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l’amministrazione comunale ritira le proposte su tares e costi dei rifiuti. Tutto rimandato a settembre.

14 agosto 2013 · Nessun commento

IL POTERE DELL’IMMONDIZIA

Tutto rinviato a settembre per il piano finanziario della raccolta rifiuti, cioè il preventivo per le spese 2013 del servizio, e per il regolamento della tares, la nuova tassa che prenderà il posto proprio della tariffa rifiuti. Se ne riparlerà insieme al bilancio preventivo di quest’anno che ancora manca. Durante il consiglio comunale dell’8 agosto scorso, è stata la stessa maggioranza a ritirare i provvedimenti. Perché? Il vice sindaco Guazzo ha messo il regolamento tares a disposizione dei consiglieri solo il giorno prima. Chiunque avesse voluto valutarlo con un minimo di attenzione, non ne avrebbe avuto il tempo materiale. Sessantadue articoli e cinquanta pagine richiedono un po’ di lavoro. Capisco che tutte le incertezze sulla finanza locale non abbiano aiutato. Il Pdl, futura Forza Italia, in piena campagna elettorale anche se sta al governo, parla di togliere tasse locali, guardandosi bene dallo spiegare come faranno i Comuni a finanziarsi. Però era ingenuo pensare che il problema tares si sarebbe risolto da solo. Bisognava metterci le mani prima e non aspettare l’ultimo momento. Mi chiedo quanto avranno potuto riflettere sui due argomenti gli stessi consiglieri di maggioranza. Credo nulla. E non penso di sbagliare.

I TANTI DUBBI SUI RIFIUTI ASSIMILATI AGLI URBANI

Nella proposta di regolamento tares, il vice sindaco Guazzo ha infilato anche la normativa sull’assimilazione dei rifiuti speciali agli urbani. Cosa vuol dire? Sono le regole per considerare  urbani, e quindi ritirabili dal servizio comunale di raccolta, anche i rifiuti prodotti dalle aziende. In questo modo, le aziende possono evitare i costi dello smaltimento in proprio, limitandosi a pagare la tassa comunale. In consiglio ci siamo trovati un lungo elenco di rifiuti che sarebbero diventati urbani. Linoleum, isolanti termici, pavimenti, polvere di gomma, pneumatici, scarti metallici. Tanto per citarne alcuni. Tutto senza distinzione tra quello che può essere riciclato e quanto deve per forza finire in discarica. Tutti fino al considerevole quantitativo di 5 tonnellate al giorno per azienda. Una proposta molto simile a quella che l’amministrazione comunale aveva già tentato di far passare nello scorso aprile: allora volevano  non mettere limiti al quantitativo di rifiuti da conferire al servizio di raccolta. Allora, come la scorsa settimana, le proposte della maggioranza sono state ritirate dopo le nostre obiezioni. Per quale motivo Guazzo ha voluto insistere in questa direzione? Siamo sicuri che la  scelta di facilitare l’assimilazione ai rifiuti urbani non porti danni alla raccolta differenziata? E’ stato chiesto un parere alle associazioni ambientaliste locali? Ad aprile, avevamo chiesto di conoscere quale sarebbe stato l’impatto sui costi del servizio comunale per capire se il Comune avrebbe avuto dalla decisione una perdita o un guadagno. Nessuna risposta allora. Nessuna risposta la scorsa settimana. Le aziende hanno bisogno di servizi particolari: valutazione attenta delle tipologie di rifiuti prodotti, contenitori adeguati e tempi di raccolta legati alle necessità delle singole ditte. Il sistema tariffario in vigore a Villafranca considera i quantitativi prodotti per il 79% a carico delle famiglie e per il 21% delle aziende. Calcoli un po’ empirici fatti alcuni anni fa. Aumentare i rifiuti raccolti dalle aziende, senza modificare questa percentuale, significherebbe far pagare alle famiglie parte dei costi che dovrebbero gravare sulle attività. Non sarebbe corretto. Superificialità? Scelte affrettate? Incapacità? Precisa volontà di pesare di più sulle famiglie? Lascio a voi il commento.

IL “RIFIUTO ZERO”

Come era prevedibile, nei provvedimenti ritirati non c’era alcuna proposta per diffondere pratiche utili ad evitare la produzione di rifiuti. “Villafranca Domani” ha sempre sostenuto la necessità di andare oltre la raccolta differenziata. Serve passare al “rifiuto zero”. Unico esempio a Villafranca in tal senso: la “casetta” dell’acqua. Iniziativa che il nostro gruppo aveva chiesto e sostenuto. Una scelta che fa risparmiare soldi alle persone e fa produrre meno bottiglie di plastica, facendo bene all’ambiente. Bisogna proseguire su questa strada ma serve un po’ di coraggio e di voglia di sperimentare, caratteristiche che a questa amministrazione comunale mancano.

RISPARMIARE SUI COSTI

Per il secondo anno, ci troviamo nei costi dei rifiuti anche quelli per il mutuo stipulato per la nuova “area ecologica” del Garavello (9 mila euro). Peccato che i lavori non siano mai partiti. Per gestire l’attuale struttura, viene anche utilizzato personale inquadrato in una cooperativa (11 mila euro). Non sarebbe meglio risparmiare impiegando persone in mobilità? Se si vogliono concedere sgravi per chi è in difficoltà, i relativi costi sono da caricare sugli altri utenti del servizio o sulla fiscalità generale? Non è stato chiarito. Perché non gestire il tributo per intero con gli uffici comunali, senza delegare attività all’esterno e quindi risparmiando sui costi? Meglio sarebbe una gestione unica a livello di Unione Valtriversa. Nei costi anche l’onorario di un avvocato per le lettere mandate recentemente ai tanti “morosi” che non hanno pagato le cartelle dei rifiuti. 3.500 euro. Rileggetevi quanto scrivevo a suo tempo su questo problema. Era necessario pagare un avvocato per  un sollecito standard, tutto sommato assai semplice, per il quale bastavano pochi minuti davanti ad una tastiera ed un po’ di fotocopie? Che sia uno stratagemma usato per perdere altro tempo e lasciare in eredità il problema alla prossima amministrazione comunale? A maggio 2014 si vota. Si sono valutati i casi di effettiva evasione, separandoli da quelli di bisogno? O siamo davanti alla semplice prova che il Comune di Villafranca oggi gode di ben poca credibilità tra la gente? Se deve far scrivere da un avvocato per mettere un po’ di “paura” a cittadini inadempienti da diversi anni…

Tag: ambiente · economia · politica · Valtriversa

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