella vita di ogni giorno, fare qualcosa di utile alla collettività. Piccoli gesti che possono rendere migliore il pezzo di mondo dove uno vive. Impegnarsi nel volontariato. Tener pulito un luogo pubblico. Aiutare una persona che ha bisogno. Gli esempi possibili sarebbero molti. La politica può migliorare la vita delle persone? Si. La politica vera. Quella fatta di impegno, studio, confronto di idee, rispetto reciproco, spirito di servizio, militanza. Quella che vuole gestire i cambiamenti, non subirli, perché vuole l’interesse pubblico, non quello di qualcuno. E cambiamenti sociali e strutturali, capaci di toccare la vita di tutti, ci sono anche nella dimensione locale. La politica vera affronta i problemi concreti. Piccoli e grandi, nei vari livelli di competenza e nei diversi ruoli. Perché c’è bisogno, nel piccolo Comune come al parlamento romano, di una maggioranza ma anche di un’opposizione che proponga e controlli, mentre si candida a diventare a suo volta maggioranza. “Villafranca Domani” ha fatto questo e continuerà a farlo. Noi abbiamo idee diverse dall’attuale governo comunale. Lo abbiamo dimostrato negli anni. Di seguito, troverete la mia dichiarazione di voto contro il bilancio consuntivo del Comune. L’ho fatta nel consiglio comunale del 24 maggio 2018. Se vorrete dedicarci qualche minuto, è una sintesi del nostro pensiero e di cosa noi avremmo fatto.

Sappiamo che il momento è difficile. C’è la crisi economica. Sappiamo che lo Stato ha tolto soldi ai Comuni e oggi è molto più difficile avere soldi da spendere di un tempo. Quindi? Cosa si può fare in un piccolo Comune come il nostro? Rimanere spettatori e sperare che qualcuno, non si sa chi, ci regali qualcosa? Oppure, provare scelte che guardino al futuro con logiche diverse? Noi cosa avremmo fatto al posto vostro in questi anni? 

Noi avremmo scelto più Unione. Perché? Essere più forti per scelte che mettano a sistema servizi pubblici in un quadro non solo di paese ma di zona. Esercitare un peso maggiore negli enti sovracomunali. Migliorare la produttività dei servizi resi, premiando i dipendenti che lo meritano. In questi anni, voi avete operato in direzione diversa. Consideriamo un errore la spaccatura della Valtriversa. “Cambi di passo” con la Colli del Monferrato, fino ad ora, non ne abbiamo visti. L’organizzazione dell’Unione stenta ancora assumere una funzionalità accettabile, ancora frenata da problemi tecnici e amministrativi che dovevano essere superati da tempo. Pensiamo, ad esempio, al collegamento informatico tra i due Comuni che ancora non funzionerebbe. All’assegnazione e al concreto esercizio delle responsabilità degli uffici. Alla conseguente gestione del personale, con la chiara definizione di nuovi compiti e obiettivi. Alla necessità di uniformare le regole. Quando abbiamo discusso il bilancio preventivo, abbiamo ricordato che, proprio in questa sala, sul finire del precedente mandato amministrativo, l’uscita dalla Valtriversa era da voi descritta come il passaggio necessario per saldare il rapporto con Baldichieri e incamminarsi in un nuovo percorso che ci avrebbe reso insieme più forti, senza più i problemi che voi ritenevate creati dagli altri Comuni. Se dopo cinque anni siamo a questo punto, di strada da percorrere ne rimane ancora moltissima. Un’Unione semplice somma di uffici dei due municipi non ci interessa. Fare sempre le stesse cose sotto un nome diverso non cambia nulla, anzi può essere un costo in più. E ci fa perdere tempo.

Noi avremmo voluto un sistema di welfare locale, con la possibilità a tutti i soggetti che operano nel sociale sul territorio di essere parte di un unico progetto, condividendo informazioni e risorse. Senza inutili concorrenze. Perché? Se ci sono meno risorse dallo Stato, usiamo quello che abbiamo per dare una possibilità ai più deboli e per sviluppare locali servizi alla persona. E’ questo il settore su cui puntare nel futuro per avere nuovi posti di lavoro. Voi avete preferito lasciare inalterato il sistema, magari favorendo le esigenze immediate di singole realtà. Registriamo con piacere che il consulente sul sociale dell’Unione, Vincenzo Soverino, persona sicuramente sensibile e molto motivata, abbia accennato ad una proposta simile alla nostra. Però, vediamo che il Comune non ha speso che in parte i soldi ricevuti per i migranti. Perché? Per il sesto anno consecutivo, non abbiamo speso lo stanziamento per il sostegno alle rette di anziani in casa di riposo. Se non abbiamo richieste, ma non è vero perché nel tempo ci sono state, proviamo a spenderli per i tanti bisogni degli anziani. Non è stato dato il sostegno agli affitti. Mancava il contributo regionale. Formalmente, è corretto. E provare ad autofinanziarlo, vista la modesta entità della spesa (5 mila euro)? Ci giunge voce di alcune centinaia di domande di prestazioni sociali presentate al locale sportello del Cogesa. Sarebbe interessante conoscere cosa chiedono. Per noi e per tutti i Comuni della zona. Come ci porremo se si arriverà alla fusione dei consorzi socio assistenziali? Oggi abbiamo  un consorzio che parla poco con il territorio. Domani, se non troveremo accordi con i Comuni del nord ovest della Provincia, diventeremo ancora più periferia di Asti.

Ci fa piacere vedere che proprio il Cogesa si sia convinto, anche se ancora in modo abbastanza generico e tardivo, sull’utilità per l’economia locale di un recupero dei fabbricati dismessi. Idea che noi sosteniamo da anni, visto che sul territorio abbiamo i locali di via Luotto e della proprietà ex Venturello della casa di riposo. Siamo convinti che il Comune debba fare la sua parte per dar loro nuova vita, favorendo un utilizzo a servizi che diano vitalità al centro del paese.

Noi avremmo fatto più ecologia. Il risparmio energetico doveva essere la principale opera pubblica da anni. Oggi, probabilmente, soldi che  spendiamo in bollette avremmo potuto usarli per altre necessità. In tal senso, è senz’altro positivo il potenziale risultato che si potrà ottenere con il prossimo intervento sulla scuola. Positivo che, dopo anni di sollecitazioni cadute nel vuoto, si sia deciso di investire sulla pubblica illuminazione. Avremmo potuto pensarci prima. Il rifiuto che non costa è quello che non si produce ma serve costruire una nuova cultura in tal senso con l’esempio delle buone pratiche possibili. Come ci aspettavamo, nulla è stato fatto con il simbolico stanziamento messo a bilancio. Mentre, come avevamo previsto, non è stato utilizzato lo stanziamento di 20100 euro per il recupero dei crediti dovuti a bollette dei rifiuti non pagate. Come nel 2016. A conferma della nostra convinzione che tale voce sia stata inserita solo per dilatare i costi e porre a carico di chi già paga la bolletta gli oneri di quelli che non pagano. In aggiunta, sono stati cancellati altri 20 mila euro di crediti relativi a bollette non incassate senza che sia stata fatta un’analisi di dettaglio per capire chi non paga, le motivazioni e le possibili soluzioni.

Non concordiamo con la cancellazione dei residui per la quota delle multe che avremmo dovuto dare alla Provincia ai sensi della convenzione approvata da questo consiglio con la delibera n. 21 del 29.4.2015, mai revocata. 68 mila euro relativi al 2015 e al 2016. Non eravamo già d’accordo con la cancellazione di tale voce per il 2017. Non abbiamo trovato alcun atto con la Provincia che giustifichi la vostra scelta. Non abbiamo capito come si sia sviluppato negli anni il rapporto con l’ente proprietario della ex statale 10 e, allo stato attuale, ci sembrava più opportuno mantenere un profilo di prudenza e non esporre il Comune a potenziali rischi di contenzioso. Forse, avete preferito puntare sulla speranza di una Provincia distrutta che prenderà atto di queste scelte senza far nulla? Può darsi che anche voi non ne siate convinti fino in fondo, se mantenete comunque 20 mila euro di avanzo vincolato.

Non comprendiamo per quale motivo vengano mantenuto a bilancio dal 2007 il residuo dei 77 mila euro pagati da SanPaolo Leasint per errore al nostro Comune. Troppi anni sono passati con una sostanziale inerzia del Comune. Se non sono soldi nostri, restituiamoli. Invocare la prescrizione, magari giuridicamente ammissibile, non è corretto e non è trasparente per una pubblica amministrazione.

Non comprendiamo per quale motivo venga mantenuto a bilancio, dal 1995, il residuo di 15 mila euro per la costruzione di un canile. Sarebbe preferibile valutare se fossero possibili impieghi conformi alla destinazione originaria. In caso negativo, per gli stessi precedenti motivi, restituiamoli alla Regione.

Non siamo d’accordo con i costi per indennità della Giunta, che gravano per quasi 40 mila euro.

Considerato l’avanzo ottenuto, ci siamo chiesti per quale motivo non valutare l’estinzione anticipata del debito relativo ai locali di via Luotto, da oltre un anno onere del tutto improduttivo, che avrebbe liberato risorse per 28 mila euro annui. Scelta che favorirebbe un recupero più ragionato del fabbricato.

Per i motivi che in sintesi esposti, esprimiamo il nostro voto contrario al bilancio consuntivo 2017.

 

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sta prendendo forma un’importante novità al Santanera

1 maggio 2018 · Nessun commento

LA RETE SOCIALE CHE DIVENTA ECONOMIA LOCALE

Più volte ho sentito la domanda: quale dovrebbe essere la caratteristica principale della Villafranca del futuro? Mi piacerebbe un territorio dove sia piacevole vivere per una ricchezza di servizi alla persona. Servizi che siano occasione di lavoro e quindi di vitalità economica. Servizi che siano anche una rete di protezione sociale, organizzata a sistema locale. Un modo di creare comunità che potrebbe diventare più solido e ampio collaborando con il volontariato attivo. Servizi che siano un valore aggiunto non solo per Villafranca ma anche per tutti i Comuni vicini, che hanno bisogno del nostro paese per dare vantaggi alla loro popolazione come noi abbiamo bisogno di loro per essere più forti e credibili. Un territorio spaccato è un danno per tutti.

Utopia? No. Credo sia un progetto realizzabile. Non per il regalo di qualcuno. Serve l’impegno collettivo. Sto parlando di qualcosa che c’è già? No. Ci sono alcuni pezzi che però non sono a sistema. Ognuno fa per conto suo e non parla con gli altri. Chi deve organizzare il sistema? Chi deve dare l’esempio? Chi rappresenta il territorio: i Comuni e le Unioni.

Come farlo nel concreto? Rispondo con un’altra domanda. Credete che la Villafranca di oggi sia quella di venti o trent’anni fa? Personalmente, non penso sia così. Credo sia molto cambiata e siano cambiati i bisogni. Come in ogni famiglia, per scegliere cosa serve bisogna essere preparati e informati. Più volte, “Villafranca Domani” ha chiesto al Comune un’indagine organizzata per conoscere i problemi dei cittadini, come li vivono e cosa si aspettano. Richiesta sempre caduta nel vuoto. Forse, è più comodo non sapere.

Possono giocare un ruolo importante gli enti che da sempre si occupano del sociale di territorio: la casa di riposo e la scuola materna. Due situazioni dove il governo comunale è responsabile delle scelte perché nomina la maggior parte degli amministratori.

Per il Santanera, sta prendendo forma un’importante novità. Non voluta dal governo comunale ma maturata nel consiglio di amministrazione, che finalmente ha saputo emanciparsi e guardare più avanti dello stesso Comune. Con troppi anni di ritardo, la casa di riposo sta valutando il recupero dei fabbricati vicini alla sua sede, in via Roma. La proprietà ex Venturello. Un impegno delicato, sia dal punto di vista progettuale, sia per i soldi necessari. Il costo ipotizzato va dai 3 ai 4 milioni di euro. Il finanziamento dovrebbe arrivare da un mutuo bancario. Sarebbe il più grande investimento pubblico nella storia del paese. Potrebbe essere anche più grande della “casa della salute”. Ma, come per la “casa della salute”, la vera sfida non sarà il solo intervento edilizio. Sarà la scelta dei servizi che verranno fatti all’interno del nuovo edificio. Per noi, il Santanera deve diventare un centro di eccellenza che sappia puntare su servizi che ora non ci sono. Le possibilità sono tante. Alcuni esempi. Assistenza e ospitalità a persone disabili. Servizi a domicilio, sia per la cura della persona, sia per attività domestiche, in particolare per chi vive da solo. Attività di medicina ambulatoriale e infermieristica aperte a tutti, in forma integrata con la “casa della salute”. Accompagnamenti a visite. Centro diurno con attività di animazione di qualità. Ci auguriamo che l’ente abbia il coraggio di affrontare questa sfida fino in fondo. Come? Scegliendo un modello di gestione che sappia mantenersi in equilibrio economico. Facendo un’analisi dei bisogni da soddisfare e la conseguente sperimentazione. Costruendo una collaborazione con l’Asl di Asti ancora più profonda. Cercando rapporti da sviluppare con altre Asl. Nella convinzione che un ente pubblico può avere competenze, capacità e professionalità per lavorare bene e salvaguardare la sua autonomia, in difesa di chi è più debole e non con la logica del profitto a tutti i costi. L’esatto contrario di quello che le amministrazioni comunali Padovani e Cavalla hanno sempre desiderato: affidare la gestione a privati. Da una casa di riposo autonoma e pubblica potrebbero arrivare una ventina di nuovi posti di lavoro stabili per personale qualificato. Fondamentali, in un momento di crisi economica come l’attuale. Sarebbero una bella occasione per festeggiare un primo maggio futuro. Lavoro che diventerebbe una positiva ricaduta sulle attività commerciali e artigianali. Come la “casa della salute” non è di Villafranca ma di tutti i paesi della zona, anche il Santanera è un servizio almeno per tutta la Valtriversa, con la potenziale possibilità di arrivare alla zona di Villanova e San Damiano.

Sul fronte asilo, che il Comune sostiene con un’apposita convenzione fin dagli anni novanta, la commissione congiunta che dovrebbe valutare gli sviluppi di una situazione economicamente precaria (il bilancio 2016 evidenziava una perdita di 23 mila euro nonostante il contributo comunale) viene tenuta ai margini e non viene convocata da tempo. Quando si è riunita, è sempre stato dopo nostre sollecitazioni. Perché? A Baldichieri c’è una scuola materna pubblica. Ci si è mai posti l’obiettivo di concordare una collaborazione tra i due enti, magari estendendola anche alla scuola di Monale, per dare insieme una risposta alle difficoltà delle famiglie ed evitare inutili e dannose concorrenze?

Vogliamo smetterla con il campanilismo e guardare a servizi di zona? Scelte da fare con chi ci sta sul serio e vuole cambiare.

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il rifiuto che non costa è quello che non viene prodotto

10 aprile 2018 · Nessun commento

RIFIUTI:

PREMIARE CHI NON NE FA

Da anni, noi di “Villafranca Domani” chiediamo che il Comune premi chi è capace di mettere in atto buone pratiche che servono per non produrre rifiuti. Perché? Il rifiuto che non costa è quello che non viene prodotto. Non fare rifiuti fa bene all’ambiente dove tutti viviamo. Mostrare concretamente con l’esempio che non produrre rifiuti si può: questo dovrebbe essere, secondo noi, il nuovo impegno del Comune su questo problema. La nostra proposta è stata sempre bocciata dall’amministrazione. Per loro, sarebbe stata uno spreco. Come per il risparmio energetico. Solo lo scorso anno è stata accettata a parole con uno stanziamento simbolico a bilancio di mille euro. Mai utilizzato. Ma su questo non avevamo dubbi. Per fare qualcosa bisogna avere idee e questa amministrazione Cavalla non ha ne ha mai avute in proposito. L’ecologia non è mai stata il suo forte. Anche nel bilancio 2018, stesso copione. L’amministrazione ha messo ancora mille euro per incentivi a disposizione ma nessuna proposta su come utilizzarli. Noi abbiamo chiesto un confronto diretto sul tema, anche coinvolgendo la Legambiente locale, che dovrebbe essere per il Comune un prezioso interlocutore per ecologia ed ambiente.

Proprio Legambiente, di sua iniziativa ed a sue spese, ha avviato un programma per incontri formativi dedicati ai ragazzi delle scuole su come non produrre rifiuti. Lo spiega l’amico Giovanni Damasio:

Il progetto, organizzato da Legambiente con le scuole di Villafranca e Baldichieri, si chiama ” il Rifiuto questo sconosciuto” e persegue i seguenti scopi:

- favorire comportamenti virtuosi attraverso i piccoli gesti quotidiani. Il “gesto minimo”che fa la differenza;

- conoscere il ciclo dei rifiuti per sostenere la conoscenza e il pieno utilizzo della raccolta differenziata. Dare concretezza alle 3R: riduzione, riciclo, riuso. Anche con l’intervento di esperti della Cooperativa Erica;

- portare i ragazzi sul territorio al fine di adottare uno spazio di cui prendersi cura.

Chiederemo ai ragazzi di realizzare dei cartelloni da collocarsi nei punti più critici per quanto riguarda l’abbandono dei rifiuti.

Abbiamo chiesto al Comune di Villafranca di incontrare gli alunni per parlare di raccolta differenziata (la prima riunione è avvenuto l’8 marzo scorso) e di aprire l’Ecocentro.

Saranno interessate le 3 prime della scuola media di Villafranca, le 3 terze elementari di Villafranca e i 90 alunni delle elementari di Baldichieri.

 Gli incontri degli esperti della Coop Erica sono di due ore a cui seguirranno per le 3 medie di Villafranca la visita agli impianti di Gaia spa e per le tre elementari di Villafranca la visita all’Ecocentro.

Questo è il programma per quest’anno a cui dovranno seguire altri due anni di iniziative sempre nell’ambito del progetto “il rifiuto questo sconosciuto”.

Negli ultimi tempi, volontari hanno pulito spazi del paese da abbandoni di rifiuti. Sono esempi di impegno che meritano sostegno e apprezzamento. Sarebbe utile che i rifiuti raccolti venissero mostrati a tutti, usando i social ed i mezzi di informazione. Per far vedere dove porta l’inciviltà di certi comportamenti.

Alla nostra proposta di favorire le buone pratiche per non produrre rifiuti è stata fatta l’obiezione che Villafranca farebbe già bene la differenziata. Vero che i risultati villafranchesi sono buoni, anche grazie al fatto che si è partiti all’inizio degli anni ’90, quando la differenziata era una sconosciuta che nessuno faceva. L’allora amministrazione ci aveva creduto e si era impegnata, guardando molto avanti. L’amministrazione Padovani aveva continuato a crederci, puntando sul porta a porta diffuso.  I risultati di oggi non sono un dato di fatto, da prendersi ormai come scontato. La gente cambia. Non è sempre la stessa. E il tempo fa dimenticare. Insegnare a non produrre rifiuti significa andare oltre, lavorando a monte del problema.

 

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avremo le luci pubbliche a led?

8 aprile 2018 · Nessun commento

PROVIAMO A RISPARMIARE?

Da anni, “Villafranca Domani” chiede all’amministrazione comunale una precisa scelta politica per un piano organico mirato al risparmio energetico in tutti gli edifici comunali e per l’illuminazione pubblica. Progetto da realizzarsi  ovviamente a lotti. La nostra richiesta è stata sempre bocciata. Per l‘amministrazione, studiare un progetto e sperimentare soluzioni sarebbe stato uno spreco. E come si fa a decidere se non si conoscono situazioni e obiettivi? Nel bilancio 2018, è arrivata una novità: il proposito di sostituire le lampade della pubblica illuminazione con i led. Il costo previsto sarebbe di 120 mila euro, da finanziarsi con l’avanzo di amministrazione. Altri 70 mila euro di investimento sarebbero in agenda per il 2019. Con quali risorse? Si vedrà. Positivo che si sia fatta una scelta importante anche se manca sempre un quadro organico al quale fare riferimento. Chissà come mai ancora lo scorso anno non erano poi così sicuri che i led facessero risparmiare. Prima ci avevano risposto che avrebbero valutato di cedere la gestione della pubblica illuminazione ai privati. Hanno valutato tanto che poi non se ne è saputo più nulla. Un bel cambio di rotta che dimostra come “Villafranca Domani” avesse ragione a chiedere scelte di risparmio energetico.  Ancora nel bilancio preventivo 2018, la bolletta per l’illuminazione pubblica pesa per 90 mila euro. Un po’ meno rispetto al passato ma sempre tanto. Perché la scelta di provare a risparmiare non è stata fatta anni fa? Il Comune avrebbe potuto già goderne i vantaggi. E ammettere di aver sbagliato?

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la tragica scomparsa di Roberto Guazzo

8 aprile 2018 · Nessun commento

CONDOGLIANZE

A nome di “Villafranca Domani”, esprimo le condoglianze alla famiglia per la tragica scomparsa di Roberto Guazzo. In politica abbiamo sostenuto idee molto diverse ma davanti alla morte ci deve essere solo rispetto.

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l’esito dell’incontro del 27 gennaio

4 marzo 2018 · Nessun commento

VERA UNIONE O SOMMA DI UFFICI?

L’unione “Colli del Monferrato” funziona o no? Sono tre anni che “Villafranca Domani” chiede alle amministrazioni comunali di Villafranca e Baldichieri di entrare nel dettaglio su questo tema, assai delicato per il futuro del nostro territorio. Per tre anni abbiamo ricevuto risposte rassicuranti e ottimistiche. Ci siamo quasi, ci hanno sempre detto. Peccato che quel “quasi” è rimasto tale e gli anni sono passati. Lo scorso 27 gennaio c’è stato il confronto sul tema che noi avevamo chiesto, a novembre 2017, per capire, con la presenza dei dipendenti. Noi come la pensiamo? Ripetiamolo. Noi rivogliamo la Valtriversa unita. Riteniamo la rottura un enorme sbaglio politico perché piccoli e separati siamo deboli. Comunque, oggi facciamo funzionare la “Colli del Monferrato”, a condizione che sia realmente capace di fare di più e meglio dei singoli Comuni.

La riunione è stata utile? Si. Nulla di risolutivo ma è stato un passo in avanti. I dipendenti si sono mostrati più attenti delle amministrazioni comunali. Da loro è arrivato il suggerimento di pensare ad un piano regolatore unico per Villafranca e Baldichieri. Da loro l’invito ad armonizzare i regolamenti, compreso il suggerimento a metter mano alle regole della tassa rifiuti, che sarebbero profondamente diverse tra i due paesi. Indicazioni che guardano positivamente avanti e presupposti necessari per dare a tutti i cittadini dell’Unione gli stessi diritti e gli stessi doveri. Noi avevamo chiesto alla giunta dell’Unione una relazione scritta che fotografasse a che punto siamo. Abbiamo avuto un lungo documento scritto con un linguaggio che non aiuta la comprensione. Molte parole per dire quello che si poteva sintetizzare in poche righe. Aggiunge qualche informazione nuova ma non molto. In sostanza, in questi tre anni si sono fatti investimenti in informatica e in servizi amministrativi. Tutte operazioni necessarie per costruire l’organizzazione. Non c’è dubbio. Ma dopo tre anni e qualcosa siamo ancora li. A quando le scelte per disegnare il futuro dei nostri territori? Nel documento c’è poco. Un accenno ad una consulenza, già data con una delibera di giunta del novembre scorso, “al fine di elaborare strategie ed azioni volte a assicurare maggiori servizi alle fasce deboli della popolazione dei Comuni aderenti”. Intendimento meritevole, senz’altro, ma molto generico negli obiettivi. C’è la partecipazione ad un progetto regionale per le politiche attive del lavoro che ha dato esito positivo, consentendo di assumere alcuni dipendenti a tempo determinato. C’è l’affermazione di credere nei valori dell’Unione: cosa buona ma se i tempi sono questi, molto lunghi, tutto rischia di rimanere un fatto solo legato alla burocrazia dell’ente. Senza dare ai cittadini alcuna percezione che ci sia un reale vantaggio a mettere insieme i Comuni. Le amministrazioni comunali rispondono che l’Unione non è elettiva e quindi che la gente non se ne interesserà. In parte, può essere vero. Ma è abbastanza contraddittorio sostenere di condividere la fusione dei Comuni e dire che si farà quando ci sarà la consapevolezza, quindi una maturità culturale, nella popolazione ma non fare nulla per produrla. Chi dovrebbe produrre la maturità culturale? Il destino? E la tanto promessa “autostrada informatica”, il collegamento per la trasmissione dei dati tra i tra i due Comuni? La solita musica: sarebbe pronta ma manca ancora qualcosa. Quando verrà accesa? La promessa: due settimane. Ormai è passato un mese ma non ci risulta che ancora funzioni. Quando verranno nominati i responsabili degli uffici? Con il bilancio preventivo, ha risposto la segretaria, alla quale i due sindaci hanno delegato il compito di fare da portavoce. Dove lavoreranno i dipendenti? Francamente, le idee non sembrano ancora chiare. Qualche timido accenno a “compresenze” nel municipio di Villafranca ma senza calcare la mano. I cantonieri? Ognuno si occuperà del suo territorio, ha precisato Cavalla. Forno vorrebbe una squadra che lavori insieme per obiettivi di maggior rilievo. Noi diciamo che bisogna lavorare in squadre omogenee, a favore di tutto il territorio dell’Unione, dai tempi della Valtriversa. Ci fa piacere che Forno dica di voler andare nella stessa direzione. Come valutare se l’attività dell’Unione porterà ad effettivo miglioramento dei servizi resi alla popolazione? Noi abbiamo chiesto che siano i dipendenti a fare i confronti perché, ora, sono gli unici che possono dare un giudizio competente grazie alla loro esperienza. La giunta dell’Unione si è posta il problema di capire se il suo ente sarà più efficiente dei due Comuni separati? Credo proprio di no. Speriamo non lo consideri una perdita di tempo. In una qualsiasi azienda, quando si investe? A buon senso, quando si elaborano nuovi obiettivi e ci si da una strategia per raggiungerli.

La relazione sull’Unione

 

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Unione “Colli del Monferrato”: la verifica chiesta da “Villafranca Domani” dovrebbe tenersi il 27 gennaio

14 gennaio 2018 · Nessun commento

CREDIAMO AD UNA VERA UNIONE

Torno sull’argomento Unione per dirvi che l’incontro con le amministrazioni comunali da noi chiesto per una verifica della situazione dovrebbe svolgersi il 27 gennaio. A fine novembre avevamo chiesto di fare il punto sulla situazione della “Colli del Monferrato”. Una runione che coinvolgesse i consigli comunali di Villafranca e Baldichieri, con tutti i dipendenti. La data era stata accordata per il 13 gennaio. Poi, Gianluca Forno, attuale presidente dell’Unione e sindaco di Baldichieri, ne ha chiesto il rinvio, motivandolo con problemi personali.

Abbiamo chiesto la riunione per capire quanto è stato fatto, al di là delle tante rassicurazioni formali ricevute in questi tre anni. Dove ci veniva sempre detto di stare tranquilli, che tanto tutto era ormai ad un passo dall’essere pronto. Così non era e si è visto. Vogliamo capire quanto resta da fare. Gli atti e le decisioni da prendere. Quali difficoltà vanno ancora superate. Abbiamo chiesto che lo stato di fatto e le cose rimaste vengano dettagliate in un’apposita relazione da distribuire a tutti i consiglieri. Voi direte: vale la pena preoccuparsi tanto di questa Unione? Noi crediamo sia fondamentale che il territorio si unisca e lavori insieme in modo funzionale e stabile. E’ l’unica strada che consideriamo percorribile per affrontare le troppe debolezze che condannano i piccoli Comuni a fare e contare sempre di meno. Debolezze ampliate dall’ente Provincia distrutto da una pessiama riforma. Meno soldi. Meno capacità di agire. Nessun peso nelle situazioni che governano problemi provinciali fondamentali come, ad esempio, i rifiuti, la sanità, il sociale. E nell’astigiano siamo tutti piccoli Comuni. Se i paesi contano meno, non fanno gli interessi della popolazione. Che fine faranno i pochi servizi sul territorio? Con la scusa di “risparmiare” e “ottimizzare”, i verbi preferiti da chi vuole “tagliare”, finiremo per vedere qualche servizio solo ad Asti e basta. Noi siamo per la Valtriversa unita, non per questa piccola Unione che consideriamo un errore. Ora però c’è. Facciamola funzionare. Ma tutto ha un senso se l’Unione farà meglio e di più dei Comuni separati, superando le reciproche diffidenze ed il campanilismo.

I CITTADINI NON VENGONO INFORMATI

Tre anni sono passati e la nostra gente ancora sa poco o nulla dell’Unione. Come capitava per la Valtriversa. Chi ha governato in questi anni Villafranca non ha mai voluto l’Unione come svolta per il futuro. Non l’ha mai considerata un obiettivo culturale. Se non si trasmette alla gente la necessità di costruire una nuova casa comune, con l’impegno di tutti in tutti i momenti utili della vita sociale, l’Unione rimarrà solo burocrazia e sarà sempre una scelta debole, incapace di produrre una vera integrazione tra i vari paesi. Far finta di cambiare affinché tutto rimanga come prima. E le persone non si sentiranno mai cittadine del nuovo ente. Ovviamente, devono crederci tutti i Comuni coinvolti. Ma se Villafranca vuole candidarsi ad essere il centro del progetto, la forza trainante, deve crederci più degli altri ed essere consapevole delle proprie responsabilità.

QUINDI?

Sono stati definiti gli obiettivi politici e i tempi per realizzarli? Sono stati fissati risultati da raggiungere? Livelli qualitativi da ottenere? Quando ci saranno i momenti di verifica? Sono stati fissati tempi e modi per misurare i risultati ottenuti? Nessuno lo sa. Serve un progetto dove le amministrazioni dicano chiaramente cosa vogliono fare con l’Unione.

Altre soluzioni? Fino ad ora non ne ho sentite. Tranne tirare a campare, accontentandosi di fare piccolo cabotaggio e un po’ di apparenza.

 

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