Il BLOG di Paolo Volpe

Costruire una nuova politica per Villafranca d’Asti

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la polizia municipale non esiste più

4 luglio 2020 · Nessun commento

SI TORNA A VENT’ANNI FA

L’1 luglio ha chiuso in via definitiva l’ufficio dei vigili della Valtriversa ed è cessato il relativo accordo per avere la polizia municipale sul territorio di Villafranca e Baldichieri. Non ci sarà più un corpo unito di vigili per tutto il territorio.  Buttato via il lavoro iniziato vent’anni fa da Pasquale Campanile, primo comandante dei vigili della Valtriversa. Da qualche giorno, i due vigili rimasti, il comandante Eusebio Gamba e Fulvio Gagliasso si sono trasferiti a Cantarana. Gamba se ne andrà ad altro incarico. Gagliasso è vicino alla pensione. Vigili azzerati. La Valtriversa dovrebbe tornare ad un paio di unità con nuove assunzioni. Sarà il vigile di paese. Cosa ben diversa dal corpo sovracomunale.
La comunicazione della chiusura del servizio è stata data dal sindaco Anna Macchia durante il consiglio dell’Unione “Colli del Monferrato” dello scorso 8 giugno. Per Macchia e per Forno, sindaco di Baldichieri, sarebbe stata la Valtriversa a recedere dall’accordo. Nessuna spiegazione è stata data sui motivi che avrebbero portato alla rottura. Solo generiche giustificazioni dove i due sindaci si sono auto assolti da ogni responsabilità, dichiarando di aver sempre messo impegno per lavorare con la Valtriversa. Sono stati ammessi, in modo molto generico, contatti con San Damiano e Villanova. Immaginiamo per qualche forma di acquisto di vigili a ore. Contratti che non hanno prodotto esiti, almeno fino ad ora, visto che nulla è stato spiegato al riguardo. Nessun consigliere ha fatto domande. Nessun proposito chiaro per il futuro. Forno ha dichiarato che le due amministrazioni vorrebbero una loro “microstruttura” senza essere legati ad altri enti. Tradotto, vorrebbe dire che i due Comuni potrebbero essere intenzionati ad assumere un vigile quando ci saranno pensionamenti tra il personale ora in servizio. Cosa farà? Il messo comunale? Si torna indietro di vent’anni. Tempi e modalità? Come sempre, nulla. Solo un generico “stiamo lavorando”.
I fatti evidenziano in modo chiaro la modestia politica dell’amministrazione di Villafranca nel problema vigili e su come porsi nei confronti della  Valtriversa. Avere o non avere i vigili? Nonostante avesse dichiarato di volerli, il nuovo sindaco non è riuscito a fare alcun concreto passo in avanti.  E’ trascorso più di un anno dalle elezioni. Avrebbe dovuto conoscere il tema visto che aveva fatto anche l’assessore nella giunta Cavalla. Ricucire l’unità politica con la Valtriversa?
Direi che siamo lontani anni luce. Non ci stupiamo. Non c’era mai stato un impegno in tal senso. Solo vaghezza. Non c’è stata alcuna capacità di riconoscere i gravi errori del passato e di cercare un nuovo punto d’incontro per ricominciare. Un articolo comparso sulla Stampa del 26 giugno riporta dichiarazioni di Bruno Colombo, sindaco di Roatto e  presidente della Valtriversa secondo le quali Villafranca avrebbe chiesto l’affitto della sede di regione Pieve, prima data in comodato. Considerato che il patto, quando il servizio era nato, prevedeva che Villafranca mettesse il fabbricato e la Valtriversa ristrutturazione, arredamento e gestione, direi che la mossa dell’amministrazione Macchia sia stata un  espediente per cercare la rottura e dare la colpa alla controparte. Dopo aver perso tanto tempo senza produrre nulla. Lo abbiamo detto fin dal principio che le assunzioni di nuovi vigili, per ricostituire un corpo unito, dovevano essere fatte dalla Valtriversa. Bisognava superare le diffidenze di qualche Comune, cosa possibile solo chiarendo che si voleva tornare insieme con un progetto preciso che mettesse davanti a tutto la sicurezza dei cittadini e del territorio.
Noi abbiamo fatto la nostra proposta con la petizione che ha raccolto 350 sottoscrizioni, via internet e in forma diretta. Nonostante le notevoli difficoltà legate alla pandemia. Un doveroso grazie a tutti coloro che hanno condiviso i contenuti del documento. Chi volesse, può ancora farlo via internet su change.org.
Per anni, nel consiglio comunale e nel consiglio della Valtriversa, prima, e della Colli del Monferrato, dopo la secessione, abbiamo sostenuto che i vigili erano un presidio di legalità. Un valore aggiunto che non doveva essere perso. Non un semplice problema di costi da azzerare: riducendo il personale, vendendo il suo lavoro ad altri paesi, magari lontani dalla nostra zona,  o da coprire con le multe.
Le amministrazioni di Villafranca e Baldichieri se ne sono andate dalla Valtriversa dicendo che, insieme, avrebbero fatto grandi cose. In sei anni, non hanno prodotto risultati concreti in termini di servizi per la popolazione. Non hanno dimostrato alcuna  voglia di adottare politiche uniche sui problemi di zona. Nessun impegno per fondere le due strutture dei Comuni. Ci si è limitati a cambiare il cappello che gli uffici avevano, chiamando qualcosa “unione” invece che “Comune”. Perché? Nessuna volontà di unirsi. Solo far finta di cambiare per portarsi a casa qualche contributo regionale. Ma tutto doveva rimanere come prima. Ognuno nel proprio piccolo municipio. Attaccati all’idea che da soli è bello perché si può rimanere nel proprio isolamento, tirando a campare. Senza idee. Questa vicenda è una sconfitta per tutti i paesi coinvolti. In particolare, per Villafranca.  Nessuna delle due Unioni ne esce bene. Ovviamente, è la nostra opinione. Magari qualcuno preferiscce non avere i vigili. Si sa, non avere controlli può far comodo. Ma ogni scelta ha dei responsabili. Chi sono? Per Villafranca, chi ha governato il Comune in questi anni e in chi lo sta governando. Non è capitata per caso.

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8 giugno 2020, consiglio dell’Unione “Colli del Monferrato” in videoconferenza

8 giugno 2020 · Nessun commento

UNIONE: IL BILANCIO IN CONSIGLIO

Oggi, 8 giugno, alle 18.30, tornerà a riunirsi il consiglio dell’Unione “Colli Del Monferrato”. L’Unione tra Villafranca e Baldichieri. Per la prima volta, visto il particolare periodo legato alla pandemia, sarà in videoconferenza. Anche il pubblico potrà assistere collegandosi. Cliccate sul link e trovate i riferimenti. L’argomento di maggior rilievo in discussione sarà il bilancio preventivo dell’ente. Vedremo se verrà proposto qualche fatto nuovo capace di dare un po’ di concretezza ad un’Unione che fino ad oggi non ha saputo creare servizi per la popolazione e politiche più efficienti per il territorio. Nonostante le tante vaghe promesse fatte dalle due amministrazioni con la secessione dalla Valtriversa.

Nessuna notizia, invece, su quando tornerà a funzionare il consiglio comunale di Villafranca e su quando conosceremo il  bilancio preventivo dell’ente. E siamo già a giugno.

Mi auguro che l’uso della tecnologia per favorire l’accesso dei cittadini ai momenti della vita politica locale venga mantenuto anche in futuro, quando saremo tornati alla normalità. Le possibilità da sfruttare sono molte.

http://www.collidelmonferrato.at.it/it/news/consiglio-unione-lunedi-8-giugno-ore-18-30

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premiare chi non produce rifiuti

6 giugno 2020 · Nessun commento

LA CULTURA DELL’AMBIENTE PULITO

Nella foto, abbandono di rifiuti in piazza Marconi, nei pressi delle campane del vetro. L’ennesimo pessimo esempio di come si possa sporcare il territorio con gesti stupidi. L’immagine è del 24 maggio scorso. I rifiuti sono stati rimossi nei giorni successivi. Bene. Gli abbandoni di immondizie sono tanti. Troppi. Sono prove di un problema profondo. Ci sono persone, tante, alle quali dell’ambiente non frega nulla. L’importante è fare i propri utili comodi. Come si affronta questo problema? Utile che Gaia (la società che gestisce gli impianti di raccolta rifiuti nell’astigiano) apra tre volte alla settimana l’ecocentro villafranchese. Però ci sorge il dubbio che si poteva far meglio. Perché?  Gaia ha 12 ecocentri in provincia. Nove hanno orari ben più comodi ed estesi del nostro. Il Comune ha provato a contrattare orari migliori, simili a quelli praticati nella maggioranza degli altri ecocentri? E ripristinare il ritiro a domicilio, in particolare per i quantitativi importanti o i materiali difficili da trasportare solo con l’auto? Sarebbero tutti modi per disincentivare l’abbandono. Servirebbero anche vigilanza e sanzioni. Già, ma i vigili possono fare poco. Sono ridotti ai minimi termini per l’incapacità di accordarsi tra i Comuni della zona. Mancato accordo nel quale Villafranca ha una grave responsabilità. Se non ci saranno fatti nuovi, da luglio non li avremo più. Nemmeno per quel poco di oggi. Il cambiamento si costruisce con la cultura dell’esempio. Va promossa e valorizzata l’attività di pulizia dei volontari del “gesto minimo” e di Legambiente.  Da lungo tempo il Comune non fa più azioni adeguate di promozione della raccolta differenziata. Più volte, negli anni, il nostro gruppo aveva chiesto scelte per premiare con una tassa più bassa chi applica buone pratiche per non produrli. L’amministrazione Cavalla si era sempre mostrata insensibile. L’attuale, nel suo evidente immobilismo, non ha dato prova di voler cambiare. O, forse, è senza idee.

ridotto

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cosa possiamo fare per aiutare il nostro territorio a ripartire su basi nuove?

1 maggio 2020 · Nessun commento

LE SCELTE CHE DIPENDONO DA NOI

Stiamo vivendo un momento molto particolare. Un morbo venuto da lontano che non si vede. Tocca anche a noi quello che fino a poco tempo fa pensavamo potesse capitare solo in zone lontane e arretrate, delle quali, in fondo, non ci importava più di tanto. E’ toccato anche ai nostri paesi. Paura di ammalarsi. Paura per i propri cari. Tutte emozioni giuste. Poi, però, passa più facilmente nelle persone il messaggio che bisogna “riaprire subito” perché interessi economici e comodità fanno più breccia degli inviti alla prudenza. E magari ci sono quelli, per fortuna una minoranza, che fanno la gita fuori porta e se ne vantano su facebook, nella convinzione di essere più furbi.
Stiamo vivendo una crisi che il mondo globale ha portato anche da noi. La supereremo? Si. Ne sono convinto. Qualche segnale positivo sta arrivando. Maggio ci porterà qualche riapertura ma è ancora presto per dire che tutto è finito.  Le attenzioni che in questi giorni stiamo mettendo per evitare il contagio dovranno accompagnarci ancora per del tempo.
Cosa ci insegna questo periodo? Il mondo globale è debole. Conosce solo le logiche del consumo e del massimo profitto. A quale prezzo? Per quelli che vogliono solo guadagnare, il danno sociale e ambientale non importa. Le garanzie e le tutele sono considerate oneri da eliminare per essere competitivi. Le conseguenze? Le abbiamo viste. Impreparazione nell’affrontare l’epidemia, a tutti i livelli. Mancanza di posti in terapia intensiva. Mancanza di strumenti di protezione. Sottovalutazione del problema. Mancanza di medici. Luoghi di lavoro inadeguati.  La fatica nel trovare risorse per consentire a tutti di fare la spesa. Prezzi folli per mascherine, guanti o disinfettante. La pretesa, sostenuta da diversi e accettata passivamente da molti, che bisogna curare solo chi avrebbe più possibilità di farcela perché gli anziani sono sacrificabili. Salvo poi accorgersi e scandalizzarsi dei tanti, troppi, morti nelle case di riposo. Forse perché  gestite da quel finto sociale  “privato” che, approfittando del disimpegno degli enti locali, si è impadronito del settore e cerca solo di guadagnare più che può con il minimo impegno.
Se chi ha governato, destra e sinistra, si fosse ricordato che la salute è un diritto previsto dalla Costituzione? Credo che oggi staremmo meglio. Invece, abbiamo tagliato risorse alla sanità pubblica per 37 miliardi di euro (fonte “il Fatto Quotidiano” del 5 marzo 2020). Lo stesso presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, ha ammesso che “la criticità più grande è l’assoluta mancanza di una medicina territoriale”.

E IL NOSTRO TERRITORIO?

 
Non voglio dilungarmi in discorsi generali. Mi limito a ricordare che anche qui da noi, a Villafranca, avremmo dovuto imparare da vicende passate. La “casa della salute”: abbandonata per dieci anni e dimenticata dai Comuni della zona. Venne finita e aperta solo dopo una petizione popolare che raggiunse le mille firme e un confronto pubblico con l’allora direttore generale dell’Asl, lda Grossi, alla quale va ancora oggi il nostro ringraziamento per aver accettato il dialogo con la popolazione. Credo l’unico esempio in tutta la provincia. Ora la casa della salute funziona ma fa molto meno di quello che era stato previsto nel progetto originale del 2006. Perché? L’allora giunta regionale leghista decise di tagliare la sanità sul territorio. Venne anche a dircelo a Villafranca davanti ad un pubblico che applaudiva. Era il 29 aprile 2011, invitando tutti a servirsi della sanità privata. E l’allora sindaco condivise che in sanità bisognava pur tagliare da qualche parte.  Tagli che erano iniziati già anni prima. Vi ricordate quando Villafranca aveva la Guardia Medica? Venne chiusa l’1 settembre 2003 nella totale indifferenza del Comune. A metà degli anni ’90 rischiammo di perdere il “distretto sanitario” che allora stava negli scomodissimi e inadeguati locali di regione Pieve. Perché non avvenne? Grazie all’amministrazione comunale guidata da Giovanni Saracco, scomparso pochi giorni fa, che volle, sola, l’acquisto dei locali di via Luotto. Scelta che consentì al paese di tenere i servizi sanitari,  di dare una sede nuova e migliore alla Croce Rossa e poi di avere il 118. Quegli stessi spazi che vennero aspramente criticati dai successivi governi comunali. Anche l’attuale sede della Croce Rossa, accanto alla “casa della salute”, arriva da una proposta fatta alla Regione da “Villafranca Domani” nel 2008 in una pubblica assemblea. Venne raccolta e furono trovati i soldi per realizzarla, ampliando il progetto originale. Perché ho fatto questi esempi? Per dimostrare che quando il Comune ha saputo guardare avanti con scelte coraggiose, ha saputo immaginare quello che mancava, o quando la popolazione ha saputo mobilitarsi (casa della della salute), i risultati sono arrivati. Una comunità locale può costruire il proprio futuro. Senza aspettare solo regali dall’alto sempre più rari per territori deboli come i nostri. Perché fatti di piccoli paesi. La pandemia ci ha ricordato che abbiamo tutti bisogno di una rete di protezione socio sanitaria basata sulla cultura della prevenzione.  Ma tutto questo non si improvvisa. Ci vuole tempo e voglia di fare scelte precise, con l’obiettivo di far crescere il senso e l’importanza dell’agire collettivo. Cosa si può fare nei nostri paesi?
  • serve un censimento dei bisogni sociali. Bisogna conoscere per decidere. Sempre.  Un compito che dovrebbe assumersi il Comune. Di quali servizi la popolazione ritiene di aver bisogno? Quali necessità ha il sistema scolastico locale? Con quale realtà si confrontano gli insegnanti? Le lezioni a distanza funzionano? In casa, quanti hanno un pc e una connessione adeguata? Le organizzazioni di volontariato e i patronati come percepiscono i cambiamenti sociali in atto? Quali richieste di prestazioni sociali arrivano agli sportelli del consorzio Cogesa? Cosa si aspettano gli imprenditore locali? Cosa pensano gli stranieri? Riescono ad integrarsi? Come stanno i tanti anziani che vivono soli? Che difficoltà incontrano le famiglie? Quali sono le aspettative dei giovani? Tante domande che, se proposte in modo organizzato e capillare, potrebbero consentire di raccogliere dati e informazioni utili per indirizzare l’attività nel nostro paese. Un censimento che potrebbe diventare anche di zona. Basterebbe che più Comuni lo volessero. Se l’avesse fatto, il Comune avrebbe potuto lavorare per tempo su un sistema di protezione utile a raggiungere le situazioni più deboli ed a monitorarle in modo costante. Un modo per essere uniti e fare comunità in senso vero. In pratica, creare una banca dati e tenerla aggiornata per scegliere dove investire. Dati che andrebbero diffusi e spiegati per favorire un dibattito sulle decisioni da prendere. Ovviamente, per fare tutto questo bisogna crederci e volerlo. Le persone sono cambiate negli anni. Penso che nessun amministratore oggi possa dire di conoscere veramente il paese;
  • la casa di riposo Santanera. Potrebbe fornire assistenza domiciliare con personale formato alle famiglie. Ormai, la casa di riposo solo come residenza in struttura non basta più. Serve il sostegno a rimanere a casa. Tante persone lo preferiscono e può costare meno. Qualcuno ha mai cercato di sperimentare un sistema che se occupasse? No. Neanche il Comune che pure avrebbe potuto pensarci, visto che ne nomina il consiglio di amministrazione. L’ente ha un progetto di ampliamento da 40 a 80 posti. Un investimento ancora più rilevante della “casa della salute”. Nascerebbero nuovi posti di lavoro, assai preziosi nella nostra zona. Un investimento che potrebbe portare nuovi servizi a favore dei tanti non autosufficienti e dei disabili. Le persone che sovente non riescono o non possono rimanere a casa. L’ampliamento richiede risorse importanti, circa 3 milioni di euro, che l’Istituto non ha. Villafranca e i Comuni della zona hanno voglia di aiutare il Santanera e investire risorse e competenze in un ente che è il tassello fondamentale di quella rete di protezione sociale che si rivolge all’anziano?  Davanti a questo tema, sul tavolo da tempo, la politica locale fa finta di niente. Anche la nuova amministrazione comunale, ormai in carica da quasi un anno. Il Comune si è mai chiesto di cosa avrebbe bisogno la casa di riposo per fare meglio il proprio lavoro? Si è mai chiesto quali vantaggi ci sarebbero con la gestione diretta del personale da parte dell’ente, eliminando l’inutile intermediazione di manodopera delle cooperative, che si traduce solo in costi aggiuntivi? Si è mai chiesto quanto e cosa potrebbe dare al Santanera per sostenerlo nella prevenzione contro il coronavirus? Non credo proprio. E meno male che fino ad ora non ci sono stati contagi. Grazie alla dedizione di chi vi lavora ogni giorno, con una coscienza che va al di la del semplice dovere di chi porta a casa un modesto stipendio;
  • la polizia municipale. Perderla sarebbe una grave miopia. Ormai, è ridotta ai minimi termini e le due Unioni, la Valtriversa e la Colli del Monferrato, non hanno fatto alcun passo in avanti per ripristinare un servizio di livello adeguato. Quanti controlli sono stati fatti in questi giorni sulle persone che non rispettano le disposizioni di stare a casa? Credo sia evidente a tutti che ne siano stati fatti pochi. I vigili sono presidio del territorio. Possono essere l’occhio attento verso i cambiamenti e le criticità.  Quelle attenzioni che sono fondamentali per prevenire i problemi. Sono anche le forze che agiscono quando serve. Tutti lavori dove servono esperienza e conoscenza;
  • la protezione civile. Quanti investimenti sono stati fatti in questi anni per rafforzare,  ampliare e formare il gruppo locale dei volontari? Nessuno. Vigili e protezione civile, in qualsiasi emergenza, potrebbero essere, con la competenza della Croce Rossa, un sistema integrato che darebbe al Comune, o meglio ad una vera Unione, maggiori capacità di azione e la possibilità di coordinare in modo efficace il contributo del volontariato. In un’emergenza, tutti i componenti di un sistema devono sapere cosa fare e devono essere preparati a farlo. Anche a livello locale, bisogna immaginare scenari e allenarsi ad affrontarli;
  • ripensare gli spazi pubblici. Come abbiamo già detto, oggi la “casa della salute” fa meno di quanto era stato pensato nel progetto originario. La pandemia ha dimostrato l’utilità della medicina territoriale. Sempre troppo spesso si deve andare in ospedale per visite o esami. O semplicemente per avere ausili. Come potenziare le funzioni di questa struttura? Si possono dare più mezzi all’importante ruolo dei medici di medicina generale?  Perché non incrementare i programmi di prevenzione? E le prestazioni specialistiche dedicate agli anziani, anche con una collaborazione organizzata con la casa di riposo? Il Santanera dovrebbe avere un reparto idoneo ad essere di isolamento e spazi in sicurezza per la lunga degenza che sarebbero utili anche per chi anziano non è.  Cosa farà in concreto il “centro famiglie” del Cogesa, spostato in via Luotto? Saprà svolgere un’attività di consultorio e di formazione a favore mamme? Tutti argomenti che meriterebbero un esame approfondito da parte di una politica locale che dovrebbe aprirsi al dialogo con i cittadini. C’è questa sensibilità a Villafranca e nei Comuni della zona? C’è la voglia di arrivare a interventi condivisi da fare direttamente e a richieste da sostenere, uniti, in Asl? La pandemia ci ha insegnato che le strutture pubbliche non devono essere semplici spazi contenitori ma strumenti versatili, progettati e attrezzati per la flessibilità.
  • la rete internet. Nel ripensare gli spazi pubblici, potersi connettere alla rete diventa uno strumento indispensabile che dovrebbe essere facilmente accessibile a tutti. Perché sul nostro territorio la connessione è di mediocre livello? Perché bisogna perdere tempo per fare prenotazioni sanitarie allo sportello e ritirare referti quando si dovrebbe far tutto da casa e gli esiti dovrebbero sempre arrivare sempre al medico curante? Perché non sperimentare la telemedicina, magari proprio in casa di riposo? Quante e quali possibilità di miglioramento ci sono negli uffici comunali?

LA CONSAPEVOLEZZA CRESCE SE LE INFORMAZIONI SONO PUBBLICHE

  • informare in modo diffuso e comprensibile. Mettendo a disposizione dati e progetti. Chi governa ha a disposizione le informazioni. Non sono un suo patrimonio. Sono di tutti e quindi vanno rese pubbliche nel più ampio modo possibile, con l’ovvia eccezione dei dati personali sensibili. Non basta l’albo pretorio sul sito internet comunale, dove le delibere vengono pubblicate spesso in ritardo e sono scritte in modo prolisso e burocratico. Servono dossier a tema scritti per far capire a tutti. Organizzati in percorsi guidati. Perché non trasmettere via internet le sedute dei consigli comunali e dell’Unione? Ma bisogna raggiungere anche chi non usa internet. Sono ancora tante le persone che vanno aiutate a superare questo divario, ormai diventato un ostacolo grave.
  • Il bilancio sociale. Condividere nel merito come vengono impegnati i soldi di cui il Comune dispone, accettando un confronto sui risultati, anche se quelli negativi. Favorire momenti di formazione aperti a tutti per chi vuole capire in modo più approfondito come funzionano il Comune e gli enti sovra comunali con le relative responsabilità.  Aprire alla partecipazione  dal basso con tutti i cittadini. I governi comunali di questi anni hanno sempre visto con notevole fastidio il confronto. Anche l’attuale.

 

 

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firma la petizione per la sicurezza del territorio

1 marzo 2020 · Nessun commento

LAVORARE UNITI

Cliccando qui sotto, potete accedere alla petizione che abbiamo lanciato a sostegno di scelte per la sicurezza del nostro territorio:

http://chng.it/JmFWrqqt

Vi chiedo di sottoscriverla. Ringrazio quanti lo hanno già fatto e, fin d’ora, quanti vorranno farlo.

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un aggiornamento sul problema della polizia municipale

1 marzo 2020 · Nessun commento

E LA CHIAMAVANO SICUREZZA

Il 7 gennaio scorso la discussione tra i Comuni dell’Unione Valtriversa, Villafranca e Baldichieri, circa il futuro di un servizio di polizia locale unito è stata portata in pubblico. La prima volta nella storia. Merito del presidente della Valtriversa, Bruno Colombo, che ha avuto il coraggio di portare il tema in un consiglio aperto agli interventi dei cittadini. Nonostante la contrarietà di qualche suo collega sindaco. Credo che un po’ di merito vada anche alla petizione che noi abbiamo iniziato a diffondere a fine novembre. Raccolta firme che chiede ai Comuni di lavorare insieme, mettendo la sicurezza della popolazione come priorità e considerando la polizia municipale come fondamentale presidio di legalità.  Perché? Cosa è successo fino ad oggi? Proviamo a riepilogare. Una sintesi per la futura memoria.

Cosa è successo?
Dall’1.1.2020 è cessato l’accordo in base al quale Villafranca e Baldichieri acquistavano ore di servizio di polizia municipale dall’Unione Valtriversa. Da almeno un paio d’anni si parla di questa scadenza ma le parti non hanno mai raggiunto una nuova intesa. Le amministrazioni di Villafranca e Baldichieri hanno sempre cercato di minimizzare il problema ma, evidentemente, un impegno serio per arrivare ad un nuovo accordo non c’è stato. All’ultimo momento, a metà dicembre 2019, Villafranca e Baldichieri hanno chiesto alla Valtriversa di proseguire nel rapporto ancora con contratto ad ore: 24 ore settimanali di servizio per Villafranca e 7 per Baldichieri.
Cosa ha risposto la Valtriversa?
Il 7 gennaio, la Valtriversa si è mostrata divisa. Dai rappresentanti di Cantarana, di Castellero e da un consigliere di Cortandone è emersa la visione più positiva, orientata al mantenimento di un servizio unito. Evidente la diffidenza di altri Comuni nei confronti dei due paesi richiedenti, in particolare da parte di San Paolo Solbrito. Sono i danni della secessione dall’Unione voluta proprio da Villafranca e Baldichieri nel 2013.  Risultato? La faticosa scelta di mantenere un servizio di polizia con due vigili e il consenso ad aderire in via provvisoria alle richieste di Villafranca e Baldichieri. Tale ultima decisione è stata formalizzata con una delibera della giunta dell’Unione, il successivo 13 gennaio. Per quanto? Fino a quando il comandante Eusebio Gamba se ne andrà a San Damiano, Comune presso il quale ha chiesto il trasferimento ancora nello scorso novembre. Trasferimento che potrebbe concretizzarsi nel corrente mese di marzo. In attesa di capire se Villafranca e Baldichieri potranno assumere vigili. Ma che servizio possono dare realmente i vigili in queste settimane di proroga? Credo lo stretto indispensabile, visto che sono di fatto meno un vigile e mezzo perché più della metà dell’orario del comandante Eusebio Gamba, ancora oggi, è  ceduto dalla Valtriversa al Comune di Villanova.
Perché Villafranca e Baldichieri dovrebbero assumere vigili?
I vigili della Valtriversa, in origine, erano cinque. Poi, furono ridotti a quattro per un pensionamento. Ora sono rimasti due, a causa di due richieste, accolte, di trasferimento ad Asti e nel torinese. Gamba vuole andarsene a San Damiano. Non credo voglia rimanere a fare il comandante di se stesso. L’ultimo vigile andrà in pensione ad inizio 2021. Di fatto l’azzeramento della polizia municipale: scelta concepita alla fine del 2012 quando la Valtriversa di allora, comprese le amministrazioni di Villafranca e Baldichieri, anche se ora fanno finta di dimenticarsene, decisero, compatte, di vendere il servizio dei vigili ad altri Comuni non membri dell’Unione. Solo perché i vigili erano considerati un costo. Ora la Valtriversa dovrebbe assumere per reintegrare l’organico ma i Comuni attuali hanno visioni divergenti. Per alcuni, i vigili non servirebbero, visto che ci sono già i carabinieri. Quindi, sarebbero sempre solo un costo. Avendo assistito al dibattito, ritengo che non ci sia alcuna fiducia in Villafranca e Baldichieri. Probabilmente, temono che non mantengano gli impegni e che  i vigili, se assunti dall’Unione Valtriversa, rimangano a totale carico della stessa. Durante il dibattito, aprendo ad un mio precedente suggerimento, Gianluca Forno, sindaco di Baldichieri, ha dichiarato di accettare l’idea di un contratto “lungo” con la Valtriversa. Io avevo parlato di almeno vent’anni. La disponibilità, però, non è stata raccolta dalla Valtriversa, che vorrebbe assunzioni fatte dai due Comuni secessionisti. Peccato che Villafranca e Baldichieri “non sanno” se potranno farlo. I Comuni possono assumere in base alla spesa storica del personale. Non avendo più i vigili in organico, non hanno più avuto questa spesa. Hanno dichiarato di aver affidato ad una società privata, che si occupa di consulenza per enti pubblici, il compito di valutare se i loro bilanci hanno il necessario margine. Incarico, che Villafranca ha formalizzato all’inizio dello scorso ottobre, dai contorni piuttosto vaghi e senza una precisa scadenza. Risultati? Per ora, nessuno ne parla. Il segretario dell’Unione Valtriversa ha dichiarato, sempre il 7 gennaio al termine del consiglio, che una recente norma di legge potrebbe rimuovere il blocco delle assunzioni. Ma siamo ancora nella totale incertezza.
 
Che sviluppi ci sono stati dal 7 gennaio ad oggi?
Durante l’ultimo consiglio dell’Unione “Colli del Monferrato”, il 30 gennaio, il sindaco di Villafranca, Anna Macchia, ha lasciato intendere che potrebbe esserci la possibilità di un accordo per avere la polizia municipale da San Damiano. Comunque, una dichiarazione generica. Senza nessuna chiarezza sui termini dell’eventuale scelta. La gestione dell’autovelox verrà data alla Provincia di Asti e gli adempimenti amministrativi saranno curati dalla Maggioli, una ditta che fornisce servizi agli enti locali. I costi dovrebbero diminuire, dicono Forno e Macchia. E perché questa scelta non è stata fatta prima, liberando i vigili da un problema che li ha condizionati per anni? 
 
Come è stato affrontato il problema delle multe non incassate?
A cosa mi riferisco? A 1,5 milioni di euro di multe autovelox non riscosse. Sono crediti di competenza di Villafranca (326 mila euro) e Baldichieri (1,287 milioni). Sono crediti relativi al periodo che va dal secondo semestre 2015 al 2018. Un valore importante che non sarebbe prescritto, stando a quanto ha dichiarato Bruno Colombo. Per fortuna. Ma gli amministratori della Valtriversa, di Villafranca e di Baldichieri, in tutti questi anni, se ne sono mai preoccupati? Sembra proprio di no. Il tema non è mai stato affrontato nei consigli dell’Unione “Colli del Monferrato”. Solo ora lo scoprono? Quando preparavano i bilanci, sono mai entrati nel merito delle cifre? Conoscevano i bilanci che hanno approvato? Verrebbe ancora da rispondere con un no. Caspita che efficienza. A gennaio i due Comuni hanno affidato con delibere fotocopia ad una società di riscossione privata il recupero delle somme, stimando di incassarne il 30 per cento. La percentuale di compenso per la società sarà dell’8,9. Stimare di perdere il 70 per cento non è poco, al quale bisogna aggiungere le spese. L’incasso potrebbe sempre essere una cifra di un certo significato ma ci sarebbe comunque una perdita importante per le casse comunali, probabilmente aggravata anche dagli anni passati senza agire.  Poi, come verranno gestita la quota di multe che dovrebbe andare alla Provincia in quanto ente proprietario della strada? In passato, lo avevamo chiesto più volte senza avere risposte concrete. E anche oggi questo problema non sembra risolto. Abbiamo un debito verso la Provincia per quanto maturato in questi anni?  Forse, la risposta a queste domande sta in una possibile considerazione. Da come si sono svolti i fatti, sembra proprio che Villafranca e Baldichieri volevano tenersi i risultati dell’autovelox, senza dividerli con la Valtriversa. Perché? Probabilmente, si erano illusi di avere per le mani un affare molto conveniente che avrebbe reso soldi facili, in prevalenza da automobilisti di passaggio. Cioè senza grandi rischi di una ricaduta negativa di consenso. Ora, forse, si sono accorti che, tenendo conto delle spese di funzionamento, del lavoro necessario e del possibile contenzioso, l’autovelox così conveniente non è.
Quindi?
  • i Comuni vogliono la sicurezza del territorio? Dovrebbero dimostrarlo con la voglia di lavorare insieme e con l’impegno a rafforzare gli uomini formati per tale lavoro. Tutti, Valtriversa attuale, Villafranca e Baldichieri, dovrebbero avere il coraggio di ammettere che la vecchia convenzione sulla polizia municipale era sbagliata ed è stata gestita male da tutte le parti in causa. La sicurezza non si può gestire con l’orologio. Si va e si opera dove è necessario, con l’indispensabile flessibilità. Almeno per questo servizio, i Comuni della zona dovrebbero avere il coraggio di ritrovare l’unità, anche per investire nel miglioramento dello stesso e nelle persone. Superare il passato senza guardarsi indietro. Villafranca dovrebbe ammettere che la secessione è stata un grave errore. Ci sono segnali in tal senso? Per ora, nulla;
  • prendere i vigili da San Damiano o altri Comuni? Scelta possibile. Meglio di niente, dirà qualcuno. Vero ma rischiamo di avere sempre meno qualità. con tutti i limiti di un contratto ad ore. Cosa chiederemo a chi potrebbe fornirci il servizio? San Damiano è una realtà complessa e sicuramente impegnativa. Dubito che potrà fornire una notevole attenzione ad un territorio che per quel Comune è comunque distante. Rischiamo di subire le scelte di una realtà più forte di noi. Potremmo avere un contratto fotocopia di quello con cui la Valtriversa vendeva le ore dei vigili. Rispetto della forma e nessuna preoccupazione circa la sostanza del servizio. Presenze modeste. Tempo perso nei trasferimenti. Dove andranno i villafranchesi che dovranno parlare con i vigili? Fino a San Damiano?
  • Se torneremo al vigile di paese, anni di esperienza e di conoscenza del territorio andranno definitivamente persi. Torneremo indietro al messo che fa le notifiche e tiene il gonfalone in qualche cerimonia. Nulla di più. Altro che presidio. Che fine faranno i locali della sede di Villafranca dei vigili? I veicoli acquistati nel tempo? Le attrezzature?
  • Cosa farà un nuovo vigile, magari assunto da Villafranca? Sarà da solo? Che tipo di professionalità gli si richiederà? Dubito che una persona sola, inesperta, si voglia assumere particolari responsabilità. Chi glielo farà fare? Lo stesso problema, con buona probabilità, ci sarà in Valtriversa se manterrà due vigili neo assunti. Quale sarà il modello di sicurezza che i Comuni vorranno applicare? Se mai ne hanno in testa qualcuno.
  • Lavorare per la sicurezza vuol dire avere persone che si dedicano al nostro territorio. Che conoscono gli ambienti. Conoscono la gente. Sono presenti. Hanno la capacità di comprendere cosa cambia nel tessuto sociale e sanno mantenere alta l’attenzione per fare prevenzione. Non servono “sceriffi”. Servono persone attente. Il recente problema dell’ultima festa di leva è un esempio di una situazione dove ci sarebbe stato bisogno dei vigili. Il vigile di paese, da solo, non può far nulla. Servono persone e mezzi che lavorino insieme per un controllo costante, in collaborazione con le altre forze dell’ordine. Senza i vigili o con vigili ad ore solo per fare un po’ di apparenza formale, i nostri piccoli Comuni, già deboli per le limitate strutture, saranno ancora più inermi ed esposti all’infiltrazione ogni forma di criminalità.

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seconda defezione nella maggioranza: anche Andrea Boano si è dimesso

26 dicembre 2019 · Nessun commento

COSA STA SUCCEDENDO?

Seconda defezione nella maggioranza che governa Villafranca. Dopo Valter Badella, dimessosi il giorno dopo l’insediamento del nuovo consiglio comunale, anche Andrea Boano ha lasciato. Perché? In via ufficiale, la scelta è stata giustificata con i soliti e banali “motivi personali”.  Nel consiglio comunale del 20 dicembre, evidente il disappunto del sindaco Anna Macchia che, sollecitata dalla domanda del capogruppo di minoranza, ha parlato di incomprensioni di comunicazione che pensava risolte e di  essersi trovata le dimissioni senza preavviso. Resta comunque il fatto che due membri della maggioranza, appena riconfermati dal voto popolare, se ne sono andati. Fatto che non ha precedenti nella storia del nostro paese. Perché? In questi anni Boano è stato una presenza muta e col tempo anche assente dai consigli comunali, tuttavia le sue dimissioni sono un altro segnale di difficoltà di una lista costruita per avere consensi usando i rapporti personali e non con la convinzione di un vero programma nel quale credere. Al posto di Boano torna in consiglio Sandra Ronco.
 I primi sette mesi del mandato amministrativo sono passati in modo abbastanza piatto. Nessuna decisione di rilievo che affrontasse gli importanti problemi lasciati aperti dall’amministrazione Cavalla. Comportamento che ha una sua logica, vista la rivendicazione di essere la continuità politica proprio di Cavalla. Caratteristica usata apertamente per vincere le elezioni contro una lista avversaria modesta. Continuità politica rappresentata dalle persone ricandidate, dal simbolo e dall’utilizzo del sindaco uscente in campagna elettorale. Non aver voluto Badella vicesindaco e, forse, nemmeno in giunta poteva essere un segnale di diversità ma non c’è stato altro di significativo. La mancanza di esperienza non può essere una giustificazione. Anna Macchia era entrata in giunta al posto di Guazzo e già allora si capiva che era la persona sulla quale Cavalla puntava per la successione. E stando in giunta la Macchia ha comunque condiviso le decisioni prese con le relative responsabilità. Se voleva essere diversa avrebbe dovuto individuare priorità e scelte di contenuti in rottura con il passato. Avrebbe sanzionato la chiusura di un ciclo politico che aveva fatto il suo tempo. Ha preferito non farlo. Almeno per ora. Da giugno a oggi qualche occasione per prendere posizione a favore di un cambiamento ci poteva essere. Ci sarà la capacità di modificare la rotta nel 2020? Me lo auguro ma con l’eredità delle elezioni e quanto abbiamo visto in questi mesi, ne dubito. Idee non chiare? Debole conoscenza della situazione? Timori ad assumere decisioni? Poca voglia di confrontarsi?  Per ora, mi sembra manchi una visione di futuro. Comunque, i fatti daranno risposte e su quelli daremo le nostre valutazioni.

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dove va l’Unione Colli del Monferrato?

12 dicembre 2019 · Nessun commento

NON HANNO IDEE

Nonostante gli sforzi e la buona volontà che ci sforziamo di mettere, continuiamo a non capire il pensiero dell’attuale amministrazione comunale sull’Unione con Baldichieri e sui rapporti con la Valtriversa. Nel consiglio dell’Unione e nel consiglio comunale il dibattito è completamente scomparso. Nemmeno la scontata nomina del sindaco Anna Macchia a presidente dell’Unione, lo scorso 29 ottobre, ha consentito di fare un po’ di chiarezza sugli obiettivi. Solo un generico reciproco complimentarsi tra il sindaco di Baldichieri, Gianluca Forno, presidente uscente, e la Macchia. Nel consiglio successivo, quello del 3 dicembre, il sindaco Macchia se ne è andata, giustificata con motivi personali da Forno. Considerato che le sedute da dopo le elezioni di maggio sono sempre molto brevi, per non dire brevissime, la cosa lascia molto perplessi.
L’amministrazione Macchia cosa vuol fare dell’Unione con Baldichieri? Quali obiettivi di cambiamento vuole raggiungere? In quanto tempo? Ammesso che abbia degli obiettivi di cambiamento. Altrimenti, dovremmo ritenere che sia semplicemente in passiva continuità rispetto alle politiche dell’amministrazione Cavalla. Non dimentichiamo che la Macchia è stata assessore nell’Unione dopo la morte di Guazzo e ne ha quindi condiviso l’impostazione. A cosa serve un’Unione che non ha unito e creato praticamente nulla? Come poteva essere diverso, visto che le due amministrazioni non hanno mai creduto nella Colli del Monferrato e hanno limitato l’attività dell’Unione ad aspetti burocratico amministrativi.  Rispondere a queste domande con il semplice proposito che l’Unione serve a migliorare i servizi è del tutto inutile. Sono i soliti finti impegni che dicono nulla. Troppo generici e non verificabili.
E tornare in una Valtriversa unita? Noi per anni Ci siamo battuti contro una spaccatura assurda, voluta dalle amministrazioni di Villafranca e Baldichieri, che sta facendo danni proprio a Villafranca.

 

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deleghe agli assessori: il sindaco ne ha accennato nel consiglio del 31 luglio

25 agosto 2019 · Nessun commento

ASSESSORI: COSA FARANNO?

Nel consiglio comunale del 31 luglio, il sindaco ha comunicato le deleghe che intenderebbe assegnare agli assessori. Preciso che, fino ad oggi, non risultano atti ufficiali. Da quanto abbiamo potuto ascoltare, il quadro sarebbe il seguente:

  • Anna Rabino: turismo e agricoltura;
  • Antonio Accasto: manutenzione e rifiuti;
  • Crocifissa Noto: sociale;
  • Guglielmo Aubert Gambini: commercio e politiche giovanili.

Nonostante il tempo trascorso dalle elezioni, le deleghe pesanti non verrebbero assegnate. Bilancio, lavori pubblici e personale rimarrebbero in capo al sindaco. Scelta legittima, senza dubbio. Tuttavia indica una debolezza della maggioranza che non ha al suo interno competenze adeguate o, comunque, persone delle quali il sindaco si fidi per gestire temi così delicati. Esiste anche una terza possibilità: che il sindaco non voglia delegare su settori di così importante rilievo, preferendo tenere su di sè tutte le responsabilità. La delega è una facoltà, non un obbligo. Tuttavia, bisogna tener conto che una conseguenza di questa scelta potrà essere uno spazio maggiore che, di fatto, i tecnici, cioè dipendenti, potrebbero avere o prendersi. A partire dal ruolo che potrebbe assumere il nuovo segretario comunale. Nuovo perché l’attuale cessa il prossimo 31 agosto. E già aveva un ruolo che usciva, a mio modo di vedere dalle sue competenze. Erano frequenti i suoi interventi in consiglio comunale per sostenere l’amministrazione negli atti proposti. Interventi sovente vicini al taglio “politico”, che si sono visti anche in questo inizio del nuovo mandato. Circa i responsabili degli uffici, a Villafranca abbiamo la fortuna di averne di buona qualità e professionalità, supporto indispensabile per ogni amministratore che voglia lavorare, ma chi rappresenta la politica ha un ruolo di scelta e di indirizzo che non riguarda il dipendente.

Si starebbero replicando le stesse modalità operative che hanno segnato l’amministrazione Cavalla. Anche in quel caso, non venne mai data la delega ai lavori pubblici e il bilancio rimase nelle mani del sindaco dopo la morte di Guazzo. La stessa Anna Macchia, da assessore, non ha mai avuto deleghe. Fare il sindaco che accentra tutto su di sè può avere qualche vantaggio nell’immediato. Decidere da soli è più semplice. Ma non paga nel tempo, come si è visto con lo stesso Cavalla, sia come azione complessiva del Comune, sia come capacità della squadra di governo. Uno degli argomenti ribaditi con forza nel 2014 da chi sosteneva proprio Cavalla fu che l’essere sempre presente in municipio avrebbe comportato vantaggi enormi. A parte un impegno di ore, senza dubbio considerevole, ma comunque pagato con lo stipendio da sindaco al quale non ha mai rinunciato, non mi sembra che il Comune abbia fatto un salto di qualità. Far crescere una classe dirigente nuova che operi nella collegialità è un lavoro tutt’altro che banale. Bisogna crederci, investire e sperimentare. A partire da quei corsi di formazione, magari aperti anche ai cittadini, che noi abbiamo sempre chiesto e che l’allora amministrazione non ha mai considerato.

Nelle deleghe agli assessori che sarebbero state date possono comunque entrare argomenti importanti. Anche se il sindaco non ne ha spiegato i contenuti delle loro competenze e nessuno glielo ha chiesto. Ci saranno iniziative per premiare chi fa bene la differenziata e, in particolare, chi non produce rifiuti? Sociale: come si intendono affrontare, se si vogliono affrontare, le delicate e diverse situazioni che stanno passando la casa di riposo e l’asilo? Politiche giovanili: nel programma elettorale c’erano indicazioni piuttosto generiche. Ci sono provvedimenti in cantiere? E l’agricoltura? Cosa si intende fare, visto che nel programma elettorale non c’era questo capitolo?

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consiglieri comunali, usate il vostro diritto di sapere e di far politica

16 agosto 2019 · Nessun commento

IL DIBATTITO ASSENTE

Nei quasi tre mesi del nuovo mandato amministrativo, abbiamo avuto tre consigli comunali e due consigli dell’Unione Colli del Monferrato. Consigli molto veloci. Dove il dibattito non c’è quasi mai stato. Un po’ gioca senz’altro l’inesperienza di tanti. Molto anche la probabile mancanza di conoscenza sui problemi e sui meccanismi di funzionamento di un consiglio.
In Unione abbiamo sentito solo la voce di Gianluca Forno, presidente e sindaco di Baldichieri, che nella prima seduta auspicava un dibattito sul futuro dell’ente durante il consiglio successivo. Dibattito che poi non c’è stato. Avendo vissuto quanto successo negli scorsi anni, non abbiamo mai avuto dubbi sul fatto che il dibattito se non viene sollecitato dai consiglieri, non viene incentivato dagli amministratori, sempre propensi ad evitarlo. In compenso, abbiamo sentito Forno promettere incontri formativi per i consiglieri. Buona cosa, senz’altro. Era la nostra proposta, che noi avevamo rinforzato con la richiesta di apertura ai semplici cittadini desiderosi di informarsi. Proposta vissuta sempre con fastidio e sufficienza da chi oggi la dichiara. Noi li abbiamo chiesti per anni, fornendo anche un programma completo. Ne abbiamo avuto un accenno. Poi più nulla. Per lor signori, non c’era mai tempo e sono passati gli anni. Sordi a tutte le sollecitazioni. Se si è consiglieri comunali bisogna conoscere temi, meccanismi, norme. Per rinforzare con i giusti strumenti di lavoro quella visione di insieme e voglia di fare che chi si candida dovrebbe già avere. Sempre per esperienza passata, dubito che i consiglieri attuali avranno i corsi formativi. Consiglieri che, però, sono stati richiamati con una certa asprezza a mantenere il riserbo sulle informazioni che acquisiranno nel loro mandato. Per evitare “fughe” di notizie. Chissà quali pericolose notizie potranno mai divulgare a Villafranca o Baldichieri. Forno probabilmente dimentica che i consiglieri hanno il diritto di sapere tutto perché dovrebbero far politica. E i cittadini non hanno diritto di sapere? Qualcosa da nascondere? Stiamo parlando di cosa pubblica. Quindi, di tutti.  Non privata. Peccato che nessun consigliere abbia sentito il bisogno di replicare a questa pessima uscita del presidente. Che ha tutto il cattivo gusto di un rimprovero preventivo, esteso anche ai dipendenti dei Comuni. Così tutti stanno bravi. Per questi governanti, è un fatto grave che le cose si sappiano e magari siano oggetto di discussione. Meglio andare sui giornali o sui social quando, a loro modo di vedere, possono far bella figura. E magari vantarsi di circostanze che nemmeno i consiglieri conoscono o che non sono ancora state deliberate. Mi auguro che l’amministrazione di Villafranca sappia dimostrarsi più aperta e non segua Forno su questa strada, ottusa e inutilmente formale.
Nell’ultimo consiglio comunale villafranchese, la minoranza ha timidamente iniziato a far qualche domanda. Fatto positivo. Spero sappia continuare. Se lo farà, e saprà essere incisiva con proposte adeguate e argomentate, sarà un bene per tutti. Qualche evidente difficoltà dall’amministrazione a rispondere.

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