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Importanti novità in Valtriversa: il presidente Campia propone la fusione

1 novembre 2012 · 1 Commento

IL CORAGGIO DI SCEGLIERE LA VALTRIVERSA UNITA

La Valtriversa inizia a parlare di fusione. E’  l’importante novità emersa nell’ultimo consiglio, che si è tenuto nel municipio di Castellero lo scorso 25 ottobre. E’ stato Roberto Campia, il presidente e sindaco di Castellero, a dichiarare che sia lui, sia i sindaci di Monale, Cantarana, Maretto e Roatto sarebbero d’accordo ad affrontare la difficile situazione degli enti locali, dovuta ai continui tagli alle risorse e all’obbligo per legge di gestire i servizi in forma unita, con la fusione in un unico grande Comune. Sempre Campia ha aggiunto che anche Villafranca sarebbe disponibile alla fusione, pur con qualche perplessità in quanto il sindaco Cavalla avrebbe preferito un’aggregazione più piccola. Non sono favorevoli, almeno per ora, i sindaci di Baldichieri e Cortandone. Diverse le motivazioni. Più articolata quella di Gianluca Forno di Baldichieri che preferirebbe procedere con l’associare alcuni aspetti di protezione civile e istruzione, oltre ad approfondire la gestione del personale e rimandare il resto a successive, non definite, valutazioni da farsi nel 2013. Forno non è mai stato un convinto sostenitore della Valtriversa e la sua posizione non fa altro che confermare le difficoltà da lui sollevate nei mesi scorsi. Prima la proposta di uno scioglimento “consensuale” dell’Unione. Poi, il recesso deliberato da Baldichieri a fine giugno. Quindi,  posizioni che mettevano in difficoltà il presidente Campia, sia con interventi critici nei confronti del suo operato, sia con richieste che alzavano il prezzo per ritornare sui suoi passi e mantenere in vita l’Unione. Claudio Stroppiana di C0rtandone ha invitato alla prudenza, dichiarando di avere perplessità sulla gestione del territorio e di non credere alla possibilità che al Comune risultato della fusione possano arrivare maggiori contributi da Stato e Regione. Contrari alla fusione anche Davide Cerrato, minoranza di Monale, e Giovanni Dezzani, minoranza di Maretto.  Molto netta, e sostanzialmente simile, la posizione a favore della fusione tenuta da Campia, da Sergio Magnetti (sindaco di Monale) e Bruno Colombo (sindaco di Roatto). Tutti hanno ricordato le inutili estenuanti discussioni alla ricerca di equilibri per rafforzare l’Unione che si trasformavano in difese dei singoli campanili. L’esigenza di unirsi è chiara: da soli non si riuscirebbe più a garantire i servizi. Pertanto, tanto vale fare il gran salto e fondersi.  Vincenzo Gerbi (ex sindaco di Cantarana) ha ricordato che è necessario aggregarsi intorno a Villafranca, paese di riferimento della zona, perché non farlo significherebbe abbandonare il territorio, inducendo la popolazione a concentrarsi nelle città, uniche realtà ancora capaci di fornire alla gente qualche vantaggio. Campia ha aggiunto che cominciano a nascere esperienze, in particolare in Emilia Romagna, di fusioni con numeri ben più grandi della Valtriversa.

LA NOSTRA OPINIONE

Da sempre sono stato un convinto sostenitore della Valtriversa forte. Lo dichiaro da anni nel nostro consiglio comunale e nel consiglio dell’Unione. L’ho scritto più volte in questo spazio. Il convegno che ho contribuito ad organizzare a dicembre dello scorso anno, in collaborazione con Alfredo Castaldo e il Comune di Cantarana; quello recente del 29 settembre a Villafranca, dove ho distribuito una proposta, mia e di “Villafranca Domani”, per la rifondazione dell’Unione, sono tutte prove di questa posizione. Nella mia proposta, pubblicata su questo sito, dichiaravo che la fusione era il naturale completamento di un processo di aggregazione che sarebbe terminato nel 2019, alla fine del prossimo mandato amministrativo. Ora, però, prendo atto di un fatto nuovo, fondamentale, maturato negli ultimi giorni: la maggioranza dei sindaci della Valtriversa si pronuncia per la fusione e anche il primo cittadino villafranchese si dichiara d’accordo. Non possiamo perdere questa occasione, impensabile fino a poche settimane fa. Servono decisioni come si fa nella politica seria. Si è discusso. Adesso è necessaria la sintesi per agire.  Le motivazioni a favore della fusione sono le stesse da me sostenute per anni a favore della Valtriversa forte. Quale miglior rafforzamento della fusione? Motivazioni che Vincenzo Gerbi ha ben sintetizzato. Pertanto, ritengo che questo cambiamento vada sostenuto. Si vada alla fusione senza se e senza ma in modo da poter votare per il Comune nuovo nel 2014. Il nostro territorio potrà contare di più, tenendo anche conto della ormai quasi certa sparizione della Provincia. Risparmieremo soldi di cui i nostri paesi hanno un gran bisogno. Potremo fare di più con le risorse che ci sono, aumentando la produttività della macchina pubblica. Pensate, ad esempio, al risparmio possibile avendo un solo segretario comunale. Pensate ai risparmi di tempo di un solo ufficio che calcola i tributi per tutti i paesi divenuti un solo Comune. Pensate ai vantaggi e ai risparmi di un solo piano regolatore. Quanto lavoro in più potrebbero fare i cantonieri uniti in un’unica squadra? Credo parecchio, evitando magari anche i costi di appalti esterni. Ci sarà spazio per la nascita di una classe politica locale che dovrà amministrare a livello di zona, avendo cura di tutto il territorio e andando oltre i tradizionali confini dei Comuni. Scegliendo la fusione si superano tutti gli equilibrismi che diventano inutili perché diventiamo cittadini dello stesso paese.

E ora cosa succederà? C’è un gran lavoro da fare, a partire dall’indispensabile coinvolgimento della popolazione. Per prima cosa dovranno essere i consigli comunali a pronunciarsi rapidamente. Da qui vedremo se la volontà di fondersi è solida. Credo sarebbe utile, da parte dei sindaci, promuovere anche un “manifesto” a favore della fusione, aperto alle adesioni di tutti.

Tag: politica · Valtriversa

1 Commento ↓

  • 1 Gianluca Forno // 2 nov 2012 - 5:03 pm

    Per quanti avranno tempo e voglia di leggere quanto segue, in replica a quanto scritto dal collega e amico Paolo Volpe.
    Mi dispiace leggere che l’atteggiamento messo in campo dal sottoscritto circa il futuro della Valtriversa venga inteso come quello di chi ha le idee poco chiare (o indefinite che dir si voglia), così come mi rincresce dovermi difendere da allusioni circa un operato che, per quanto mi riguarda, è stato da sempre improntato alla trasparenza ed indirizzato all’analisi attenta di una situazione assai poco chiara.
    Un impegno costante nel cercare di dare forza alla Valtriversa, non di indebolirla, di condividere e programmare in maniera condivisa con i colleghi, non certo di “alzare la posta” delle richieste politiche.
    Il futuro amministrativo dei nostri Comuni è patrimonio collettivo e non territorio esclusivo di amministratori che, per definizione, ricoprono il proprio ruolo “pro-tempore” (ovvero per un periodo limitato di tempo e non a vita). Per decidere di tale futuro non bastano idee grandiose in risposta a grandi problemi. I grandi problemi ci sono, non vi è dubbio, ma ritengo vadano affrontati con estrema meticolosità e passando attraverso il più ampio coinvolgimento dei cittadini.
    Non mi emoziona l’idea di “fare la storia” senza un’occhio alla storia e, devo dire, temo che se troppo affrettati si possa tranquillamente rischiare di “disfare la storia” piuttosto.
    Il nostro territorio, la Valtriversa, arriva da 12 anni di esperienza associativa, un lungo periodo in cui è stato certamente creato un patrimonio condiviso, un’esperienza importante per tutte le Amministrazioni coinvolte che ha permesso di far conoscere meglio le realtà vicine e i loro amministratori. Sotto il profilo strettamente legato ai servizi al cittadino ed alle funzioni gestite in forma associata però non credo ci siano così grandi evidenze né chissà quale risultato da enfatizzare. La realtà è semplice: per diversi anni le comunità collinari sono state uno strumento e non un fine, uno strumento per ottenere maggiori finanziamenti da redistribuire in maniera più o meno democratica tra i Comuni associati, ma che, oggettivamente, sono stati solo in minima parte impiegati per creare quelle economie di scala e quei percorsi virtuosi che ci si prefiggeva inizialmente.
    Nessuno intende “gettar via il bambino con l’acqua sporca”.
    Personalmente mi sono limitato, e mi limito tutt’ora, non ad esprimere contrarietà, ma semplici riserve circa una così forte ed audace accelerazione verso un percorso di fusione.
    Mi domando quali reali risparmi possa dare nel breve periodo (proprio nel breve periodo possiamo esser certi che la crisi sarà ancora un’ombra costante sul nostro operare), mi chiedo quali miglioramenti potremmo eventualmente garantire ai servizi che offriamo ai nostri cittadini e, onestamente, mi rispondo che, stanti gli approfondimenti analitici fatti sino ad oggi tra amministratori, non è possibile avere una risposta concreta per il momento.
    Inoltre, in un momento come quello che stiamo attraversando, di grande scollamento tra politica e vita reale, mi chiedo se sia giusto allontanare ulteriormente le Amministrazioni comunali dai cittadini, cambiandone i confini, il nome e, almeno in parte, l’identità. È possibile, ma non è sicuro, che prima o poi ce lo vedremo imposto dall’alto, ma allora chiediamoci come preparaci al meglio a tale scenario. La mia posizione si riassume in una frase apparentemente semplice: “facciamoci le giuste domande e tentiamo di darci le giuste risposte”. Un principio che può apparire scontato, ma che forse non lo è poi troppo.
    Per questo mi limito a ribadire che per scegliere del futuro di circa 8mila persone è e sarà necessario percorrere la strada virtuosa della condivisione, dello studio e dell’analisi, abbandonando l’assunto che questa o quella ipotesi siano sicuramente la direzione migliore da seguire, almeno fino a quando tale affermazione non tragga evidenza da fatti, numeri e programmi scritti “nero su bianco”.
    Non ho nulla di pre-costituito contro un’ipotesi di fusione, ma ritengo doveroso arrivarci secondo un iter che possa da un lato garantire i benefici amministrativi e dall’altro i servizi ai cittadini. Le questioni aperte sono infatti legate al personale, alla dislocazione degli uffici, ai tempi e modi di realizzazione, all’organizzazione amministrativa, alle imposte comunali, all’urbanistica, all’istruzione, al commercio, ai servizi socio-assistenziali, ecc.
    È necessario che le Amministrazioni si confrontino a 360 gradi, che senza strategie di campanile si parlino apertamente e disegnino insieme un’immagine reale e realizzabile della nuova Valtriversa. Fatto questo avremo forse gli strumenti per prendere una direzione precisa e poter incontrare i nostri concittadini per potergliela illustrare e spiegare, condividendone con loro pregi e difetti, per poi sottoporla al definitivo vaglio del referendum, come prescrive la legge.
    Se non saremo capaci di compiere questo percorso avremo dato delle risposte troppo soggettive a domande oggettive e, soprattutto, avremo adottato soluzioni troppo personali per problemi collettivi.
    Da quanto scritto spero che si possa ben comprendere, e che sia chiaro, come la mia posizione non sia contraria ad un rafforzamento ponderato della Valtriversa né tantomeno al bene delle persone che la popolano.

    Il sindaco del Comune di Baldichieri d’Asti
    Gianluca Forno

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