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Il Santanera è in crisi e il Comune non ha idee. Hanno ignorato per anni le nostre proposte e questi sono i risultati

24 dicembre 2021 · Nessun commento

SERVONO SCELTE CHIARE E TRASPARENTI

Quale futuro avrà la casa di riposo Santanera? Dopo quanto visto nel consiglio comunale del 17 dicembre 2021, direi nessuno.
Perché? Nella riunione non è emersa alcuna proposta. L’amministrazione comunale ha mostrato ancora una volta di non avere idee e di non volersi occupare del problema. Non avrebbe saputo nulla delle difficoltà della casa di riposo.  L’ente è “privato” quindi, secondo il Comune, autonomo. Peccato che l’amministrazione  dimentichi che è il Comune a nominare il consiglio di amministrazione.  Dimentichi che fin dal 2014, nei criteri per le nomine degli enti, approvati dal consiglio comunale, è espressamente previsto che i nominati diano conto al Comune ogni anno del loro operato e che di questo sia informato proprio il consiglio comunale. Cosa mai fatta. Perché il governo comunale non ha mai chiesto conto negli anni agli amministratori nominati di cosa facevano alla casa di riposo? Puerile e strumentale  cercare di cavarsela rimproverando a chi oggi critica di non aver fatto nulla quando era in consiglio comunale. Ovvio riferimento al sottoscritto. Peccato che ero all’opposizione. Al governo c’erano altri. Nel mandato precedente, Anna Macchia è stata assessore esterno e la sua amministrazione attuale è la continuazione di quella precedente.
Chi sta al governo ha il compito e le possibilità di decidere. Dall’opposizione si propone e si controlla. Noi lo abbiamo sempre fatto. Alla luce del sole. Gli unici confronti che ci sono stati tra Comune e Santanera sono stati chiesti da noi, quando eravamo opposizione in consiglio comunale. Personalmente, ribadisco di aver evidenziato più volte la situazione di fragilità della casa di riposo e fatto proposte, anche formali direttamente all’attuale amministrazione senza avere alcuna risposta. Il precedente vice sindaco e assessore al bilancio era anche il commercialista storico del Santanera. E non sapevano nulla? Dov’erano? Un Comune non deve interessarsi agli enti del suo territorio?  Il Santanera è una ex istituzione di pubblica assistenza, poi trasformata in fondazione. Quindi, è un lascito di un privato alla comunità per un servizio pubblico a favore dei più deboli. Trattarlo come “un’azienda privata” è un grave errore e uno stravolgimento della realtà.
Cosa voleva fare l’attuale presidente del Santanera, ora dimissionario? Lo ha ammesso nella riunione. Dare tutto ad un privato per 30 anni, debiti compresi. Non ci  è riuscita perché, con il fardello del debito, l’ente non sarebbe appetibile al privato che vuole guadagnare, prima di tutto. Non ci è riuscita e quindi è andata in consiglio comunale a dire che non aveva responsabilità sulla situazione. Molto comodo. Arrivando da Asti e non avendo esperienze del territorio, non si è preoccupata di capire dove andava a candidarsi?
Comunque. è evidente che all’amministrazione comunale la scelta di dare al privato la casa di riposo, rinunciando ad ogni finalità di servizio pubblico sociale, sarebbe andata bene. Così ogni problema sarebbe d’incanto sparito.
Perché il Santanera è andato in profondo deficit? Perché non ha più i suoi 40 posti totalmente occupati, cosa che gli ha consentito per anni di stare in sostanziale equilibrio, sia pur molto precario. Oggi ha solo una trentina di ospiti e forse anche qualcuno in meno. Questo significa aver 15-20 mila euro al mese in meno di ricavi.  Perché si è arrivati a questa situazione? Il covid è il principale responsabile, con le restrizioni imposte dalla pandemia. Perché altri anziani non chiedono di entrare in struttura? Forse, bisognerebbe domandarsi quale sia la qualità del servizio offerto. Sono andate via diverse figure professionali storiche che lavoravano nella struttura. Il direttore è presente solo poche ore alla settimana. Chi controlla realmente l’operato della cooperativa che mette il personale? Forse, nessuno. Visto che il Santanera avrebbe un debito con la cooperativa per oltre 300 mila euro, come dichiarato dal comunicato stampa del Comune, è sempre evidente che la capacità di contrattazione dell’ente nei confronti del suo appaltatore sia del tutto inesistente. Perché altri anziani dovrebbero chiedere di entrare al Santanera dopo gli allarmi sul futuro dell’ente lanciati proprio dal Comune?
Perché alla cooperativa vengono riconosciuti ancora 63 mila euro mensili con un numero di ospiti ridotto? Un bel vantaggio per l’appaltatore.
Quali altri debiti ci sono? Oltre a quanto dovuto alla cooperativa, c’è anche un mutuo sottoscritto in origine per i lavori di ristrutturazione terminati nel 2005 e poi incrementato per l’acquisto degli adiacenti fabbricati. Peccato che questi edifici non siano mai stati ristrutturati e siano in abbandono da quindici anni. La scelta di comprarli era giusta ma è stato perso troppo tempo. Risultato: costi e nessun beneficio.
Perché il Santanera non ha accantonato utili per costituirsi un fondo per i periodi di crisi? Perché non ci sono mai stati utili. Il margine di guadagno è stato ovviamente assorbito dalla cooperativa. Chi intermedia manodopera ci vuole guadagnare. E’ un sistema sbagliato. Non porta ad alcun valore aggiunto. Il personale deve sentirsi partecipe alla vita dell’ente. Va assunto direttamente eliminando l’inutile ruolo delle cooperative. Sono anni che lo sostengo.
Chi ha assunto le decisioni di gestione? Il consiglio di amministrazione, l’unico organo con poteri di spesa.
La casa di riposo chiuderà? E’ possibile, senza una concreta assunzione di responsabilità da parte del Comune e il coinvolgimento degli altri paesi della zona. Poi, ribadisco, è necessario assumere in proprio il personale. Come già fa da sempre l’altra fondazione del paese, l’Opera pia S. Elena.  Se si vuole una casa di riposo pubblica, servizio sociale di Villafranca e di tutto il territorio.
Chi amministrerà la casa di riposo, viste le dimissioni di presidente e due consiglieri? Prima di parlare di persone bisogna scegliere gli obiettivi. Poi si cercano persone che condividono questi obiettivi. Non contano i “titoli”. Contano esperienza,  sensibilità, voglia di essere presenti, visione di futuro e determinazione. Altrimenti non ha alcun senso. Una casa di riposo non è un’attività dove si possono “spegnere le macchine” come se nulla fosse. Non è un’attività che si può gestire solo guardando al bilancio economico. Non servono “manager” che restano chiusi in ufficio e vogliono decidere da soli. Ci sono i bisogni e i sentimenti di persone deboli che vanno messi al primo posto. Conta la qualità del loro benessere. Cosa che si può realizzare solo alzando la qualità dei servizi offerti. Far venire un fisioterapista un’ora alla settimana o farlo venire venti ore cambia in modo radicale. Far fare doppi turni al personale crea tensioni che rischiano di andare a danno degli anziani. E questi sono solo possibili esempi.
Quale servizio avranno gli anziani? Rimarranno al Santanera?  Che fine faranno i venti posti di lavoro attuali? Domande che avranno risposta solo se ci saranno scelte chiare e trasparenti.

Tag: politica · sociale · Unione "Colli del Monferrato" · Valtriversa

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