Il BLOG di Paolo Volpe

Costruire una nuova politica per Villafranca d’Asti

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“Villafranca Domani” presenta un’interrogazione per capire le intenzioni dell’amministrazione comunale sui locali di via Luotto

2 giugno 2017 · Nessun commento

INVESTIRE O VENDERE?

A febbraio, da questo spazio, proponevo di dare uno scopo pubblico ai locali comunali di via Luotto: la ex sede Asl, 118 e Cri. Locali oggi vuoti che rischiano di rimanere abbandonati. Con evidenti segni di degrado per una necessità di manutenzione che l’amministrazione comunale non si è mai preoccupata di fare negli anni.  Dal Comune non sono arrivate notizie. L’unica attività svolta: una lettera mandata agli “ordini professionali” astigiani per chiedere di divulgare ai loro associati la disponibilità di quegli spazi.

lettera Cavalla agli ordini professionali

Lettera utile ma con scarse probabilità di produrre risultati concreti. “Villafranca Domani” ritiene che quei locali, voluti e pensati per mantenere e potenziare a Villafranca i servizi sanitari (che altrimenti avremmo perso vent’anni fa) possano diventare un’occasione di rilancio per un centro del paese sempre più povero di attività. Vanno riprogettati e recuperati. Ma questo non si fa a caso. Serve un’idea di futuro dove il Comune deve fare la sua parte per darle un valore pubblico. Magari con qualche possibile collaborazione con la Casa di riposo Santanera che a pochi metri di distanza possiede un altro fabbricato abbandonato da oltre dieci anni. Idea che deve essere costruita coinvolgendo tutti i potenziali utilizzatori, valutando proposte e disponibilità. Sapendo che il momento economico è difficile e che si partirebbe con un notevole ritardo, con tutti i rischi del caso. Il Comune vorrà farlo o preferirà vendere? Il sospetto è che sceglierà la soluzione più semplice: quella che evita di pensare. Vendere. Oggi, probabilmente, svendere. Per capire quali sono le intenzioni dell’amministrazione comunale, ieri, ho presentato l’interrogazione che riporto di seguito.

Chiediamo di sapere se l’amministrazione comunale intenda darsi un atto di indirizzo con attività da compiere, momenti di confronto, obiettivi da conseguire e possibilità di trattativa con soggetti privati o pubblici, in modo da definire un progetto di recupero complessivo dei locali di via Luotto e via Roma, prima adibiti a sede Asl, 118 e Cri, oggi vuoti. In particolare, l’amministrazione comunale:

- ritiene utile un tale atto per dare orientamenti da seguire all’ufficio tecnico comunale?

- intende ricercare di possibilità di affitto, commerciali o abitativi, anche frazionando la superficie, attraverso agenzie immobiliari?

- sarebbe disponibile a concedere gli spazi, anche in via temporanea e in modo frazionato, ad associazioni di volontariato operanti in paese, con la stipula di apposite convenzioni che definiscano diritti e doveri?

- potrebbe ricollocare nella struttura attività, sia comunali, sia future dell’Unione “Colli del Monferrato”, sia dell’Unione Valtriversa o del Cogesa, considerata la sua migliore posizione a vantaggio del pubblico e la scarsità di spazi nel nostro municipio?

- ritiene di offrire gli spazi ad aziende o enti che offrono servizi pubblici, sia in attività sul territorio comunale, sia nei Comuni vicini (ad esempio, gas, acqua, patronati sindacali)?

- ritiene di sollecitare una ricollocazione nella struttura di studi professionali o servizi alla persona, sia operanti sul territorio comunale, sia in zona (ad esempio, medici, veterinari, commercialisti)?

Inoltre, chiediamo di conoscere:

- se e a quali specifici soggetti sono stati effettivamente proposti i locali, oltre alla Vostra comunicazione agli ordini professionali astigiani del 13 febbraio scorso. A quali condizioni sono state fatte le eventuali proposte?

- se allo stato attuale ci sono trattative in corso.

planimetria dei locali

 

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Opera Pia S. Elena: l’amministrazione comunale sceglie due nuovi amministratori ma non ha un progetto sociale. E non si confronta con l’opposizione

29 maggio 2017 · Nessun commento

UN’ALTRA OCCASIONE PERSA

Il 27 febbraio 2017, Anna Macchia, vice presidente dell’Opera Pia S. Elema, l’ente che si occupa della scuola materna, si dimette dal suo incarico. Tempo prima si è reso vacante un altro posto in consiglio di amministrazione per la decadenza di Luigi Bardoni. Non potendo lasciare oltre l’ente con il consiglio quasi dimezzato, il Comune è costretto a pubblicare un bando per la selezione delle candidature. E’ il 14 marzo. Perché il Comune?  Lo statuto dell’asilo prevede sia il Comune a nominare due dei cinque membri del consiglio. Altri due sono nominati dalla Parrocchia. Uno viene scelto in accordo tra le due istituzioni. Il Comune è responsabile della scelta degli amministratori anche per la casa di riposo, dove nomina l’intero consiglio. Torniamo all’asilo. Entro il 29 marzo, data di scadenza, appena quindici giorni, al bando comunale rispondono in tre: Maria Adelaide Franco, Maria Vigna e Daniele Barcaro. Con una velocità inusuale, 7 aprile, il sindaco risponde a Barcaro comunicandogli che la scelta è caduta sulle altre due candidate. Ha risposto a Barcaro in modo talmente veloce che agli atti, in quei giorni, le nomine fatte ancora non risultano. Il 13 aprile “Villafranca Domani” presenta un’interrogazione dove chiede ragione delle scelte e quali obiettivi sono stati dati alle persone nominate. Cliccate qui sotto per leggerla.

l’interrogazione di “Villafranca Domani” del 13.04.2017

Il 27 aprile Cavalla ci risponde. Senza dirci nulla. Parole molto generiche, come sua abitudine.

la risposta del sindaco Cavalla

UNA PREMESSA: SERVE UN PROGETTO SOCIALE

Secondo noi di “Villafranca Domani”, sia l’asilo, sia la casa di riposo sono enti in difficoltà. Vivono problemi diversi. Il Santanera per la possibile importante scelta di mettere mano alla proprietà ex Venturello con dieci anni di grave ritardo. Il S. Elena per deficit economico, possibile riduzione degli iscritti ed evidenti divergenze al suo interno. Entrambi con la difficoltà di costruire una nuova offerta di servizi più sostenibile e più adeguata ai tempi di un paese che cambia. Noi sosteniamo da anni la necessità di un nuovo progetto sociale. Villafranca non è più quella di una volta. Aumentano gli anziani. Diminuisce la natalità. C’è una forte componente di stranieri. Si sta perdendo la voglia di partecipare. Si sentono gli effetti della crisi economica generale. Non conosciamo più la storia dei nostri luoghi. Accettiamo tutto quello che capita senza chiederci il perché. Come se le cause non fossero anche nelle scelte fatte in passato e tutto provenisse da un altro pianeta. Conosciamo i nuovi bisogni delle persone? Quali obiettivi vogliamo darci? A quali decisioni diamo la precedenza? Come spenderemo i soldi disponibili? Sono domande a cui deve rispondere la politica locale.  Se esiste una rete di protezione sul territorio, tutta la comunità è più sicura. Quanto si è fatto fino ad ora mostra ormai i suoi limiti. Questo non vuol dire negare l’impegno di chi ha lavorato con dedizione in passato o sminuirlo. Non vuol dire dimenticare i positivi risultati ottenuti. Tutt’altro. Vuol dire riconoscere la necessità di aggiornare le risposte. Perché ci sono altre difficoltà. Anche gravi e in parte legate a cause a livello nazionale. Nessuno si illude di cambiare le sorti della nazione. Crediamo sia necessario fare quanto può essere nelle possibilità della comunità in cui viviamo. Restare a guardare è un errore. Meglio sperimentare e cercare soluzioni. Con trasparenza. Ovviamente, se si ritiene che il sociale sia una un compito della politica locale. Altrimenti, va bene così e tiriamo a campare, voltandoci dall’altra parte ogni volta che viene tolto un servizio e le persone sono sempre più sole. Quindi, per noi, Enti e volontariato devono lavorare insieme in modo coordinato e programmato, su obiettivi condivisi, decisi cercando di raccogliere al meglio tutte le idee. Non ognuno per conto proprio. Per riuscire, serve la regia del Comune. Il luogo dove si dovrebbero fare le scelte. Con un Comune determinato a fare poi un passo in più, verso una strategia di zona, insieme ad altri Comuni. Non chiuso nel singolo campanile. Chi viene nominato negli enti deve conoscere il progetto ed essere disposto a lavorare per realizzarlo. Per poi rendere conto del suo operato, come deciso dallo stesso consiglio comunale nel 2014 su nostra proposta.

La vicenda del S. Elena è stata l’ennesima prova di come l’amministrazione comunale non abbia la visione di un progetto sociale e non voglia il confronto di idee.

L’OPINIONE DI “VILLAFRANCA DOMANI”

All’inutile risposta di Cavalla, il sottoscritto, Alfredo Castaldo, Giovanni Damasio e Lorenzo Salvadore, i quattro consiglieri di “Villafranca Domani”, hanno replicato con la lettera che troverete di seguito.

La Vostra risposta alla nostra interrogazione sulle recenti nomine nel consiglio di amministrazione dell’Opera Pia S. Elena non ci fornisce nessun reale chiarimento. Nomine fatte cercando persone che abbiano esperienze “in ambito amministrativo e gestionale”? Questo è quanto Voi affermate. Cosa vuol dire? Non c’è alcuna visione di futuro in tutto questo. Chi gestisce una qualsiasi entità, sia essa una ditta privata, un’associazione, un ente, deve avere per prima cosa una visione strategica di come orienterà le scelte della struttura di cui ha la responsabilità. Non averla significa condannare la realtà che si amministra a perdere capacità di esprimere valore. A diventare sempre meno rilevante. Se poi le nomine sono fatte da un livello politico, è ovvio che gli indirizzi sui quali operare sono responsabilità della politica. In questo caso, dell’amministrazione comunale. Quindi, prendiamo atto che la Vostra scelta è quella di fare l’ordinaria amministrazione e poi si vedrà. Perché non si è voluto alcun dibattito aperto a tutti i contributi sul ruolo dell’Opera Pia S. Elena? E’ stato evitato con la banale scusa di una “mera disattenzione”. La stessa “disattenzione” già capitata in altre analoghe situazioni. E leggere gli atti che la Vostra stessa amministrazione approva? Voi avete a disposizione una struttura. I consiglieri di opposizione solo la loro buona volontà.

Cercare una sintesi in avanti tra tutti i contributi possibili avrebbe significato dare più forza all’Opera Pia S. Elena e sostenerne il ruolo in uno scenario complessivo che sta mutando profondamente. Il paese sta cambiando. Cambia la popolazione. Cambia il tessuto sociale. Probabilmente, cambiano le esigenze educative. C’è una forte diminuzione del tasso di natalità. La popolazione diminuisce. Aumentano i problemi economici delle famiglie. Ci giunge notizia che sarebbe possibile una consistente riduzione dei bambini iscritti al prossimo anno scolastico. Confermate? Sono stati fatti confronti con esperienze di altre scuole nei Comuni vicini? Sono state cercate collaborazioni? Esiste sul territorio dell’Unione “Colli del Monferrato” una scuola materna pubblica che può offrire alle famiglie un servizio gratuito. Scuola pubblica con la quale sarebbe utile concordare un “sistema integrato”, proprio nell’ambito dell’occasione politica offerta dall’Unione “Colli del Monferrato”. Vogliamo o non vogliamo diventare un unico territorio? Il consiglio di amministrazione ha avuto evidenti problemi, visti i posti che si erano resi vacanti. Chi ricopriva il ruolo di vice presidente si è dimesso. Differenti vedute che non hanno trovato una composizione? L’amministrazione comunale cosa ha fatto davanti alle divergenze? La commissione di verifica sulla convenzione con il Comune continua ad essere tenuta ai margini della situazione. Scelta che assume un ruolo rilevante perché la commissione viene gestita di fatto dalla Giunta: un ruolo che non le compete, non previsto dalla vigente convenzione. Gestite la commissione come un fatto solo formale. Senza alcuna intenzione di darle sostanza, come dimostra la Vostra scelta di rinviarne la convocazione “a data da destinarsi”. Il bilancio dell’ente è in grado di reggersi, visto che nel 2015 chiudeva in disavanzo? Nell’unica riunione di commissione fatta, avevamo appreso che anche il 2016 sarebbe stato in disavanzo. Il dato è confermato? Ritenete possibili forme di collaborazione tra il S. Elena e la Fondazione Santanera? Ogni realtà organizzata che vuole vivere e crescere in un contesto sempre più difficile deve impegnarsi per uscire dal proprio tradizionale ambito di attività e lavorare in rete. I soldi pubblici messi dal Comune dovrebbero servire sia ad aiutare realmente le famiglie più bisognose, sia a sostenere progetti educativi innovativi che diano la qualità necessaria per essere competitivi in un mondo che non è più quello a cui eravamo abituati.

La relazione prevista della delibera del Consiglio comunale n. 20 del 5.6.2014 vale per l’operato di “tutti” i nominati. Non solo per quelli nell’Opera pia S. Elena. Il fatto che anche questo impegno sia caduto nel dimenticatoio dimostra come il Consiglio comunale sia considerato un organo di ratifica di decisioni già prese, non il momento più alto e democratico di dare forma al futuro della nostra comunità.

Le nostre valutazioni sono di merito politico sul metodo che è stato usato per affrontare il problema. Non sulle singole persone. Metodo che non condividiamo perché le scelte erano già state da Voi decise prima di pubblicare il relativo bando. E’ evidente da come si sono svolti i fatti. A cosa serve pubblicare un avviso di ricerca di candidati nella sezione “bandi di gara e contratti” del sito internet comunale? Quanti pensate lo abbiano visto? In un clima di sfiducia generale come l’attuale, il problema oggi è far crescere la cultura di porsi al servizio degli altri e del proprio paese. Compito che spetta alla politica vera che vuole essere aperta e rispettosa delle diverse opinioni. Compito che richiede tempo, fatica e sperimentazione. Con questa vicenda, abbiamo perso un’altra occasione.

 

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quale modello di sicurezza per i nostri paesi?

21 maggio 2017 · Nessun commento

PIAZZA GORIA

Di seguito, troverete una lettera del sig. Luigi Chieco. La pubblico volentieri e mi scuso con l’interessato per il ritardo. Ovviamente, non entro nella dinamica del caso personale. Credo siano una sollecitazione positiva le conclusioni finali della lettera, proprio perché vengono da un cittadino. Il problema di gestiere traffico e sosta durante l’entrata e l’uscita della scuola  è reale e importante perché le situazioni di pericolo ci sono. Sono evidenti ed i consiglieri comunali di “Villafranca Domani” le hanno constatate di persona. Bisogna affrontare un tema scomodo perché tocca abitudini consolidate. Come? Bisogna lavorare sulla viabilità. Come si può utilizzare quella strada che da Garavello, incrocio con via S. Elena, sale alla scuola? Cosa serve per metterla in condizioni di funzionare? Altrimenti, perché è stata fatta? Perché non creare una zona per la sosta proprio in quella zona, poco dopo l’incrocio. Gli spazi ci sarebbero. Perché non creare spazi di sosta regolamentati in via S. Elena. In consiglio comunale, il nostro gruppo ha sostenuto che piazza Goria andrebbe chiusa al traffico nei momenti di grande presenza di persone, come l’entrata e l’uscita dalle scuole. Bisogna prima di tutto tutelare i ragazzi. Il sindaco Cavalla si è sempre dichiarato contrario alla chiusura della piazza. Il “percorso pedonale” che è stato segnato serve a nulla nelle attuali condizioni. I vigili? Sono troppo pochi: appena quattro. E dividono il loro servizio su troppi Comuni (una ventina). E’ vero che una parte importante del loro tempo è riservata a Villafranca e Baldichieri. Tuttavia, quando si devono gestire tutti i complessi passaggi amministrativi legati alle sanzioni autovelox e si devono comunque programmare le presenze negli altri Comuni, credo facciano già molto. Non bisogna dar loro la colpa. Chi ha voluto tutto questo? Le amministrazioni comunali della ex Valtriversa, compresa Villafranca. La politica locale ha deciso. Le cose non succedono “per caso”. I vigili sono stati trattati in questi anni come un “costo” da ridurre il più possibile. Ovvio, che nei propositi di certi amministratori la priorità del loro lavoro sia stata vista nel fare multe. L’amministrazione di Villafranca sperava di portarsi a casa un risultato importante al riguardo? Credo proprio di si. Non mi stupirei se questo fosse stato uno dei veri motivi che hanno portato alla secessione della Valtriversa. Non dover dividere con gli altri Comuni. Non basta il meritevole lavoro dei nonni civici. Anche loro rischiano di rimanere soli. Noi crediamo che il lavoro della polizia municipale debba essere presenza sul territorio. Attenzione a quanto succede a 360 gradi.  Insegnamento e prevenzione, in coordinamento con le altre forze di polizia e con il volontariato. Bisogna fare delle scelte perché le poche risorse che ci sono vanno indirizzate verso obiettivi precisi. Riguardatevi cosa scrivevo a luglio 2016 su questo tema: quale sicurezza vogliamo per i nostri paesi?

E’ un po’ di tempo che sento diversi cittadini lamentarsi a vario titolo dei modi diciamo “non concilianti” di alcuni appartenenti al Comando di Polizia Locale della Valtriversa. Purtroppo tocca ora anche a me unirmi al coro di queste proteste. Ecco la mia spiacevole esperienza.

Ieri, 19 aprile, in Sala Virano alle 17, ero convocato come tanti altri genitori per il saggio musicale di fine anno dei nostri figli che frequentano le scuole elementari di Villafranca. Ero in ritardo e così alle 17,06 ho parcheggiato in Via Roma di fronte al civico 33, ovvero nello spazio delimitato dalle strisce gialle destinato al “carico e lo scarico delle cose” posto proprio di fronte all’edicola. Alle 17,17 (quindi dopo solo undici minuti) già veniva redatto un verbale di accertamento di violazione appunto per “sosta su area destinata al carico e scarico di cose”. Infine alle 17,35, mentre “caricavo” mia figlia di sette anni in macchina, mi accorgevo stupefatto del preavviso di accertamento infilato nel tergicristallo della mia auto, con l’ingiunzione di pagamento per € 28,70.

Ora, in punta di diritto, non si può disconoscere che l’infrazione c’è stata: io non dovevo caricare o scaricare merci, dovevo “ritirare” mia figlia. Ed è questa la ragione per cui non farò ricorso e pagherò la multa. Diverso è il discorso nei termini dell’opportunità di certi atteggiamenti che sono, a mio parere, al limite della vessazione e dell’abuso. Cerco di spiegarmi e nel mentre di fare alcune osservazioni più generali.

Premesso che l’auto era perfettamente parcheggiata all’interno delle strisce gialle, e dunque non recava alcun intralcio alla circolazione sia veicolare che pedonale (tanto è vero che non c’è alcuna contestazione al riguardo) e che in quel punto non vi è alcun riferimento per esempio al fatto che la sosta sia consentita solo ad automezzi commerciali o alla necessità di esporre un disco orario, mi chiedo dunque come abbia fatto il vigile che ha elevato la multa ad essere sicuro, in mia assenza, che tanto per dire io non fossi in quel momento intento a raccogliere giornali e libri in edicola da “caricare” poi in macchina. Aggiungo che la legge non stabilisce un tempo massimo di sosta per questo tipo di parcheggio e del resto stiamo parlando di undici minuti di sosta nel momento in cui è stato redatto il verbale (e comunque ventinove minuti di sosta in tutto). Insomma potrei capire la severità applicata se il vigile avesse avuto modo di osservare, magari a più riprese, che la sostava durava dalla mattina o comunque da più di un’ora. Mi sia permesso anche di constatare che si trattava di un’ora pomeridiana (dunque non di consegna da parte di corrieri) in Via Roma a Villafranca non a Torino, dove le esigenze di rotazione del parcheggio sono, credo, ben maggiori. In breve mi chiedo: il tutore della legge di una così piccola comunità come Villafranca che cosa esattamente intendeva reprimere nel momento in cui ha deciso di elevarmi la multa in questione? Infine mi auguro che siano escluse tutte le esigenze di “budget” delle casse comunali.

Più in generale mi chiedo: un paese come Villafranca, penalizzato per i parcheggi dalla sua stessa orografia, non dovrebbe forse meritarsi un’amministrazione comunale che sappia essere propositiva al riguardo e che non si limiti ad introdurre nuovi divieti, sottraendo nel contempo i già scarsi parcheggi per far posto a fontane di dubbio gusto? Un’amministrazione comunale che, ad esempio, si proponga l’obiettivo di risolvere il pericoloso caos connesso con l’entrata e l’uscita delle scuole? A proposito dove sono i vigili in quelle circostanze? A me sembra che se non fosse per qualche volenteroso pensionato saremmo esposti a veri e propri rischi per l’incolumità in particolare dei bambini. Peraltro non credo che alla lunga questa possa essere una soluzione accettabile.

Bene su questi temi, mi piacerebbe sollevare un pubblico dibattito. Si vedrà.

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un grazie a Monale per la manifestazione a ricordo del 25 aprile

2 maggio 2017 · Nessun commento

SERVONO MOMENTI PER CAPIRE

Pochi giorni fa, i Comuni della nostra zona hanno ricordato il 25 aprile con la consueta manifestazione congiunta che si è svolta a Monale. Il 25 aprile rappresenta la vittoria della Resistenza sulla dittatura fascista e nazista.  La sera prima, lunedì 24, il sindaco Sergio Magnetti ha voluto che venisse riproposto il documentario “La guerra in Valtriversa”. Gli anni dopo l’8 settembre ’43 nei nostri luoghi. Vicende tragiche rivissute  dalla viva voce dei testimoni. Persone normali che hanno conosciuto la violenza nella loro vita di tutti i giorni. Il documentario è un lavoro di undici anni fa, nato da una collaborazione tra Mario Benotto, appassionato di ricerca storica locale e bravo a raccontare attraverso le immagini, e il sottoscritto. Lavoro costruito con la partecipazione di un bel gruppo di amici. La serata di Monale, nel salone nei pressi del municipio, ha richiamato più di settanta persone. Diverse erano giovani. Ci sono state domande e la richiesta, accolta da Magnetti, di organizzare una visita guidata che ritorni nei luoghi raccontati nel film. La dimostrazione che fatti di oltre 70 anni fa possono risultate interessanti anche alle generazioni di oggi. Nel suo intervento durante la manifestazione ufficiale, Magnetti ha ricordato che i valori della Resistenza sono ancora più che mai attuali. La libertà conquistata a prezzo di tante vite non è scontata. Smettendo di difenderla, potremmo anche perderla. Ma non ci sono state solo le parole del sindaco. Anche il parroco, durante la messa, ha esposto la sua preoccupazione per la volontà del governo di aumentare le spese militari. Quante cose si potrebbero fare per chi ha bisogno con quei soldi. Renzo Arato ha letto alcune toccanti lettere tratte da “Fiori rossi al Martinetto”, la cronaca del processo farsa con il quale la repressione fascista condannò a morte una parte del comitato militare piemontese, nell’aprile 1944. Perché ho fatto questo breve accenno alla manifestazione di Monale? Perché il sindaco Magnetti e il suo paese meritano un apprezzamento per aver dato contenuti alla celebrazione di una ricorrenza importante. Senza discorsi pieni di retorica o, peggio, di inutili banalità. Nella semplicità del programma, hanno saputo mettere quel coraggio che lascia il segno. Spero che il positivo esempio di Monale abbia un seguito tra i Comuni della “Valtriversa” e della “Colli del Monferrato”. Perdere la memoria collettiva, anche quella più recente, è il primo modo per ripetere errori e tragedie. E perderla è assai facile. La cultura politica è stata relegata in un angolo. Ormai, conta l’immagine del politico, non le idee e la capacità di capire dall’esperienza. Le istituzioni, comprese quelle locali, spesso non sanno dare l’esempio perché chi le governa sovente non sa nulla della storia. I lavori di ricerca e analisi sono frutto dell’iniziativa privata. Non sono sostenuti dai Comuni. I giornali locali non fanno ricerca sui problemi. Si fermano alla superficie, come se tutto capitasse per caso e non avesse legami con le scelte del passato. Il ricordo è limitato a svogliati rituali che servono a poco. Servono momenti per capire. Perché non valorizzare il lavoro di ricerca dell’Istituto storico per la Resistenza di Asti? Ente di cui diversi Comuni sono membri. Vi ricordate quando, pochi anni fa, Villafranca voleva andarsene? Perché non raccontare ai giovani i principi della Costituzione nata dalla guerra partigiana? Forse, qualche amministratore li considera “propaganda politica”? Perché non dare un segnale visibile restaurando le lapidi e le croci che ricordano i caduti dei nostri paesi? Quanti si sono fermati a leggere una volta la targa posta sul luogo dove venne impiccato Luigi Capriolo, alla stazione di Villafranca? Credo pochi. Come potrebbe essere diverso? E’ una lapide che quasi non si vede, posta su un edificio in abbandono.

Ieri era il primo maggio. E riflettere su cosa fare, anche a livello locale, per quel lavoro che non c’è?

Nel video, potete rivedere l’intervento di Renzo Arato.

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bocciata la nostra proposta per risparmiare sulla bolletta dell’energia elettrica

11 aprile 2017 · Nessun commento

105 MILA EURO

Da anni, “Villafranca Domani”, il nostro gruppo, chiede che si facciano scelte per risparmiare sui costi della pubblica illuminazione. Nei conti del 2017 questa voce pesa per 105.000 euro. Troppi per un bilancio con pochi margini di manovra come quello villafranchese. Proviamo a progettare e sperimentare soluzioni alternative? Anche quest’anno, nel consiglio comunale del 30 marzo, lo abbiamo chiesto. Già nel 2014  ci avevano risposto che sarebbe stato uno spreco. Voler risparmiare per lor signori significava sprecare. Ci avevano assicurato che stavano valutando affidamenti in gestione a privati di tutta la pubblica illuminazione. Soluzione che in apparenza potrebbe sembrare semplice ma molto vincolante e dagli esiti tutti da dimostrare. Risultato? Avevano tanta voglia di valutare che la possibilità è caduta nel vuoto senza che siano mai state fornite spiegazioni complete al riguardo. Come spiegato da Giovanni Damasio, noi abbiamo proposto di destinare 10 mila euro per modificare a led un gruppo omogeneo di lampioni. Questo sarebbe servito a quantificare il possibile concreto risparmio ed a pianificare un possibile futuro ampliamento della rete a led. Intervento semplice da realizzare. Utile per capire e sperimentare. Tutto gestibile dal Comune senza intermediari in conflitto di interessi. Proposta ancora bocciata. Perché? Un po’ di tutto. Dell’affermazione che i led non facevano risparmiare. Chissà, forse i tanti Comuni che hanno fatto questa scelta sono improvvisamente diventati tutti spreconi. Alla classica obiezione che non ci sarebbero soldi. Che ci siano pochi soldi è vero. Ma cosa succede in una famiglia ben amministrata quando i desideri superano i soldi nel portafoglio? Si fanno delle scelte e magari si rinuncia a qualcosa. Sindaco e giunta costano 40 mila euro all’anno. Se avessero rinunciato allo stipendio dal 2014 , visto che in buona parte sono pensionati e professionisti con ufficio a pochi passi dal municipio, avremmo avuto i soldi per cambiare tutta l’illuminazione e ne avremmo anche avanzati per fare altro. Risultato? Nessuna rinuncia. Hanno solo accettato di impegnarsi a valutare se, secondo loro, ci sarà la possibilità di togliere qualche soldo da qualche altra voce per destinarli a provare i led. Quando e come? Nessuno lo sa. Con comodo.

Per noi, consumare meno energia elettrica è una priorità. Si risparmiarebbero soldi che potrebbero essere destinate ad altre esigenze del paese. E si farebbe del bene all’ambiente.

RISPARMIO ENERGETICO ALLE SCUOLE

Qualcuno dirà che dovrebbe partire una ristrutturazione delle scuole nella quale è previsto il “cappotto” dell’edificio. Tutto vero e ben venga. È anche un po’ merito nostro. Si tratta di una scelta che anche noi abbiamo sostenuto, accettando che l’approvazione del bilancio preventivo 2015 venisse fatta in tempi strettissimi. Inserire l’opera nel bilancio era un requisito essenziale per avere un maggiore punteggio nella classifica che ha portato all’aggiudicazione del contributo per finanziare la spesa. Se avessimo richiesto il rispetto dei tempi, il Comune avrebbe rischiato di non prendere il contributo. L’investimento prospettato andava nella direzione del risparmio energetico e noi abbiamo fatto la nostra parte. Se un provvedimento è coerente con il nostro programma, noi ci siamo. Ora, bisogna solo aspettare che lo Stato dia i soldi alla Regione. E speriamo che non succedano altri problemi. Quella vicenda conferma quanto noi abbiamo sempre sostenuto: bisogna avere progetti pronti per partecipare ai bandi per i contributi. Occasioni che hanno, ormai, tempi molto stretti. Una famiglia cosa fa? Progetta il proprio futuro e pianifica i propri obiettivi. Sa che ci vorranno tempo e sacrifici per realizzarli ma sceglie la strada da percorrere. Non vive alla giornata.

 

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Forno nuovo presidente dell’Unione “Colli del Monferrato”

4 aprile 2017 · Nessun commento

COME SEMPRE IN RITARDO

Gianluca Forno, sindaco di Baldichieri, saprà far “decollare” l’Unione “Colli del Monferrato”? Lui si è impegnato. Noi ce lo auguriamo, visto che dopo oltre due anni da quando è ufficialmente nata, dopo lo strappo con la Valtriversa, non è ancora diventata operativa. Il 30 marzo 2017, Forno è stato eletto nuovo presidente dal consiglio all’unanimità, al posto di Guido Cavalla. Anche noi di “Villafranca Domani” lo abbiamo votato. Se Villafranca vuole diventare un’entità unita con Baldichieri, è giusto il principio dell’alternanza. Abbiamo anche votato la proposta di bilancio preventivo che contiene solo una voce importante: lo stanziamento per le attrezzature informatiche. L’ennesimo atto di fiducia che abbiamo voluto fare nei confronti dell’Unione.

Bilancio di previsione 2017 dell’Unione “Colli del Monferrato”

QUANDO L’UNIONE SARA’ OPERATIVA?

La risposta all’interrogazione che avevamo fatto lo scorso 2 gennaio per conoscere la situazione della “Colli del Monferrato” non ci aveva soddisfatto. Come nello stile tipico del sindaco Cavalla, era molto generica. Abbiamo replicato, chiedendo precisazioni. Questa volta la risposta è arrivata proprio da Forno il successivo 23 febbraio. Qualcosa in più ci ha detto ma non più di tanto. L’organizzazione dell’Unione doveva essere resa ufficiale a marzo. Come? Non veniva detto. Poi, nulla è accaduto. Le nostre perplessità rimangono e sono molte. Considerate le critiche che diversi dipendenti fanno all’idea dell’Unione, verso la quale non si sentono coinvolti dalle due amministrazioni comunali, credo siamo ancora lontani da un risultato finale adeguato. Divisione delle competenze? Accordi con i sindacati? Eravamo nel vago a gennaio. Nulla si sa oggi. Il 30 marzo, in consiglio, ci hanno detto di aver fatto il regolamento degli uffici e dei servizi ma non ci sono atti ufficiali e nulla è stato condiviso con il Consiglio. Almeno non con il nostro gruppo. Quando la politica è in ritardo di troppi anni perché non ha mai avuto voglia di fare le scelte, il vuoto da riempire non poteva che essere enorme. Viene ammesso che servono gli incontri formativi per gli amministratori, in modo da metterli in grado di conoscere la situazione di entrambi i municipi. Era una nostra proposta del 2015. In consiglio, ci è stato risposto non vengono fatti perché i responsabili comunali dei servizi sarebbero impegnati nell’organizzare la nuova struttura. Bene ma nessun impegno preciso viene preso. Come sempre. Noi abbiamo chiesto che vengano al più presto messe al lavoro le commissioni per fare le proposte utili alle scelte future dell’Unione. Commissioni che non si sono mai riunite.

la richiesta di ulteriori chiarimenti

la replica di Forno

DI CHI E’ LA COLPA? DELLE ANTENNE

In consiglio, la colpa del ritardo che ha impedito la partenza dell’Unione è stata data alle difficoltà di far funzionare i nuovi programmi per la contabilità e ai problemi nati nell’individuare un posto dove mettere l’antenna a Baldichieri per ricevere il segnale wireless a banda larga che consentirà di collegare i due Comuni. E pensarci prima? Ribadendo che appare evidente come il problema fondamentale sia che le due amministrazioni non credono nell’Unione, da quanto abbiamo capito, il collegamento sarebbe stato affidato ad una ditta privata che vende connessione a internet attraverso gli “antennini”. Ditta che si sarebbe fatta avanti per estendere il proprio servizio a Villafranca e Baldichieri. Considerato che la prima proposta sarebbe di un anno fa, ci chiediamo con quali criteri sia stato scelto l’operatore a cui affidarsi. E’ stata fatta una ricerca di mercato attenta? I Comuni hanno utilizzato una adeguata consulenza tecnica a loro supporto che li aiutasse ad individuare i bisogni ed a scegliere gli strumenti adatti? Comunicazioni e informatica sono settori dove contano moltissimo competenze e esperienza. Servivano le competenze di qualcuno che conoscesse come si lavora nei Comuni. O si sono semplicemente fidati di chi voleva guadagnare vendendo a terzi il servizio? Un privato che voglia guadagnare dalla sua attività è un fatto normale e, nei limiti giusti, legittimo. Ma i Comuni che consentono l’installazione delle antenne che servono al privato per vendere il suo servizio cosa ci guadagnano? Solo un abbonamento che sul mercato si compra con poche centinaia di euro all’anno? In definitiva, nemmeno quello perché l’Unione si è già impegnata a dare al privato 3 mila euro per tre anni di “contratto”, più altri costi per generici interventi di manutenzione definiti “ultra rapidi”. Sorgono ancora dubbi quando lo stesso Forno ha parlato dell’eventualità che l’Unione possa mettere altri soldi per dare alla ditta che dovrebbe realizzare la connessione la possibilità di installarsi su un ripetitore di una grande azienda già esistente. I nostri interrogativi sono aumentati quando abbiamo sentito accennare, sempre in consiglio, al fatto che si sarebbe scelto quell’operatore privato perché ditte concorrenti avrebbero fatto richieste di “20 – 30 mila euro”. Immaginiamo volessero posare fibra ottica.  In sintesi, è stata presa una decisione dopo aver preparato un progetto di collegamento pensato sulle reali necessità dell’Unione? Con scelte precise? Oppure si è andati sullo stile partiamo e poi vediamo cosa capita?

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investire nei servizi alla persona: il possibile ruolo della Casa di riposo Santanera

28 febbraio 2017 · Nessun commento

IL CORAGGIO DELL’INTRAPRENDENZA

Nel mio ultimo articolo, ho auspicato la nascita di un’economia locale legata ai servizi alla persona. Se la Casa di riposo Santanera attivasse servizi domiciliari lavorerebbe proprio in quella direzione. Sarebbero un’evoluzione importante del modello tradizionale di casa di riposo. Non solo ospitalità in struttura ma dare agli anziani la possibilità di avere assistenza rimanendo a casa loro. Vorrebbe dire diversificare e arricchire l’offerta di servizi, a vantaggio degli anziani e di una maggiore tranquillità economica per l’ente. Offrire una scelta a chi è ancora in grado di rimanere a casa propria e magari non se la sente di spendere o non può spendere una cifra importante per la retta completa. Qualcosa viene già fatto con la preparazione di pasti per gli assistiti dal Cogesa. Ma si potrebbe fare molto di più. Gestione di terapie. Servizi infermieristici. Prelievi. Pulizie. Lavanderia. Aiuto per pratiche amministrative, anche verso i Comuni, magari in collaborazione con i patronati sindacali. Accompagnamenti a visite. Fisioterapia. Consegna di medicinali. Questi sono solo esempi dell’attività che potrebbe essere svolta. Servizi a domicilio che ognuno potrebbe utilizzare in base alle proprie esigenze, in modo flessibile. Con il vantaggio di avere a disposizione personale qualificato. Non il grigio mondo delle badanti, dove si trovano improvvisazione, scarsa professionalità e nessuna tutela contro i comportamenti sbagliati. C on i conseguenti rischi per gli anziani e le loro famiglie. L’anno scorso il Santanera aveva aderito al progetto “case di riposo aperte” voluto dalla Regione. Lo scopo del progetto era offrire servizi domiciliari ad anziani che dovevano rimanere a casa loro ma sarebbero stati ammessi a beneficiare della convenzione regionale, con la tariffa pagata in parte proprio dalla Regione. In pratica, invece di pagare metà della retta all’anziano riconosciuto non autosufficiente e meritevole di sostegno, la Regione punterebbe ad assistere più persone a casa, grazie ai costi inferiori dei servizi a domicilio. Per quanto ci risulta, il progetto regionale sarebbe ancora fermo sulla carta. Come spesso accade in Italia, a tutti i livelli di governo. Si fanno le cose in “teoria”. Per la pratica, ripassare. Quando? Non si sa. Tuttavia, il Santanera potrebbe attuare i servizi a domicilio di sua iniziativa, facendo esperienza con la necessaria sperimentazione. Ovviamente, servirebbe un’adeguata promozione, magari aiutata da una collaborazione dei Comuni, del volontariato, dell’Asl e del Cogesa, che di fatto potrebbero lavorare insieme in rete. Un’altra potenziale collaborazione sarebbe possibile con professionisti privati, medici specialisti ma non solo, che potrebbero aprire lo studio nei locali comunali di via Luotto. Ammesso che quegli spazi vengano recuperati in tal senso. Non sarebbe sufficiente dare servizi domiciliari solo a Villafranca. Bisognerebbe offrirli almeno a tutti i paesi della Valtriversa geografica e del villanovese. Potrebbero nascere posti di lavoro. I Comuni ne ricaverebbero dati sui bisogni della popolazione anziana, in particolare su quella parte che vive sola. Dati importanti per indirizzare le scelte. Avrebbero anche uno strumento per fare prevenzione a favore di un migliore stile di vita dell’anziano e di una riduzione dei rischi connessi. Ad esempio, i possibili incidenti domestici. Il Santanera avrà il coraggio di essere intraprendente e lavorare con questi obiettivi? Per farlo, dovrà rimanere a guida pubblica. Meglio sarebbe se avesse tutto il personale in gestione diretta per una più efficace organizzazione dello stesso. I Comuni, e le Unioni, sapranno sostenerlo?

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come riutilizzare i locali comunali di via Luotto?

25 febbraio 2017 · Nessun commento

UN “POLO” DI SERVIZI

Con il trasferimento delle attività Asl nella “casa della salute”, i locali comunali di via Luotto sono rimasti vuoti. Non è una novità. Si sapeva. Pur con tutte le difficoltà dovute alla lunghissima storia della “casa della salute”, un po’ di sana programmazione da parte del Comune avrebbe richiesto di lavorare per tempo a possibili utilizzi diversi dell’ex distretto sanitario. Non è stato fatto. Perché? Probabilmente, nell’amministrazione comunale c’è chi pensa da anni di vendere. Nel “piano delle opere pubbliche”, l’atto formale il Comune deve adottare per fare la previsione dei futuri interventi, la vendita è già prevista. Da parte nostra, “Villafranca Domani” ritiene che quei locali abbiano le caratteristiche giuste per diventare un “polo” di servizi nel centro del paese. Proprio quello di cui c’è bisogno per ridare a via Roma una nuova possibilità di vita. I locali si prestano per ospitare ambulatori medici, uffici, studi professionali, riunioni e corsi. Un uso multiplo che potrebbe accontentare più necessità, richiamando un flusso stabile di pubblico. E questo solo per fare qualche esempio. Ci fa piacere aver constatato che, nell’amministrazione comunale, almeno il sindaco Cavalla dichiari di  muoversi con questo scopo. Cosa servirebbe per una possibile buona riuscita dell’idea? Il Comune dovrebbe farsi carico del progetto di riutilizzo dei locali. Organizzare i necessari lavori di sistemazione. Aiutare gli operatori interessati a superare eventuali difficoltà tecniche o burocratiche. Mirare ad una ragionevole sintesi tra tutte le diverse esigenze per cogliere una buona occasione di rilancio anche economico, con vantaggi per negozi e bar della zona. Se Villafranca e tutti i Comuni della Valtriversa geografica non vogliono rassegnarsi ad essere paesi dormitorio, devono ricostruire una propria economia territoriale. Investire per la nascita di attività di qualità. Secondo noi, un’opportunità sarebbero proprio i servizi alla persona, pubblici e privati, inseriti in un ambiente curato a misura d’uomo.

E IL MUTUO?

Se il progetto andasse in porto, Il Comune potrebbe avere il vantaggio di recuperare almeno una parte dei 28 mila euro che spende ogni anno per il mutuo stipulato nel 1997 per l’acquisto dei locali. Spesa prima coperta dall’affitto pagato dall’Asl e dalla Croce Rossa. Mutuo che scadrà solo nel 2031. Voi vi chiederete: perché il mutuo è ancora così lungo? Nei 2003, il Comune lo ha rinegoziato, allungandolo.

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“Villafranca Domani” presenta un’interrogazione sull’incontro tra i Comuni della zona e il Cogesa

19 febbraio 2017 · Nessun commento

OCCASIONE PERSA

Dal sito AtNews, abbiamo saputo che, martedì 14 febbraio, ci sarebbe stato un incontro tra i Comuni della nostra zona con i vertici del Cogesa, il Consorzio per i servizi socio assistenziali. Queste riunioni territoriali avvengono tutti gli anni ed hanno lo scopo di preparare i contenuti del bilancio di previsione dell’ente. Già in passato, avevamo chiesto che tali incontri fossero aperti a tutti i consiglieri comunali. Meglio ancora se allargati anche al volontariato e agli enti chi si occupano di sociale. “Villafranca Domani”, che rappresenta l’opposizione in consiglio comunale, non è stato invitato negli anni scorsi e non è stato invitato nemmeno quest’anno. Perché? Perché non si vuole “correre il rischio” di discutere con le opposizioni? O perché, nell’idea che la politica come discussione e confronto sia solo una perdita di tempo, i semplici consiglieri non vengono considerati? O perché il Cogesa, come altri enti che dovrebbero riunire le scelte dei Comuni, non ha perso il vizio antico di essere governato  di fatto dai dirigenti e non dalla politica locale?  Perché non coinvolgere in attività concordate casa di riposo, asilo, scuole, volontariato? Non sarebbe un vantaggio per tutti che pubblico e volontariato sociale lavorassero insieme? Servirebbe un po’ di coraggio da parte dei Comuni per indirizzare in tal senso le scelte del Cogesa. Di cosa si è discusso nella riunione? A quali conclusioni si è giunti? Quanto costerà il Cogesa al nostro Comune nel 2017? Nel 2016, in bilancio c’erano 62 mila euro. E visto che il prossimo 6 marzo dovrebbe aprire lo sportello Cogesa presso la “casa della salute”, scelta che noi avevamo chiesto, come verrà organizzato l’ufficio e di cosa si occuperà?

Abbiamo fatto queste domande al Comune di Villafranca con una interrogazione presentata ieri.

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dopo due anni, l’Unione “Colli del Monferrato” è ancora sulla carta

21 gennaio 2017 · Nessun commento

QUASI FERMI

Nel dicembre 2014 nasceva l’Unione dei Comuni “Colli del Monferrato”. Villafranca e Baldichieri, dopo aver abbandonato la Valtriversa, si mettevano insieme in questo nuovo ente che doveva integrare e fondere le attività e le politiche oggi gestite in modo separato dai due municipi. Qual’è il risultato di questi due anni? Di concreto, pochissimo. Nulla che possa rappresentare un vantaggio vero per la popolazione. Qualche acquisto e un po’ di buoni propositi rimasti sulla carta. Perché? In due anni, la nuova Unione non si è data nemmeno una struttura.  E’ passato tanto tempo prima di scegliere i programmi informatici. 36 mila euro dovrebbero arrivare dalla Regione a rimborso delle spese sostenute, in buona parte riferite proprio a computer e programmi. Non si capisce a che punto di realizzazione sia il previsto collegamento telematico tra i due Comuni. Sarà terminato veramente per metà febbraio 2017? Alla buon’ora! Se vuoi far funzionare un qualsiasi organismo, bisogna che si sappia cosa c’è da fare, chi lo fa e cosa ha a disposizione per farlo. I dipendenti comunali sono ancora in carico ai singoli Comuni e nessun ufficio associato è stato creato. Nessuno sembra ancora conoscere con certezze quali saranno i suoi compiti. Resistenze dei dipendenti? Visione “burocratica” dei problemi che non si preoccupa dei risultati concreti? Incapacità di comprendere i cambiamenti? Poca voglia delle amministrazioni? Per costruire la macchina sono stati scelti consulenti esterni. Decisione corretta, anche da noi sostenuta ancora per superare le difficoltà della Valtriversa. Scelta in linea di principio necessaria per aiutare amministrazioni e dirigenza. Ma quali obiettivi sono stati affidati ai consulenti esterni? A che punto è il loro lavoro? Diffidenze reciproche tra le due amministrazioni? Di sicuro, se le amministrazioni non mostrano di avere le idee chiare, non è pensabile che i dipendenti aderiscano ad un qualsiasi progetto. E si rischia che i consulenti esterni non facciano altro che portare proposte accomodanti, magari “copia incolla” e poco o nulla incisive, per non mettersi in contrasto con chi ha affidato loro l’incarico. Noi di “Villafranca Domani” siamo sempre stati favorevoli all’Unione. Volevamo la Valtriversa e continuiamo a pensare che quello fosse l’ambito giusto dove lavorare. Spaccarla è stato un grave errore di cui stiamo già pagando il prezzo. La storia è andata come sappiamo. La decisione di rompere la Valtriversa è stata presa dalle attuali amministrazioni. E’ stata voluta un’Unione più piccola? Speriamo che un giorno si possa cambiare questa scelta che non ci piace ma ora è così. Adesso si vada avanti per costruire un nuovo modello organizzativo, assumendosi le relative responsabilità. Altrimenti non ci saranno mai nuovi e indispensabili spazi di manovra per affrontare le tante difficoltà attuali. Pertanto, ci siamo detti disponibili a collaborare affinché la “Colli del Monferrato” dimostrasse di saper crescere in qualità e in capacità di risposta a favore dei cittadini. Abbiamo anche fatto nostre proposte. Alcune sulla carta sono state accolte. Ma fino ad ora sono state destinate a qualcosa che non c’è e il cui progetto ha solo dei vaghi contorni. Siamo sempre disponibili a fare la nostra parte ma, per adesso, ci sembra che le prime a non credere nell’Unione siano proprio le due amministrazioni comunali. Per fare un quadro di dettaglio della situazione attuale, il 2 gennaio scorso abbiamo presentato al Comune di Villafranca un’interrogazione con diversi quesiti. Guido Cavalla, sindaco e attuale presidente dell’Unione, ci ha risposto. Di seguito, troverete entrambi i documenti. Come potrete facilmente capire, la risposta di Cavalla è molto generica. Nessun impegno preciso e nessuna data certa di reale operatività.

l’interrogazione di “Villafranca Domani” sull’Unione “Colli del Monferrato”

risposta del sindaco e presidente Guido Cavalla

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