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Costruire una nuova politica per Villafranca d’Asti

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la crisi del commercio villafranchese

18 gennaio 2015 · Nessun commento

IL PASSATO NON RITORNA

Che fine farà il commercio villafranchese? Recenti chiusure di negozi e possibili altre saracinesce abbassate fanno tornare d’attualità questa domanda. Il commercio locale è in crisi evidente. Non da ora, ma da tempo. Su questo spazio, l’ho già scritto più volte. Le abitudini dei consumatori sono cambiate. Oggi, uno dei punti di ritrovo preferiti dalle persone sono i centri commerciali. Molto visitati anche senza la possibilità o il bisogno di fare acquisti. Nell’illusione di continuare a godere a piene mani di un modo di vivere basato sul consumismo. Magari, alla frenetica ricerca di una novità per sperare prima o poi di comprarla. La crisi economica toglie soldi dalle tasche di tanti cittadini. Ma non basta questo a spiegare perché i negozi di Villafranca chiudono o esercitano poca attrattiva sul pubblico. Il piccolo negozio non può competere con la grande distribuzione se pensa di mettersi sul suo stesso piano. Non ne ha le forze. E tutto diventa ancora più difficile se non ha idee per rinnovarsi. Dall’inizio degli anni duemila, la scelta del Comune delle amministrazioni Padovani – Cavalla è stata quella di portare il commercio lungo la ex statale 10. Chi oggi lamenta la chiusura dei negozi nel concentrico non faccia finta di dimenticare quanto è successo. Risultati? Il Gulliver che cede una parte importante del suo spazio di vendita ad imprenditori cinesi. Il Mercatone che da anni sembra faticare. L’area ex Rdb che non è mai decollata veramente: basta fare il conto dei diversi spazi vuoti da sempre o tornati vuoti. E quando dal paese se ne andrà anche l’Asl? Verrà meno uno dei pochi motivi per frequentare il concentrico. Anche questa è stata una scelta. Dell’Asl in primo luogo, senz’altro. Ma alla quale l’amministrazione comunale di allora, eravamo nel 2006, non volle nemmeno provare a cercare una proposta alternativa. Le scelte non sono mai senza conseguenze. Giuste o sbagliate che siano, si pagano.

La domanda che sento è: cosa fare? Credo servano innovazione e concretezza, con un respiro ampio, una visione di futuro, voglia di premiare le nuove idee e capacità di rischiare. Inutile invocare il semplice ritorno al passato. Sono cambiate moltissime cose.  Non è possibile il protezionismo di un tempo. Chi dovrebbe portare il cambiamento? Il Comune può fare la sua parte. Come? Premiare chi commercializza prodotti locali anche artigianali. Favorire nuove forme di commercio diretto tra il produttore e il consumatore. Ad esempio, i gruppi di acquisto. Premiare gli operatori che introducano novità  come la vendita alla spina e senza imballaggi. Mettere tutti i soggetti interessati allo stesso tavolo per promuovere un “centro commerciale diffuso”, dove le attività siano capaci di specializzarsi ma nello stesso tempo di lavorare insieme e dare un messaggio unico al pubblico. Promuovere servizi alla persona, attraverso una collaborazione con la rete del volontariato, degli enti che operano nel sociale e di eventuali privati seriamente interessati a lavorare con il Comune. Sperimentare un programma di iniziative, semplici, che possano essere di richiamo. Penso a momenti legati all’intrattenimento, magari con giovani gruppi musicali locali. Quando il nostro gruppo organizzò l’aperitivo in via Roma, piccola iniziativa del tutto nuova, ci fu un buon riscontro di pubblico. Penso a momenti legati alla cultura, magari sviluppando le potenzialità della Biblioteca comunale e delle scuole. Gli argomenti possibili sarebbero molti. Tutto deve avere alla base un progetto di territorio che sappia uscire anche dagli stretti confini comunali. Se esistesse la voglia di dare un obiettivo alla zona, con la collaborazione di più Comuni, si potrebbero raggiungere risultati più importanti. Unire i piccoli produttori o le piccole aziende di un territorio più vasto potrebbe aprire nuovi mercati e nuove opportunità. Sarebbe un argomento di vera politica sul quale dovrebbero lavorare insieme la nuova Unione “Colli del Monferrato”, la Valtriversa e il villanovese. Questo potrebbe portare vera occupazione.

Tag: ambiente · cultura · economia · politica · sociale

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