Il BLOG di Paolo Volpe

Costruire una nuova politica per Villafranca d’Asti

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la prossima settimana dovrebbero iniziare i lavori di sistemazione di via Roma

8 giugno 2019 · Nessun commento

SERVE UN PROGETTO PER IL CONCENTRICO

I lavori per la sistemazione di via Roma dovrebbero partire la prossima settimana. Forse, già lunedì. L’appalto è stato affidato alla Creuma. 276 mila euro l’investimento complessivo, finanziato da un mutuo contratto con la Cassa di Risparmio di Asti per 190 mila euro e per la differenza da un contributo regionale.
Martedì scorso, 4 giugno, nella sala consigliare del municipio, la nuova amministrazione ha convocato un’assemblea pubblica per spiegare il progetto. Erano presenti il sindaco, Anna Macchia, e Guglielmo Aubert Gambini. Il pubblico era composto da una ventina di persone. Dopo una breve introduzione del primo cittadino, la parola è passata al tecnico comunale, Mauro Pittarelli, e al progettista, l’ing. Renato Morra. L’area interessata dagli interventi inizia da piazza Santanera per salire in via Roma, fino al S. Giovanni. Verrà risistemata la pavimentazione ma solo dove è danneggiata. Rivisto l’ingresso al concentrico, con la trasformazione a verde dell’area a parcheggio a ridosso della recinzione della casa di riposo. Verrà rifatta anche l’illuminazione,  che diventerà a led. In piazza Santanera verranno posati lampioni di altezza maggiore rispetto agli attuali. Rivisto con elementi di arredo urbano anche la zona davanti alla scalinata della chiesa. Prevista la possibilità di chiusura con apposite barriere di via Roma in occasione di eventi. Tempi di realizzazione? I lavori dovrebbero finire entro agosto.
Oltre alla buona qualità del lavoro svolto dal progettista e dall’ufficio tecnico comunale, bisogna riconoscere una novità positiva: l’amministrazione si è confrontata con la popolazione su un tema importante. Con la precedente, non sarebbe successo.
Sono necessari questi lavori? Senza dubbio. Via Roma è in uno stato di abbandono ormai da anni per la mancanza di adeguata manutenzione a causa dei pochi soldi destinati a questo scopo. Basterà questo a rivitalizzare il commercio nel centro del paese? Non credo proprio. Servirà ma il piccolo commercio, per competere con la grande distribuzione e con gli acquisti on line, deve valorizzare qualità, specificità, servizi al consumatore e rapporto umano. Ad esempio? Promuovere prodotti del territorio. Servizi a domicilio. Momenti di intrattenimento. Il Comune dovrebbe fare la sua parte? Si. Con spazi pubblici, curati e gradevoli, attrezzati per favorire le iniziative, sia del Comune, sia del volontariato. Penso ad uno spazio coperto in piazza Marconi. Ad un area Virano strutturata in modo stabile per manifestazioni. Al recupero di un San Giovanni da tempo in abbandono  per la mancanza di una politica culturale e per l’errore di soldi buttati in un impianto di riscaldamento sbagliato. Penso alla ricerca di attività di servizi alla persona che favoriscano la vivibilità del centro. In questo senso, potrebbe essere di notevole portata l’ampliamento della casa di riposo Santanera. Servirebbe la promozione di un “centro commerciale diffuso”. Avevamo già sollevato questi temi anni fa. Se il commercio ha traslocato dal centro, senza grandi fortune, come purtroppo anche le recenti vicende del Mercatone dimostrano, non è avvenuto a caso. La responsabilità è delle amministrazioni Padovani e Cavalla.
Il centro del paese ha vari problemi. La sua conformazione fisica. La mancanza di una viabilità agevole. La carenza di spazi a parcheggio che i commercianti vorrebbero vicini ai negozi. Le difficoltà ed i rischi per la sicurezza in piazza Goria nei caotici momenti di entrata e uscita dalle scuole. Finalmente, il sindaco Macchia ha ammesso che proprio lo spazio di piazza Goria deve essere regolamentato per ridurre i potenziali rischi per i ragazzi dovuti al traffico dei veicoli. Noi lo chiedevamo da anni ma il sindaco Cavalla si era sempre opposto, probabilmente preoccupato di non urtare le comode abitudini di tanta gente. E se fosse capitato qualche grave incidente? Non è successo, per fortuna. Ma un Comune non può far finta di niente, sperando sulla fortuna. Come verrà realizzata la regolamentazione? Non lo sappiamo. Per ora, la promessa è che il Comune starebbe studiando il problema. E’ già qualcosa.
In sostanza, serve un progetto complessivo del centro. Bisogna deciderne l’assetto pensando al futuro, non limitandosi all’immediato. Progettare una nuova viabilità che, partendo dal Valentino e costeggiando la ferrovia, salga verso San Rocco, utilizzando la strada, oggi piuttosto precaria, esistente dietro le scuole. Tutelare la sicurezza dei pedoni con percorsi protetti. Progettare parcheggi su via S. Elena e contrattare spazi a parcheggio in occasione di interventi edilizi privati. In questo senso, qualche posto auto in più arriverà proprio dall’ampliamento della casa di riposo. Bene ma negli anni scorsi il Comune ha perso alcune occasioni importanti. Errori che non saranno mai più rimediabili dai quali bisogna imparare. Perché sono stati commessi? Indifferenza al problema? Ricerca di facile consenso verso i privati?
Cliccate qui sotto per leggere la relazione al progetto dell’ing. Morra.
i lavori di via Roma

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il 6 giugno, alle 21, primo consiglio comunale dopo le elezioni

2 giugno 2019 · Nessun commento

GIUNTA E NOMINE

Giovedì 6 giugno, alle 21, primo consiglio comunale della nuova amministrazione. Il sindaco comunicherà la composizione della giunta e spiegherà il programma che intende attuare nei cinque anni di mandato. Maggioranza e opposizione designeranno i rispettivi capogruppo. Il consiglio dovrà deliberare sulle linee di indirizzo per le nomine dei rappresentanti del Comune negli enti. Verrà anche definita la composizione della commissione elettorale, della commissione per i giudici popolari e della commissione per l’agricoltura. Tutti possono assistere.

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Qualche tema per gli eletti alle elezioni comunali del 26 maggio, maggioranza e opposizione

29 maggio 2019 · Nessun commento

DOVE ERAVAMO RIMASTI

Le elezioni comunali sono passate. Abbiamo un nuovo sindaco, Anna Macchia, che si è presentata in continuità all’amministrazione uscente e migliora di 86 voti il risultato ottenuto da Cavalla nel 2014. In consiglio comunale alcune novità e diverse conferme. Ottimo il consenso elettorale di Guglielmo Aubert, che potrebbe fargli aspirare alla carica di vice sindaco. Positivo quello di Guido Forneris. Un augurio particolare a loro e a tutti i giovani: non siate portatori passivi di voti, come spesso è capitato in passato, ma soggetti attivi con le vostre idee e il necessario impegno che dovrà essere su più fronti.
Ora ritorna il vero lavoro.
Partendo dalle riflessioni che ho fatto nel consiglio comunale del 17 maggio, l’ultimo del precedente mandato amministrativo, provo ad elencare alcune questioni aperte che reputo significative. Il nostro progetto di paese era e rimane diverso.
Il Comune ha un buon bilancio? Per l’amministrazione si, perché c’è un avanzo di quasi 778 mila euro. Per noi, il bilancio è fragile. Ci sono 492 mila euro di crediti non ancora incassati. Derivano dalla tassa rifiuti e dalle multe per gli autovelox. Sono crediti che il Comune ha sempre fatto molta fatica ad incassare. Per la tassa rifiuti, l’amministrazione non ha mai voluto negli anni intraprendere una convinta azione di recupero. Nonostante noi la avessimo più volte sollecitata in tal senso perché bisogna avere rispetto di chi ha sempre pagato con regolarità. Prima ha negato il problema. Poi, ha definito il mancato incasso un fatto pressoché inevitabile. Solo recentemente, con tantissimo ritardo, ha avviato un’azione più incisiva, che ha portato al recupero, fino ad ora, di 19 mila euro. Ma al 31.12.2018 i crediti per tassa rifiuti non incassata erano pari a 278 mila euro. E oltre 241 mila euro sono stati cancellati dal bilancio, perdendoli in via definitiva, tra il 2010 e il 2018. Con poco impegno per riportarne a casa almeno una quota. E’ stata persa la possibilità di fare qualcosa in più per il paese. Per chi non può pagare, bisognerebbe sperimentare il baratto amministrativo: lavoro a favore del Comune per saldare il proprio debito. Continuerà l’azione di recupero iniziata negli ultimi mesi? E porre attenzione a chi conferisce in modo abusivo i rifiuti alla raccolta? Cioè non prende i sacchi a pagamento in municipio, danneggiando chi si comporta in modo corretto. Basta guardarsi intorno: i sacchi neri e da supermercato ci sono.
recente foto che dimostra come sacchi neri di rifiuti vengano conferiti senza problemi al servizio di raccolta

sacchi neri di rifiuti che sono un danno per i cittadini corretti

Perché la quota di utile che il Comune riceve da Gaia, la società che si occupa del trattamento e dello smaltimento dei rifiuti, non viene scalata dal costo complessivo a carico dei cittadini? Sarebbe un  modo per premiare, sia pur per una cifra contenuta, chi si impegna a fare la differenziata. Proposta che ho fatto più volte in consiglio comunale mai accettata dall’amministrazione uscente. Per il 2017 erano 9 mila euro.
Se si arriverà ad una nuova convenzione con la Valtriversa per la gestione dei vigili, bisognerà contrattualizzare in modo chiaro e trasparente la gestione delle multe, ora in capo per intero a quell’Unione. In tutti questi anni, il Comune ha visto spesso arrivare in ritardo gli accrediti delle multe incassate. Perché? E, peggio, non ha mai saputo se e cosa venisse fatto per incassare le multe arretrate. Ma lo ha mai chiesto? Credo di no. Serve una maggiore attenzione nella cura delle entrate proprie.
Nessuna soluzione per il problema della quota di multe autovelox da corrispondere alla Provincia in quanto ente proprietario della ex statale 10. È la legge a prevederlo.  La precedente amministrazione ha fatto approvare dal consiglio nel 2015 una convenzione con la Provincia che impegna il Comune a pagare il 30 per cento.  E poi? Il nulla. Per l’allora amministrazione, tutto bene. La Provincia doveva rinunciare ai suoi crediti. Perché? Non si è mai capito. Ma, forse, non ci credevano nemmeno loro, visto che hanno tenuto circa 50 mila euro a riserva per eventuali pagamenti futuri. Comunque, nessun atto di rinuncia della Provincia è mai stato riportato in consiglio. Perché si è arrivati a questo punto? Speravano che la Provincia si dimenticasse? Chi governerà nei prossimi anni dovrà gestire un possibile debito di cui non si conoscono le esatte dimensioni. Non mi sembra un risultato che faccia rimanere proprio tranquilli.
Non sono mai stati rimborsati i 76 mila euro di Ici che il Comune si tiene in cassa dal 2007 e che non gli spettano. 12 anni non sono bastati. È questo l’esempio di correttezza, integrità e trasparenza che ogni grado della pubblica amministrazione deve dare?
Noi avevamo proposto di usare una quota dell’avanzo per abbattere in anticipo il debito. A che scopo? Risparmiare sugli interessi e liberare risorse per altri bisogni. Magari per fare più manutenzioni.
Perché non diffondere i dati del bilancio in modo comprensibile a tutti? Sarebbe un modo per favorire il dibattito, coivolgendo il paese sulle scelte fatte. Sarebbe per tutti più facile valutare i risultati ottenuti e sentirsi partecipi. Dovrebbero farlo anche casa di riposo e asilo. Perché non attivare un corso di formazione per amministratori, aperto a tutti i cittadini che vogliono conoscere come funzionano Comune e Unione? L’ho richiesto per anni ma senza esito.
QUALE EREDITA’ LASCIA L’AMMINISTRAZIONE USCENTE?
Quale eredità lascia l’amministrazione uscente?
Un bilancio con evidenti criticità.
La rottura della Valtriversa. Ci siamo sempre opposti a questa scelta voluta dall’amministrazione. Isola il nostro paese rispetto alla zona. E ne stiamo pagando le conseguenze. Come? Con la disdetta della Valtriversa all’accordo per sostenere la spesa della scuola. 12 mila euro di entrate che non ci saranno più. Con la  difficile situazione dei vigili ridotti ai minimi termini. Da mesi, gli amministratori uscenti avevano sul tavolo il tema di come gestire la sicurezza. Nonostante il tempo trascorso, per ora non sono arrivate soluzioni concrete. Poteva essere più facile trovare una soluzione rimanendo uniti. I vigili sono un presidio fondamentale per la sicurezza di tutti in una piccola comunità. Sono l’occhio attento sul territorio di cui nessun amministratore potrà mai fare a meno. Magari da integrare con una protezione civile dotata di mezzi, formata e funzionante. La Valtriversa unita poteva consentire a tutta la zona di contare di più nelle scelte provinciali e regionali. Soli siamo piccoli. Contiamo meno di un quartiere di Asti.  Essere uniti poteva servire negli enti sovra comunali, come Asl, Cogesa e Consorzio rifiuti per esprimere richieste condivise e farle pesare. Ho sempre pensato che in quegli enti spesso siano i funzionari a governare. Non i sindaci. Quanti sono quelli che partecipano alle assemblee considerando “da approvare” a scatola chiusa tutto quanto viene loro proposto? Credo tanti. Quando si è piccoli, divisi, con strutture modeste, senza adeguate professionalità come sostegno, è difficile conoscere e valutare problemi che hanno una dimensione ben superiore a quella del singolo paese.  Si finisce per approvare “sulla fiducia” e questo non va mai bene per un pubblico amministratore. La Valtriversa  unita poteva produrre migliori e maggiori servizi per i cittadini. Come abbiamo sempre sostenuto, l‘Unione con Baldichieri si è rivelata una scelta debole che si è limitata ad aspetti burocratico amministrativi, senza dare reali vantaggi alla popolazione. L’amministrazione non ha mai creduto al modello Unione. Non si è mai assunta il compito di guardare più avanti. Cosa avrebbe dovuto fare Villafranca? Proporre un progetto politico realmente accettabile anche per gli altri Comuni.
Forti punti interrogativi sul sociale.
Con molti anni di ritardo, troppi, la casa di riposo arriva a progettare il suo ampliamento. Progetto che noi abbiamo promosso e sostenuto. Ma, attenzione, non si tratta solo di un’operazione immobiliare. Anche se molto importante perché comporta un investimento di oltre tre milioni di euro. Abbiamo sempre sostenuto che la casa di riposo debba essere il braccio operativo della politica per l’anziano. Quindi, conta il fatto che rimanga pubblica e dia servizi di qualità ad un costo sostenibile anche per i più deboli. Il progetto porterà a una maggiore capienza per la non autosufficienza. Bene ma dovrebbero essere realizzati al più presto nuovi servizi, come lo spazio per i disabili. Servirebbero anche assistenza domiciliare e i mini alloggi. Se realizzato, l’ampliamento porterà una ventina di nuovi posti di lavoro, di cui il territorio ha un gran bisogno. Ma per realizzare tutto questo il consiglio di amministrazione dell’ente non pò rimanere solo. Serve il convinto sostegno del Comune e delle due Unioni. Valtriversa e Colli del Monferrato. Oltre a scelte coraggiose, come l’assunzione in proprio del personale per risparmiare sui costi.
Per l’asilo, alle prese con difficoltà di bilancio e diminuzione del numero degli iscritti, serve costruire un’offerta formativa e di servizi che convinca le famiglie. Non solo villafranchesi. Non basta dare la colpa al calo demografico. Vuol dire arrendersi. Come per la casa di riposo, il Comune deve sostenere l’asilo e il suo consiglio di amministrazione.
In questi anni è mancato un disegno condiviso  e integrato con il Cogesa, il Consorzio per i servizi socio assistenziali, al quale far partecipare anche casa di riposo, asilo, scuola e volontariato. Bene che si sia arrivati ad una scelta per una parte dei locali di via Luotto, che manterranno la loro funzione pubblica, come da noi più volte richiesto. Verranno dati proprio al Cogesa, ma questo, è solo un pezzo del lavoro che serve.
Nessuna scelta sul tema del rifiuto zero, per andare oltre la raccolta differenziata. Il rifiuto che non costa è quello che non viene prodotto. Il Comune, però, deve crederci e assumersi la responsabilità di sperimentare. Non limitarsi a dire che la grande distribuzione presente sul territorio non sarebbe “interessata”. E’ la grande distribuzione che deve tutelare l’interesse pubblico? E premiare quei commercianti che già attuano buone pratiche per non produrre rifiuti? E incentivare comportamenti che evitino la produzione di rifiuto e favoriscano il riciclo dei materiali?
Ci auguriamo che con più convinzione si continui sulla strada del risparmio energetico. La vera opera pubblica del futuro perché può liberare soldi per altri bisogni. Positivo quanto si è iniziato a fare per la pubblica illuminazione ma ricordiamo che noi abbiamo sollecitato per anni un impegno in questa direzione e che la stesso veniva definita dall’amministrazione uno “spreco”.
Il completamento degli strumenti urbanistici è in ritardo. Vorremmo veder realizzata la rotatoria sulla ex statale 10 davanti alla ex fornace: opera che noi sollecitiamo da anni, che doveva essere contestuale con gli insediamenti che ci sono stati e nella zona. Sarebbe utile alla sicurezza.
Ci siamo sempre espressi contro i costi della politica se questi non sono giustificati da reali necessità di compensare perdite di reddito per adempiere alle funzioni pubbliche. Lo stipendio di sindaco e assessori è costato 40 mila euro all’anno. 200 mila in 5 anni. Con quei  soldi, si sarebbero potute fare cose utili.
E riprendere ad utilizzare il teatro S. Giovanni? Serve una politica culturale e risolvere il problema dell’impianto di riscaldamento realizzato alcuni anni fa che si è rivelato sbagliato e inadeguato.  Abbiamo sollevato la questione nel 2014 ma si è preferito non fare nulla.

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i risultati delle elezioni comunali di domenica scorsa

28 maggio 2019 · Nessun commento

VILLAFRANCA

Cliccate qui sotto per vedere i risultati in dettaglio, divisi per sezione, delle elezioni comunali che si sono tenute il 26.5.2019. Ci sono le preferenze e i confronti con il 2014 e il 2009.

ELEZIONI COMUNALI DEL 26.5.2019

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perché non ci saremo alle elezioni del 26 maggio

5 maggio 2019 · Nessun commento

INIZIA UN CAPITOLO NUOVO

“Villafranca Domani” non sarà presente alle prossime elezioni comunali del 26 maggio. E’ una scelta che abbiamo fatto molto a malincuore. Non siamo riusciti a comporre una lista adeguata che ci permettesse di concorrere per governare il Comune ed esercitare il necessario ruolo politico a livello di zona. In questi anni, da consiglieri comunali di opposizione abbiamo operato seguendo i principi del programma con cui avevamo avuto la fiducia degli elettori che ci avevano votato. Quali? Il sociale, con l’impegno diretto nella casa di riposo e nell’asilo. Cioè negli enti che si occupano da sempre di servizi alla persona. Siamo convinti che proprio da tali servizi può arrivare occupazione per i giovani. Se verrà realizzato l’ampliamento della casa di riposo Santanera, il cui progetto è stato da noi promosso e sostenuto, potranno nascere oltre una ventina di nuovi posti di lavoro, servizi per i disabili e il recupero di fabbricati in abbandono da dodici anni. Abbiamo chiesto assistenza domiciliare per gli anziani che vogliono rimanere a casa. Abbiamo difeso il ruolo del volontariato, chiedendo che lo stesso abbia gli strumenti necessari per lavorare. L’ambiente come la ricchezza per tutti, con la proposta del “rifiuto zero”, la difesa dei beni comuni come l’acqua e la richiesta del censimento degli edifici vuoti. Abbiamo chiesto scelte per il risparmio energetico: il modo per fare ecologia, spendere meno e avere più soldi per altri investimenti. Riunire la Valtriversa. Siamo sempre stati contrari alla sua rottura: un grave errore. Abbiamo sempre creduto nell’importanza di fare scelte insieme ai Comuni vicini. Per contare di più, fare servizi per di miglior qualità e farne di più. Il completamento degli strumenti urbanistici per avere un quadro chiaro della gestione del territorio. Legalità e sicurezza dei cittadini, con adeguati investimenti nella formazione delle persone preposte a tale lavoro e nei mezzi necessari. Minori costi della politica. Abbiamo chiesto, inascoltati, che sindaco e giunta rinunciassero a stipendio e indennità per avere più soldi da usare per i bisogni del paese. La cultura come momento di formazione civica aperta a tutti, a partire dalla conoscenza della storia locale e dei principi contenuti nella Costituzione della Repubblica. Corsi per la formazione dei consiglieri comunali perché per governare bisogna conoscere. Grazie al sostegno delle firme di tanta gente, abbiamo sollecitato il completamento e la messa in funzione della “casa della salute”. Abbiamo esercitato il nostro ruolo di controllo, denunciando e fermando la pericolosa scelta di affidare la casa di riposo a privati di dubbia reputazione. Abbiamo chiesto più volte che il Comune restituisca i 76 mila euro di Ici non suoi che dal 2007 tiene in cassa senza motivo. Abbiamo reso pubblico il progetto di una speculazione edilizia che avrebbe modificato in modo sensibile un pezzo ancora integro del paesaggio del nostro paese. Per equità e rispetto nei confronti di chi è sempre stato corretto, abbiamo chiesto provvedimenti per fermare la perdita che il Comune ogni anno subisce per la tassa rifiuti che non viene incassata e per recuperare i crediti ancora in essere. Magari con l’aiuto del baratto amministrativo, in modo che le persone oneste, ma con difficoltà a pagare, potessero chiudere il loro debito con il lavoro. Abbiamo chiesto che il personale comunale fosse messo nelle migliori condizioni per lavorare. Con la sua professionalità. è lo strumento più importante che il municipio ha per dare servizi ai cittadini. Abbiamo chiesto il recupero ad uso pubblico dei locali comunali di via Luotto, vuoti da oltre due anni. I risultati su diversi punti ci sono stati e di questo siamo soddisfatti. Ma dobbiamo prendere atto che non sono bastati a convincere persone valide e consapevoli a candidarsi con noi. Non abbiamo voluto presentarci con una lista fatta per fare solo presenza perché lo ritenevamo un errore che avrebbe compromesso la credibilità del lavoro di questi anni. Perché persone valide e di esperienza non vogliono interessarsi ad amministrare il Comune? Dai tanti colloqui avuti, emerge la diffusa sfiducia che la politica possa veramente cambiare qualcosa, anche a livello locale, con la forte propensione a chiudersi nel privato. C’è anche una notevole mancanza di conoscenza su quanto accade in municipio. Crediamo che chi governerà, se vorrà veramente adempiere al suo ruolo, dovrà occuparsi di questi temi, coinvolgendo le persone nella gestione della vita pubblica. Non per “amicizia e simpatia” o convenienza. Dovrà guardare alle capacità, all’esperienza, ai contenuti delle proposte e alla sensibilità  verso l’impegno civico.

Noi continuiamo a pensare che la gente abbia il diritto di sapere per scegliere tra più alternative. “Villafranca Domani” ha sempre voluto essere l’alternativa che guardava avanti. Si può cambiare. Bisogna volerlo. Non serve rimanere alla finestra, aspettando che qualcosa capiti. Siamo tutti responsabili del pezzo di mondo dove viviamo. Non è vero che “tanto sono tutti uguali”. Ci sono modi diversi di considerare e affrontare i problemi. Diverse priorità e diverse soluzioni. C’è chi vuole rimanere fermo e c’è chi vuole trovare strade nuove. Non è detto che “fare come si è sempre fatto” sia sempre la via giusta. Abbiamo sempre rifiutato la “lista unica”: una soluzione comoda, regressiva, magari apprezzata da quelli che vedono con fastidio il confronto, che non avrebbe portato una crescita della qualità.

Crediamo che i piccoli Comuni, e Villafranca è un piccolo Comune, siano da tempo di fronte ad un bivio: arrendersi al declino o investire nel futuro, cambiando e dandosi un progetto di lungo periodo. Come? Unendosi tra loro, con la voglia di sperimentare perché non ci sono ricette certe e serve far crescere la consapevolezza di tutti.

Noi cosa faremo? Continueremo ad esserci e a fare politica. Con un nome diverso perché si apre un capitolo nuovo. Cercheremo di raggiungere i cittadini con forme più efficaci di quanto fatto in passato. Lavoreremo sulla zona perché crediamo nella Valtriversa e nell’utilità di prestare attenzione a quanto capita in tutta la provincia. Informeremo su quanto accadrà. Diremo il nostro pensiero. Chiederemo conto del suo operato a chi governerà nei prossimi anni e a chi sarà all’opposizione in consiglio comunale. Se ci saranno giusti spazi, collaboreremo con eventuali iniziative che realizzino nostre idee. Proveremo a sostenere con esempi concreti le nostre proposte. Saremo laboratorio di idee aperto a tutti quelli che considerano l’interessarsi alla cosa pubblica un dovere civico. Daremo a chi lo vorrà la possibilità di confrontarsi.

Ringraziamo quanti hanno collaborato con noi con lealtà e trasparenza. Amici che hanno fatto i consiglieri comunali, sostenitori, cittadini. Ringraziamo quanti vorranno continuare a farlo.

 

Paolo Volpe

Daniele Barcaro

Alfredo Castaldo

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i vigili sono rimasti due

1 maggio 2019 · Nessun commento

LA SICUREZZA DIMENTICATA?

Lo sapevate che i vigili rimasti in servizio sono solo due?  Il corpo dei vigili della Valtriversa si è dimezzato. In origine, erano quattro. Un trasferimento ad Asti e una maternità li hanno ridotti. Il problema riguarda Villafranca? Si. Anche se l’amministrazione comunale ha rotto con la Valtriversa, il Comune “acquista” il servizio dei vigili in base ad una apposita convenzione. Un atto complicato ed inadeguato a gestire un servizio che per sua natura deve essere flessibile. Erano già pochi e sono ancora meno. Visto che il loro lavoro è stato venduto anche a Villanova e ad alcuni altri Comuni, è logico pensare che, nonostante la sicura buona volontà degli operatori, il servizio non possa più essere quello programmato. C’è da chiedersi quali difficoltà abbiano dovuto affrontare in questi anni. Probabilmente, tante. Che fine ha fatto la “sicurezza” che gli amministratori hanno sempre vantato? E’ stata dimenticata? Gli amministratori ci hanno pensato per tempo? Se lo hanno fatto, non sono stati capaci di trovare una soluzione. Ci hanno detto che ne stanno parlando. Tra le ipotesi che si farebbero, ci sarebbe dal tornare indietro di vent’anni con il Comune che si riprenderebbe i suoi vigili fino all’evoluzione di un corpo di vigili unico con Villanova. Ipotesi molto diverse e molto distanti che fanno dubitare sui reali obiettivi. Nulla fino ad ora risulta deciso. Nulla verrà deciso visto che fra un mese si vota. Se ne riparlerà dopo le elezioni  del 26 maggio. Tornare ai vigili del Comune sarebbe buttare via l’esperienza di questi anni: l’unica di un servizio unito a livello di zona. I vigili sono sempre stati visti come un problema economico, già nella stessa Valtriversa dove, da solo, votavo contro la scelta di vendere il loro lavoro ad altri paesi. Mentre l’amministrazione villafranchese votava a favore. Gli amministratori dovrebbero considerare i vigili un presidio di legalità. Indispensabile nei nostri piccoli paesi che hanno strutture deboli. Un occhio attento a quello che capita, con la capacità di fare prevenzione contro le attività illegali e gli abusi. In collaborazione con le altre forze di polizia, la protezione civile e i cittadini. Un supporto fondamentale per gli amministratori nelle scelte politiche. Una telecamera non farà mai un tale lavoro. Può essere un mezzo utile per sapere cosa è successo dopo che un problema è avvenuto. Può anche avere un positivo effetto dissuasivo. Ma non sostituirà mai la competenza e la sensibilità nel lavoro di una persona formata e capace. Bene che se ne mettano altre grazie al progetto preparato dall’ufficio tecnico comunale.  Ma preoccuparsi della sicurezza dei cittadini vuol dire tener conto di diversi altri aspetti. Sono anni che lo chiediamo. Esiste o no la volontà di gestire i servizi  insieme agli altri Comuni della zona? In primo luogo, insieme a quelli della Valtriversa. Esiste o no la volontà di costruire un progetto sicurezza inteso come una priorità di zona, insieme agli altri paesi?  Fare scelte insieme non significa cambiare il nome sulla carta intestata e chiamarsi Unione invece che Comune. Significa prendere decisioni omogenee per un territorio più ampio, che superi i confini comunali, tenendo conto delle esigenze complessive e guardando al futuro. Non al vantaggio immediato. La sicurezza non si ferma ai confini del paese. Vale per tutti. Villafranca ha rotto con la Valtriversa per creare una piccola Unione con Baldichieri che non ha prodotto risultati significativi in tal senso, dimostrando di non avere una visione di lungo periodo. Perché? L’amministrazione uscente non ha mai creduto nell’Unione e nell’utilità di essere più grandi. Per fare più cose, magari ad un costo più basso, e contare di più almeno a livello provinciale.  Ha preferito chiudersi nel piccolo. La scelta meno faticosa. Chi si candiderà alle elezioni continuerà l’attuale modo di fare o vorrà cambiare?

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L’Italia e l’astigiano dopo la prima guerra mondiale. Ne parliamo con Mario Renosio

6 dicembre 2018 · Nessun commento

LA STORIA IGNORATA

La prima guerra mondiale sconvolse in modo rilevante l’assetto dell’Europa. Morirono stati e ne nacquero altri. Cambiarono governi e istituzioni. Da quell’enorme carneficina che costò all’Italia quasi 700 mila caduti, nulla rimase come prima. Per quale motivo siamo entrati in guerra? Come siamo cambiati? La politica come rispose ai nuovi problemi? Ne parliamo stasera con Mario Renosio, dell’Istituto per la Storia della Resistenza di Asti. “Villafranca Domani” è lieta di averlo ancora una volta ospite e lo ringrazia per la sua preziosa collaborazione. Con Mario, da diversi anni, facciamo un percorso che ha lo scopo di approfondire temi di cui, secondo noi, si parla poco, cercando motivi di riflessione che ci aiutino a capire i problemi di oggi.

Siete tutti invitati.

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la Pro Loco di Villafranca ottiene terzo posto per la sfilata al Festival delle Sagre 2018

16 settembre 2018 · Nessun commento

UN GRAZIE AI RAGAZZI DELLA PRO LOCO

Complimenti alla Pro Loco per il buon risultato ottenuto al Festival delle Sagre astigiano. Il terzo posto per la sfilata è un riconoscimento meritato per l’impegno e il lavoro fatto. Credo che questo gruppo di giovani potrà dare molto al paese. Sono convinto che sapranno fare le loro scelte in autonomia e guardando avanti. Se ci aggiungiamo anche i premi ottenuti anche da Cantarana e Castellero,  ci sono le basi per un nuovo ciclo che dia una rinnovata energia alla promozione del nostro territorio.

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la Regione dice che la Valtriversa è l’ambito ottimale per la gestione dei servizi in capo all’Unione

22 agosto 2018 · Nessun commento

FIN CHE LA BARCA VA…

Nell’ultimo consiglio dell’Unione “Colli del Monferrato” è emerso che la Regione starebbe valutando gli ambiti territoriali “ottimali” per la gestione dei servizi da parte proprio delle Unioni. Lo so. Sembra una notizia difficile da comprendere. Magari anche noiosa. E’ agosto. Vi chiedo solo qualche minuto per riflettere insieme. Quale sarebbe il nostro ambito ottimale? Udite, udite: proprio quello della Valtriversa. Vuol dire che, secondo la Regione, gli otto paesi che la componevano sarebbero il territorio giusto per unire le attività dei singoli Comuni. Lo ha detto Gianluca Forno, sindaco di Baldichieri nonché attuale presidente della “Colli del Monferrato”. Oltre ad essere uno dei vice presidenti di Anci Piemonte, una delle associazioni che fa da sindacato dei Comuni a livello nazionale. Noi di “Villafranca Domani”  abbiamo sempre sostenuto che la Valtriversa doveva rimanere unita.  Oggi abbiamo anche il paradosso di Cantarana che, pur facendo ancora parte della Valtriversa, è fisicamente separata dagli altri Comuni perché, in mezzo, ci sono Villafranca e Baldichieri. Ci fa piacere che Forno abbia ammesso la direzione in cui lavora la Regione, pur ricordando che le Unioni a due, come la nostra, sarebbero comunque esentate dall’ampliarsi. Poi, manca meno di un anno alle elezioni regionali e bisogna vedere se la nuova riforma andrà in porto.

I NOSTRI COMUNI FUNZIONANO?

Ciò non toglie che i Comuni possono decidere loro i tempi per attuare dei cambiamenti. Se vogliono. Senza il vecchio alibi di aspettare che lo dica qualcuno dall’alto. Si cambia quando una cosa non funziona o non è più in grado di migliorare e stare al passo con i tempi.  I nostri Comuni funzionano? Secondo noi di “Villafranca Domani”, no. Hanno pochi mezzi perché sono almeno vent’anni che la politica nazionale ha tolto loro soldi e poteri. Hanno poco personale. Pur avendo a disposizione anche ottime professionalità  interne che, da sole, però non bastano e non sono valorizzate in modo adeguato. Spesso nei Comuni si rimane fermi a modi di lavorare che mettono prima di ogni cosa la forma e la burocrazia.  Non fraintendetemi. Non voglio dire che bisogna violare le regole. Bisogna scegliere se aspettare l’ennesima promessa che tutto cambierà da parte della Regione o di Roma. Cioè aspettare tempi e situazioni indefinite. Un sistema comodo per dare comunque la colpa ad altri. Oppure fare quanto possibile al proprio livello di competenza, usando l’autonomia organizzativa che comunque il Comune ancora ha. Vuol dire darsi regole efficaci. Con effetti che siano misurabili. Non limitarsi a scrivere belle parole in qualche delibera. Poi, se di concreto si sviluppa poco o nulla, va bene lo stesso. Tanto nessuno legge le delibere e nessuno se ne accorge. Per noi, serve un nuovo sistema di gestione dei nostri piccoli paesi basato sul mettere insieme obiettivi, forze, strutture e risorse. A restare soli, separati, gelosissimi del proprio campanile, si perde.

LA “COLLI DEL MONFERRATO” FUNZIONA?
L’Unione a due con Baldichieri funziona? No. Noi abbiamo sempre detto, realisticamente, che andava fatta funzionare e comunque l’abbiamo sostenuta, visto che ormai era nata. Pur essendo sempre contrari alla scelta fatta da chi ha governato in questi anni di rompere con gli altri Comuni. L’amministrazione di Villafranca non ha dato alla “Colli del Monferrato” la spinta che, a parole, prometteva. Da tanto tempo, ci sentiamo ripetere che siamo quasi pronti. Siamo li per partire. Ad un passo. Ma c’è sempre qualcosa che manca. Il progetto è molto in ritardo. Risultati? Pochi e molto al di sotto delle aspettative di cinque anni fa. Nemmeno il sistema informatico, fondamentale per organizzare l’attività, è ancora realmente completo e attivo. Non doveva essere “l’autostrada” capace di collegare in men che non si dica i due Comuni? Così ci dicevano. E’ vero che tutti i cambiamenti possono essere difficili ma  bisogna studiare, prepararsi, aver chiari gli obiettivi. Bisogna crederci. Altrimenti, tutto rischia di risolversi in tante chiacchiere e poca sostanza. Finti cambiamenti che non incidono sulla realtà delle cose. E poi non avevamo la presunta fortuna di avere amministratori a tempo pieno? Almeno così sostenevano nel 2014, in campagna elettorale. Da parte nostra, abbiamo chiesto alla Giunta dell’Unione un nuovo incontro aperto a tutto il personale per essere aggiornati su cosa si starebbe facendo. La riunione, a parole, ci è stata promessa per il prossimo settembre.
RICOSTRUIRE LA VALTRIVERSA
Quindi? Bisogna riconoscere che l’unità della Valtriversa va ricostruita. Molti problemi non si fermano entro i confini dei Comuni. Molte esigenze sono sentite a Villafranca come a Roatto o Cantarana. Toccano tutti e, per questo, vanno risolti insieme. Iniziamo pure a lavorare uniti su temi concreti. Esistono tante possibilità. Ad esempio?  Un corpo di polizia municipale che si dedichi effettivamente alla sicurezza, con il personale al lavoro sulla strada. A vedere cosa capita sul territorio ed a fare prevenzione. Non considerando i vigili solo un costo da disperdere su troppi Comuni o relegandoli a fare gli impiegati. Conoscere e gestire insieme i nuovi bisogni sociali della nostra gente. Abbiamo una popolazione che invecchia. Perché non sperimentare servizi a domicilio gestiti dalla casa di riposo Santanera? Investire nella cultura, con un sistema scolastico coordinato a livello di zona, senza inutili concorrenze, e magari con occasioni formative innovative e aperte a tutti. Diventare, uniti, un unico interlocutore istituzionale delle aziende, per conoscere i loro bisogni e favorire occasioni di occupazione che sappiano guardare  anche al nord ovest della Provincia. Sostenere il progetto di ristrutturazione proprio della casa di riposo, che, se attuato, potrebbe portare a una ventina di nuovi posti di lavoro. Un unico piano regolatore. Un’unica squadra di cantonieri che occupi di fare le manutenzioni, cosa di cui c’è un gran bisogno un po’ dovunque. Posizioni concordate e unite negli enti sovracomunali, come Cogesa, Asl, Consorzio Rifiuti, Ambito dell’acqua, per contare di più e contrastare la tendenza ad accentrare nella città di Asti i servizi, a danno del territorio provinciale.
Lavorando insieme diventerebbe naturale condividere risorse e mezzi, quindi rifare una sola Unione. E magari, un solo Comune. Diventerebbe naturale cercare collaborazione con le Unioni vicine.
Anche su questo argomento, chi si candiderà alle prossime elezioni comunali dovrà dire cosa pensa. Se preferisce guardare al futuro o tirare a campare. Fin che  la barca va.

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non diamo per scontato che l’acqua rimanga pubblica

29 luglio 2018 · Nessun commento

ACQUA BENE DI TUTTI

Quale futuro per l’acqua nel nostro territorio? Immagino che qualcuno si chiederà: che domanda è? Lo comprendo. L’acqua è una di quelle cose che tanti di noi danno per scontata. Il relativo benessere di cui godiamo ci ha abituato a questo. C’è. Perché preoccuparsene? L’acqua è un argomento di cui si è parlato un po’ nel 2011, all’epoca del referendum che bloccò la privatizzazione di questo importante bene pubblico. Poi? Tutto è tornato nel silenzio, tranne poche e rare situazioni. In generale, nessuno ne parla e la gente non sa o dimentica. A tutti i livelli. Anche quello locale. Però, l’acqua non è scontata. E’ il bene essenziale per la vita. Ne usiamo molta. Ne sprechiamo tanta. Quindi? Garantire l’acqua significa lavorare per il futuro di tutti.

I Comuni possono fare qualcosa? Si. Possono difendere nei fatti il principio dell’acqua bene pubblico. Come? Dalle scelte più semplici, come promuovere ed incentivare l’uso delle “casette dell’acqua”, che favoriscono il consumo di acqua buona a buon prezzo ed evitano l’enorme produzione di bottiglie di plastica dovuta ai supermercati. Alla scelta di obbligare i nuovi edifici o le importanti ristrutturazioni a dotarsi di sistemi per il risparmio dell’acqua e di cisterne per riciclare quella piovana. Fino a vigilare nelle opportune sedi che la gestione dell’acqua non venga svenduta ai privati. Perché non vendere ai privati? Perché il privato si muove solo con la logica di aumentare il più possibile il proprio guadagno. Privatizzare un bene o un servizio pubblico, magari con i favori di una politica compiacente, significa dare ai privati una pesante rendita di posizione. Per l’acqua, deve prevalere la logica sociale di garantirne l’accesso a tutti e la sua qualità. Evitando sprechi, dispersioni, inquinamenti.

Il nostro Comune cosa fa?

La “casetta” dell’acqua c’è dal maggio 2011. Servirebbe qualche attenzione in più per valorizzarla. Grazie all’attenzione dell’ufficio tecnico comunale, l’obbligo del riciclo dell’acqua piovana, scelta che “Villafranca Domani” chiedeva già nel 2011, è stato inserito nel regolamento edilizio votato dal consiglio il 26 giugno 2018.

Giovedì scorso il consiglio comunale ha approvato all’unanimità il nuovo atto costitutivo dell’Autorità d’ambito per l’acqua, l’ente che governa a livello territoriale la gestione dell’acqua per tutti noi. Ne fanno parte 104 Comuni astigiani, 43 della provincia di Alessandria e 7 della provincia di Torino.  Un bacino di 260 mila persone. Attuale presidente dell’Autorità è Vincenzo Gerbi, ex sindaco di Cantarana, docente universitario e da sempre sostenitore dellì’acqua pubblica. Nella discussione, ho ricordato la necessità che i Comuni prestino attenzione al tema. A partire da come si concretizzerà l’obbligo che i quattro acquedotti che lavorano nel territorio dell’Autorità hanno di fondersi in un unico soggetto entro il 2019. Un unico soggetto che deve rimanere pubblico. Il sindaco Cavalla ha risposto che all’Acquedotto della Piana, dove anche Villafranca è socio, tutti i Comuni sarebbero d’accordo sul fatto che la gestione rimanga pubblica. Ci fa piacere. Lo aveva già detto in risposta ad una nostra interrogazione del settembre 2016. Tuttavia, i timori rimangono. A che punto è il piano di fusione dei quattro acquedotti? Rispetterà la scadenza del 2019? Cosa farà Asti, la raltà più importante? Ricordiamoci che Asti ha già il privato in Asp. Cosa pensano all’Acquedotto del Monferrato e all’Acquedotto della Valtiglione? E fare iniziative che tengano informati e sensibili i cittadini sui vantaggi dell’acqua pubblica? Un piccolo precedente. “Villafranca Domani” chiese alla giunta comunale un confronto, aperto a tutti i consiglieri e alle associazioni ambientaliste del territorio, con la rappresentante del Comune nel consiglio di amministrazione dell’Acquedotto della Piana. Era proprio il settembre 2016. Il confronto non ci venne accordato. Non vorrei che rivedessimo con l’acqua la stessa manfrina appena subita con i rifiuti: un ripetersi di quanto accaduto con Gaia spa, la società che gestisce gli impianti di smaltimento, che è stata messa in mani private con la vendita del 45% a Iren. Trovarsi sul tavolo un progetto già preparato e sentirsi dire che bisogna approvarlo perché servono soldi e i Comuni non ne hanno. Come potrebbe ripetersi questo scenario? Chi vuole la privatizzazione sa che i piccoli Comuni, e gli astigiani lo sono quasi tutti, soli e divisi contano nulla. Non hanno peso specifico. Se a questo uniamo la paura di dover mettere soldi, scusa sempre utilizzata per bloccare qualsiasi innovazione o giustificare qualsiasi arrendevolezza, credo che le preoccupazioni siano concrete. Per ora, la presenza di Gerbi ai vertici dell’Autorità è una garanzia. Ma, lo ripeto, non commettiamo l’errore di dare tutto per scontato. Su questi argomenti si muovono dinamiche molto complesse, con attori che spesso non si curano di rendere conto delle loro scelte ai cittadini. Serve che i Comuni si uniscano per rafforzare decisioni condivise, con attenzione e competenza, che sappiano contare ai tavoli delle trattative. Mettere insieme gli acquedotti, come giustamente sostiene Gerbi, servirà per avere una struttura più forte, con una capacità progettuale migliore e di lungo respiro. L’unica strada per cercare finanziamenti, ad esempio europei. Chi si candiderà alle prossime elezioni comunali del 2019 dovrà dire cosa pensa su questo tema. Perché il problema sarà nell’agenda delle nuove amministrazioni.

17.10.2017 La Stampa intervista Gerbi

la Carta delle gestioni

 

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